Feb 24, 2024 Last Updated 9:23 AM, Dec 12, 2023
Grazia Napoli

Grazia Napoli

GIORNALISTA

Anche se lavoro da sempre in Tv mi piace plasmare le parole sulla carta. Raccontare è il mio mestiere, ma anche la mia passione.

I libri. Ne ho tanti. Anche doppioni. Non li presto. Sono pezzi di vita. Il mio preferito, “Gita al Faro”. Virginia Woolf la “mia” scrittrice. Nasco anglista.  Finisco giornalista. Dal 2008, affastello pensieri, riflessioni, recensioni e ricordi sul mio sito.  Prende il nome da un mio saggio, ma - col tempo - è diventato molto altro.

Tra cronaca e poesia, trionfa il Teatro. Tutto. Indistintamente.

La musica…beh. Amo Claudio Baglioni! E qui so che il maestro De Giorgi riderà!

Nelle pause: viaggio! Vado alla scoperta del mondo. Ma soprattutto di me stessa!

Parlare ad una platea di bambini partecipi, interessati, entusiasti. Raccontare loro la vita, anche quando è tragica, attraverso la favola, la poesia, la fantasia.

Comunicare per farsi capire al di là delle crude parole della cronaca; comunicare nel modo giusto per arrivare al cuore e alla mente di chi – a 6-7 anni - conosce solo il linguaggio dell'immaginazione, della bellezza, della fiaba.

Raccontare per creare connessioni, empatia, consenso anche su grandi fatti, su temi difficili come l’emigrazione, il soccorso, l’accoglienza, la solidarietà, l’amicizia, l’integrazione.

L’ho visto fare con stupore, compiacimento ed emozione a Gianluca Caporaso.

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Dialogo immaginario e immaginato con Virginia Woolf

Il Faro di St Ives

Una luce intermittente, due raggi e poi uno lungo e fisso, che si fermava un attimo, indugiando in direzione e fin dentro la casa, illuminandola. Era il raggio preferito da Mrs Ramsey, la protagonista di “Gita al Faro”, il romanzo della maturità di Virginia Woolf, scritto ne 1927.

G. A chi è ispirato il personaggio di Mrs Ramsey?

V: A mia madre, Julia Jackson, bella e colta sposa in seconde nozze di Leslie Stephen, intellettuale e uomo di cultura dell’era vittoriana, mio padre.

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Ritrovarsi, sempre e comunque. Essere non un tutt’uno, ma un tutto armonico, che si completa. Come le membra di un corpo, capaci di muoversi e crescere insieme, pur assolvendo ciascuna ad un compito.

È l’immagine che mi evoca l’armonia dell’amicizia, quella che resiste al tempo e che fa rimanere sempre un po’ bambini, di cui parla Giuseppe Lupo in “Tabacco Clan”, il suo ultimo libro, edito per Marsilio.

Il “Clan” è il risultato del sodalizio di sedici amici, con ruoli definiti e soprannomi evocativi, nato in un pensionato universitario, negli anni ’80 del ‘900. Ne fanno parte studenti fuori sede, arrivati a Milano da diverse zone dello Stivale, e anche dall’estero, per studiare e per iniziarsi alla scoperta del mondo e di sé stessi in una città simbolo – in quegli anni – di affermazione, possibilità di lavoro e realizzazione, apertura all’Europa e al futuro.

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In cammino tra ruderi e note

Resistere al tempo. Camminare verso il futuro. Tutto in un luogo. Con l’eco della Storia e le parole o le note più moderne.

Succede quando menti illuminate, che sanno valorizzare il nostro immenso patrimonio monumentale, ammettono in questi luoghi le perfomances di artisti in grado di mobilitare migliaia di persone, in un’operazione culturale, turistica, di marketing, veicolata dall’emozione, dal coinvolgimento, dall’amore per la musica e il teatro.

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I fiori di Clarissa

Può un romanzo iconico di inizio ‘900 avere una prosecuzione ideale in uno scritto di fine Secolo? Si può pensare che l’uno sia l’evoluzione dell’altro, ma non la copia? Ci può essere un esito artistico, che parte da una storia umana, di caratteri, psicologica e storica, per arrivare a tracciare la realizzazione di vite e sogni, in altri luoghi e in altri tempi, ma mantenendo concetti e spirito iniziali e rompendo, ancora una volta e ulteriormente, i canoni della scrittura tradizionale?

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