Feb 24, 2024 Last Updated 9:23 AM, Dec 12, 2023

Libri che parlano di libri.

Pubblicato in Leggere
Letto 581 volte

Andandosene, la zia Chiara disponeva che io potessi attingere liberamente alla sua considerevole biblioteca. Mi rivedo ancora lì, immerso in un silenziosissimo pomeriggio, in uno studio dove per tutto il perimetro le scaffalature ricolme correvano dal pavimento al soffitto. Giovane e idealista, non tenni per me che pochi volumi, ritenendo giusto che il più fosse destinato alla pubblica lettura. Oggi, che l’egoismo raggiunge il suo picco con la maturità, e conoscendo un poco come vanno in genere le cose pubbliche, oggi avrei preso tutto. Con quale criterio scelsi quei pochi e per ciò preziosissimi volumi? Non saprei riferirlo. 

leggere libridilibri1 Si dice sempre che leggere, e istruirsi, renda liberi. Ma c’è una libertà nel percorso prima che nell’arrivo, nella crescita prima che nel frutto: una libertà giocosa che precede la libertà. “L’uomo in biblioteca è libero del suo tempo, dei suoi svaghi e dei suoi studi […] con la presenza e il senso di intimità consentito dalla familiarità con i libri posseduti, percorsi, preferiti.” Così si esprime un autore che terrò per ora nascosto, riferendo del pensiero che Michel de Montaigne rivolgeva alla sua collezione di libri, al suo personale paradiso artificiale. Parlando di libri si può prendere mille strade: troveremo il sentiero che conduce ai discorsi sulla lettura; ci si può inabissare nel mistero dello scrivere; si può discendere nella grotta del linguaggio, dove le parole, come millenarie stalattiti, cristallizzano il mistero della comunicazione; si può seguire perfino il ragionamento sul recensire, come fosse un soleggiato labirinto di siepi. E i libri, gli “oggetti” libri? “Mi deliziano, nel risguardo, in alto a destra, quei segni cabalistici scarabocchiati dai librai, quei piccoli segreti di gestione del magazzino, quei misteri di bottega” dice un’altra penna, anch’essa volutamente, per ora, tenuta in ombra. E ancora, quasi in progressione: le raccolte di libri? Le collezioni, le pile, gli ammassi, i fondi, le biblioteche? E il rapporto, intimo o politico, con i libri? Il semplice gioco del formare l’elenco dei “dieci libri che …” l’abbiamo fatto tutti, almeno una volta, e se secondo alcuni su questi temi s’è già scritto più che abbastanza, in molti ancora si ritrovano a considerare questi argomenti, a loro volta, parafrasando un classico, un infinito intrattenimento. Eh, si: “Ci sono romanzi nella cui vicenda la biblioteca è un luogo determinanteleggere libridilibri2. Essa è ad esempio la fonte della follia di Don Chisciotte.” Così un’altra voce cui solo più in là daremo un volto e un nome.

Parleremo di libri che parlano di libri, in questo angolino, nei prossimi numeri. E in tanta arbitraria libertà, come potremmo proporre una definita architettura delle idee, una pianta della nostra personale città ideale? Partiremo allora da qui: dal più classico e limpido volumetto di “Consigli per la formazione di una biblioteca”, accompagnato magari da un paio di altri saggi, citati in queste righe. Per intanto qualcuno può già risalire dalle citazioni anonime ai volumi?

 

Rocco Infantino

Rocco Infantino

Giornalista pubblicista, batterista sconveniente.

Leggo. Mi incuriosisce la fisica quantistica. Mi piace il jazz. Scrivo in privato, uso il Garamond. Credo nella sezione aurea, nell’entanglement, nel dualismo onda particella. Preferisco i film francesi, i cibi semplici, le persone semplici, i problemi semplici.

Il mio orario del cuore sono le cinque e venti. Detesto usare Domodossola nel gioco “Nomi, cose, città” e vivrei volentieri a Londra, Parigi e Roma, come la maggior parte delle vallette degli illusionisti. Fin da ragazzo ho l’età che descrive J. L. Borges in Limites. Se non svolgessi un lavoro in ambito giuridico legale, probabilmente avrei voluto essere quello che fischia nella canzone Lovely head dei Goldfrapp.

Commenti