Dec 08, 2022 Last Updated 3:12 PM, Nov 24, 2022

La redenzione della carne In evidenza

Pubblicato in Cultura
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La frase più pudica che ho udito: "Nell'amore vero è l'anima che abbraccia il corpo".

(F. Nietzsche)

È in un corpo e con un corpo che ciascuno di noi nasce, vive, muore; è dentro e con un corpo che viviamo nel mondo e ci rapportiamo agli altri. I filosofi hanno meditato a lungo sull'anima, le sue passioni e sull'intelletto piuttosto che affrontare la realtà corporea e la finitezza della condizione umana: nessuna filosofia (o quasi) è mai riuscita ad esorcizzare la sua enigmatica presenza. Che cos'è dunque un corpo? Qual è il nostro rapporto con il corpo nostro e degli altri? Che cosa significa avere o essere un corpo?

 

Il termine, dal latino cŏrpus «corpo, complesso, organismo», indica ogni essere esteso nello spazio e percepibile attraverso i sensi. Se la storia della filosofia nella sua totalità si è occupata in particolare del rapporto tra anima e corpo, le caratteristiche biologiche e meccaniche di esso sono state oggetto del pensiero scientifico.

Inevitabilmente, oggi più che mai, filosofia e scienza, o antroposcienza, non possono più ragionare separatamente. È proprio nel concetto di corpo che episteme e “metafisica” si intersecano dando vita a teorie contemporanee molto interessanti.

Ma andiamo per gradi.

Il corpo umano è la struttura fisica dell'organismo umano, formata da circa 37,2 trilioni di cellule e organizzata in una testa, un collo, un tronco, due arti superiori e due arti inferiori; inoltre un corpo gestisce un cuore, due polmoni, e altri organi essenziali per la vita.

Esso è una porzione definita di materia, estesa nello spazio. Nel quotidiano il corpo per eccellenza resta quello umano, o animale, che è fra le prime porzioni di materia ad essere unitaria. Se nel pensiero greco il corpo è tendenzialmente una “prigione”, dell’anima immortale, per la Bibbia non c’è separazione tra spirito e corpo, né tra cuore e ragione. L’uomo è, nella sua essenza, un essere carnale; Dio stesso, nella dottrina cristiana, si è in-carnato e dunque il corpo è, in un certo senso, sacro. La resurrezione della carne, d’altra parte, è affermata anche in altri credi religiosi: nel Corano Dio promette di riplasmare ogni corpo fino alla «punta delle dita» (75, 3), fin nella nostra identità “più politica” (impronte digitali).

Il pensiero filosofico medievale eredita dalla classicità una divisione tra natura spirituale e materiale. L’uomo, riflettendo sulla propria natura, disorientato, riscontrava la capacità di conoscere il mondo attraverso “un’idea” e nel contempo si scopriva corpo tra corpi. Su questa duplice considerazione umana si inserisce la tradizione speculativa cristiana, che scorge la possibilità di giustificare razionalmente la verità di fede dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio, ma al tempo stesso mortale e peccatore.

Con Cartesio corpo e anima diventano due sostanze, res extensa e res cogitans,materia e pensiero. Da Cartesio in poi, ma soprattutto con Kant e Hegel, l’epoca della «soggettività» cerca di dare senso e ordine al mondo. Per Nietzsche è il corpo, e non la coscienza e il pensiero riflessivo, a essere il luogo primario e fondamentale della vita. Non soltanto la vita biologica, ma anche quella culturale, scientifica, morale è degna di considerazione. È il corpo che di volta in volta giudica e interpreta, valuta e sceglie. Il corpo per Nietzsche è un fenomeno intellettuale e morale, che inaugura prospettive e valori. La vita di ogni corpo non è mai un continuum, nel segno di una persistente identità, ma è sempre il comporsi, secondo il caso, di un nuovo assetto di (im)potenze. Non c’è permanenza nella vita del corpo, ma solo incontro e scontro, sempre nuovi. Figlio delle riflessioni nicciane è il concetto di corpo postmoderno nella cui figura si incarna l’opera di Michel Foucault, secondo cui il corpo ben si lega al concetto di «biopolitica». La bioopolitica, recita la definizione Treccani è “la considerazione delle condizioni di vita degli esseri umani (in termini di salute, alimentazione, variazioni demografiche, rischi ambientali, ecc.) come questione politica, intervenuta a trasformare l’esercizio del potere, secondo la classica teoria del filosofo francese Michel Foucault, nel corso del 18° secolo.” Si tratta, per così dire, di una presa di potere sull’uomo in quanto essere vivente, di una sorta di possibile statalizzazione del biologico.[1] Interessante da questo punto di vista è la riflessione in Dal cyborg al postumano. Biopolitica del corpo artificiale di Antonio Caronia per il quale il cyborg, l'uomo artificiale, abita i fantasmi della modernità dalla nascita della biopolitica, non appena la "natura" cessa di apparire una sostanza immodificabile per diventare terreno di sapere e di conflitto sociale attraverso le mutazioni del corpo e del linguaggio. Al di là dell’umano e della sua “caricatura transumanista”, nella dimensione postumana prevista da Antonin Artaud, ad esempio, si coglie l'esperimento dell'Homo sapiens sapiens come "animale del possibile".[2]

Ed è sulla scia dell’infinita possibilità in cui un corpo potrebbe tramutarsi che il dibattito di oggi si fa acceso.

Il superamento di una “corporeità carnale” oggettiva accomuna tra di loro, non senza ambiguità, il postumano e il transumano. Era il 1927 quando il biologo Julian Huxley pubblicava Religion without Revelation nel quale coniava il termine transhumanism. Il “Postumanesimo” è un neologismo che fa riferimento alla filosofia, all'informatica, alle biotecnologie le quali vengono concepite come in grado di trasformare fisicamente e mentalmente l’uomo in qualcosa di nuovo, un essere ibrido, umano e non umano. Mentre il transumanesimo incentra la propria riflessione sui grandi limiti umani confidando nell’onnipotenza della tecnologia, il postumano cerca antropologicamente e filosoficamente, di ridisegnare i paradigmi classici su uomo-corpo, natura e cultura, affondando le sue radici nel pensiero anti-umanista. Il postumano (uomo=materia) include comunque i discorsi sul ruolo della tecnologia nella ridefinizione di ciò che caratterizza l’umano e, dunque, sull’autopoiesi. Nel manifesto del postumano stilato da Robert Pepperell nel 1995 apprendiamo che «oggi gli uomini non sono più la cosa di maggior importanza nell’universo. I corpi umani non hanno confini»[3].

Il nostro corpo è oggi un corpo da potenziare, potenzialmente “Divino”: il mito del corpo performante, quindi il corpo dopato, il corpo di cui è possibile aumentare le prestazioni, tanto di tipo fisico quanto mentale-cognitivo. Interessante è notare come al contrario conosciamo, seppur celato e non degno di gloria, anche un corpo morto, sezionato, aggredito, violentato…Dunque il corpo è un corpo potente ma anche vulnerabile, luogo di contraddizioni, mutevole.; Il corpo è una superficie politica, dove non solo scrivo la mia identità (personale e privata) ma è anche luogo di trasformazione dell’idea del corpo stesso.

Ritornando all’emblematica seppur sottile distanza tra i due termini si può dire che il fulcro del transumanesimo è una sorta di “postumanesimo applicato”. Fondamentale alle ricerche transumane è la nanotecnologia: grazie all’inserimento di elettrodi o microchip nel cervello sarà possibile, secondo i transumanisti, potenziare le principali attività cerebrali, garantendo potenzialmente infinite. La ridefinizione corporea tra “carne” e “metallo” sarà il principio di una normale complementarietà tra naturale e artificiale, fino al punto da non distinguerli nella figura ambigua del cyborg. In realtà ciò che sembra fantascienza è già tra noi: il fyborg (functional cyborg) ad esempio comprende tutti noi in quanto fruitori di dispositivi artificiali come occhiali, protesi e strumenti tecnologici.

Per questo motivo postumano e transumano stanno tra loro in opposizione armonica non escludente: il transumanesimo rimanderebbe a un progetto scientifico, mentre il postumanesimo ne sarebbe la versione più filosofica e quindi multiprospettica. L’atteggiamento del trans/postumano è proiettato a superare l’homo faber trasformandolo in homo creator. E qui c’è da chiedersi: fin dove ci spingeremo? L’uomo da faber a creator si sostituirebbe in ultimo ad un “Dio”? l’uomo potrebbe fare a meno di un corpo fisico? quali sono i limiti dell’umano e in che modo si può cercare di rimanere “quanto più umani”?

Si intuisce che sotto l’ombrello del trans-/postumano si intravedono effettive conquiste benefiche, ma anche scenari dai profili fantascientifici che ereditano la celebre tradizione ebraica del Golem, col suo sogno di creare un homunculus simile all’homo sapiens, autonomo.

Riflettere sul postumano, sulla corporeità in altri termini, può costituire l’occasione per un’interrogazione sistematica intorno alla questione che da sempre attraversa la filosofia: quella intorno alla struttura identitaria dell’uomo. chi siamo davvero? È il corpo fatto di carne a renderci effettivamente e inesorabilmente umani?

Come sempre riflettiamoci insieme; di seguito alcune proposte per approfondire il discorso sul corpo da varie prospettive.

Concetta Vaglio

[1] M. Foucault, Bisogna difendere la società, Feltrinelli 2009, pp. 206-211.

[2] A. Caronia, Dal cyborg al postumano. Biopolitica del corpo artificiale, Maltemi editore.

[3] R. Pepperell, The Post-human condition, Intellect Book, Exeter 1995, p. 180. La traduzione del manifesto si può trovare in «Kainos. Rivista telematica di critica filosofica», 6, 2006.

 

Testi consigliati:

-Galimberti U., Il corpo, Feltrinelli

-Marzano M, La filosofia del corpo

-Rosi Braidotti, Il postumano. La vita oltre l’individuo, oltre la specie, oltre la morte (DeriveApprodi, 2014)

Film consigliato:

-Dov'è il mio corpo? (J'ai perdu mon corps), 2019

(film d'animazione del 2019 diretto da Jérémy Clapin, basato sul romanzo del 2006 di Guillaume Laurant Happy Hand.)

https://www.youtube.com/watch?v=1drAqSVrb5k

album consigliato

La rappresentante di lista, Gogo Diva: Il tema su cui si incentra il disco è il corpo. Questo corpo. Lo stesso titolo dell'album si ispira a Lady Godiva, definita dal gruppo musicale come una "Una femmina che desidera, che ingurgita, che ascolta, che vive e non è mai sazia". «un invito a perdersi, a battersi, a spogliarsi e a cantare con tutta la voce che si ha in corpo, nell'inferno dei desideri, nel buio della paura, nell'oscurità di questo tempo, noi ci sentiamo maledettamente vivi».

https://www.youtube.com/watch?v=Cwys8Ue_FYQ

Concetta Vaglio

"Dottore di Ricerca (in fieri) in Filosofia presso Unibas. 

Affascinata dalla bellezza del mondo, amo l’arte, la letteratura, il cinema, la musica.. contemplo ogni minuscolo angolo di mondo perché credo che la bellezza risieda negli occhi con i quali si guarda..

Amo viaggiare, scoprire “il nuovo” dentro e fuori..

Sposto continuamente in avanti il limite e ne analizzo la soglia! 

Penso ed esisto, provo a giudicare il giusto e cerco emozioni in ogni momento  della mia vita! 

Il filosofo d’altronde è colui che “costantemente vive, vede, sente, intuisce, spera e sogna cose straordinarie.”

Nietzsche

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