Dec 08, 2022 Last Updated 3:12 PM, Nov 24, 2022

Vademecum di fioritura personale In evidenza

Pubblicato in Cultura
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“Non importa quanto freddo sia l'inverno, dopo c'è sempre la primavera.”

Eddie Vedder

È ancora una volta la filosofia a scaldare il gelo interiore.

La Primavera è la stagione del risveglio del Cosmo. L’etimologia ci racconta che potrebbe derivare dalla radice sanscrita –Vas e significa “ardere”, “splendere”; allo stesso modo nel latino, ritroviamo il termine “vesta”, dea del focolare domestico, fuoco sempre acceso e tenuto vivo. La primavera è splendore naturale e umano, freschezza e giovinezza. Ma se spesso è associato al periodo giovanile si può far esperienza di novità a qualsiasi età ritrovando entusiasmo in sé stessi. La parola primavera, secondo questa etimologia, si riferisce ad un inizio pieno di ardore. È fioritura!

 

Fioritura è un termine meraviglioso che porta con sé catarsi ed equilibrio, nascita e morte, inizio e compimento. L’attenzione per ciò che accade dentro e fuori di noi, per il dettaglio, per le piccole cose, l’attenzione a ciò che scuote l’animo è per i greci l’Epimeleia heautou. La cura è uno sguardo sul mondo, sulle cose, sulle azioni che si compiono, è una pratica dell'agire con attenzione, esercitando in ogni momento la scelta. La formazione alla cura è, in questo senso, innanzitutto ascolto di ciò che fa rumore dentro di noi.

Il viaggio nel mondo della cura comincia dal mito di Crono, il Dio greco che si occupa “teneramente” degli umani. Quando però terminato il suo lavoro Crono si ritira, gli umani si ritrovano abbandonati alla cura di sé stessi. Fin da quando veniamo al mondo dobbiamo prenderci carico del compito dell’esistenza ossia della cura, di noi e degli altri. I greci utilizzavano tre parole diverse per descrivere “cura”: merimna, cura come preoccupazione di conservare la vita; therapeia, cura delle ferite, sia nel corpo che nell’anima; epimeleia, per indicare la cura che si prende la responsabilità dell’esistenza per farla fiorire.

La fioritura, quella personale, è la primavera dell’umano.

Quante primavere proviamo in noi? La fioritura è un crescendo, un percorso, un cammino che porta a maturazione. Nel discorso filosofico, l’idea di fioritura personale è stato lasciato negli ultimi tempi ai margini della riflessione almeno da quando abbiamo ritenuto che il pensiero greco non potesse esserci più d’aiuto. Nel momento in cui la filosofia ha tralasciato le domande di senso sullo stare al mondo, sull’abitare in quanto individui, l’uomo si è trovato da solo di fronte al tutto (fuori e in sé stesso) come all’origine del mondo.

Maura Gancitano e Andrea Colamedici, filosofi e scrittori ideatori del progetto Tlon, dopo due anni dall’uscita di Liberati della brava bambina, manifesto di genere, tornano a pubblicare per HarperCollins un manuale meraviglioso di fioritura personale, e la Prendono con Filosofia (ovviamente!).

Nelle varie presentazioni che dal momento della pubblicazione ad oggi si sono tenute in streaming, Andrea e Maura hanno sempre sottolineato la differenza tra fioritura personale e crescita personale. Ma qual è la differenza? quando si parla di crescita personale si ha a che fare con l’idea tutta moderna della produzione: le nostre vite si riempiono di senso quando appunto sono “piene”; vite frenetiche, sfiancanti che corrono e occludono, disarmano e soffocano. La fioritura personale al contrario ha a che fare con una visione della vita che è prettamente greca e alla quale mi riferivo in apertura con l’Epimeleia heautou. Questo “manuale”, che dopo settimane rimane uno dei libri più venduti, «è un metodo ma anche un gioco; un saggio divulgativo ma anche un prontuario di divinazione… è una mappa incompleta per inoltrarti nel labirinto del mondo». La filosofia in questo libro non è «trastullo intellettuale» ma azione su sé stessi e sul mondo, scriverebbe Hannah Arendt. La filosofia è quel ponte da attraversare “e non da abitare, come arte di vivere armoniosamente, educazione e addestramento di sé stessi a sbocciare nel nostro io”. Simon Weil ha scritto «i ponti dei Greci. Li abbiamo ereditati. Ma non ne conosciamo l’uso. Abbiamo creduto che fossero fatti per costruirci case. Vi abbiamo elevato grattacieli ai quali aggiungiamo continuamente piani. Non sappiamo che sono ponti, cose fatte per passarci, e che per essi si va a Dio.»

La vera sfida del nostro tempo è saper attraversare, togliere più che aggiungere smaniosamente, dare voce all’”erotica Complessità”. Attraversare è fiorire!

La filosofia del Novecento, in particolare Foucault e Hadot, ha iniziato a parlare di tecnologie del sé e di esercizi spirituali riportando in auge il processo di fioritura personale.

Ma Come si fa a fiorire?

Non c’è un vero e proprio manuale statico da memorizzare e eseguire. E in questo la riflessione di Maura e Andrea è illuminante perché lascia il lettore di fronte alle “infinite” possibilità di scelta. È un libro game che consente ad ognuno di scegliere la propria strada. Ed è soprattutto in questa affermazione che si innesta il concetto di fioritura, e non di crescita, personale. Accettare prima di tutto i propri tempi è trampolino di lancio per una vita serena. «L’idea di raggiungere gli obiettivi è un’illusione tutta moderna che ci fa vivere la vita in superficie, con la paura che se ci fermiamo affogheremo, mentre se continuiamo a correre sul pelo d’acqua rimarremo a galla. Il problema è che così facendo non andiamo mai in profondità». (p. 45)

La fioritura non è una corsa a traguardi, non si taglia lo stesso nastro né si gareggia la stessa gara. La fioritura è tanto intimistica da lasciare spazio agli altri. Essa è una pratica che è utile per affrontare la complessità dei nostri giorni poiché sarebbe impossibile seguire dei dettami rigidi.

In questa società della performance non c’è spazio per l’errore, per il dubbio, per l’incertezza. «lo spirito del nostro tempo ci porta ad avere difficoltà ad attendere, a prenderselo il tempo: ci spinge a voler persone performative, risolte, perfette, che hanno tutto sotto controllo.»

La fioritura è l’accettazione della fluidità baumaniana dei tempi contemporanei. Non c’è nessun architetto che disegna la nostra strada impervia ma siamo noi a costruire il nostro labirinto vitale. Il conosci te stesso socratico è qui fondamentale: conoscersi come unici e frammentati, non unitari, sempre divenienti aiuta ad essere meno duri con sé stessi e ad accettare le conseguenze delle azioni con responsabilità e non senso di colpa! «Prenderci cura di noi stessi significa far attenzione e dare spazio a emozioni, desideri, talenti, progetti, eppure non si tratta di una cura dettata dalla vanità e dalla paura del giudizio ma dal desiderio di agire bene. Per questa ragione, prendersi cura di me significa prendermi cura di una parte del mondo, e così facendo prendermi cura anche degli altri, di ciò che metto in circolo

Per questo e per almeno un milione di altri motivi vi invito a leggere questo testo per imparare l’arte di vivere. Sono curiosa di conoscere quale cammino intraprenderete… ma non aggiungo altro, spero vivamente che impariate “a morire ogni giorno”, per rinascere e fiorire.

Buona primavera!

Concetta Vaglio

Musica consigliata: Totale, Colapesce (https://www.youtube.com/watch?v=IGAyzdNiI5U)

Libri consigliati: Andrea Colamedici, Maura Gancitano, Prendila con filosofia. Manuale di fioritura personale, HarpeCollins, 2021.

Vincenzo Pernetti

Informatico prestato alla cultura

Ho tanta voglia di cimentarmi in nuove avventure come il progetto Gocce d'Autore

Pur non essendo un grande appassionato di libri e di arte adoro seguire iniziative di tipo culturale al fine di aprire i miei orizzonti

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