Feb 24, 2024 Last Updated 9:23 AM, Dec 12, 2023

Marco Magnifico: il FAI è un ponte che facilita la conoscenza In evidenza

Pubblicato in Dialogare
Letto 1032 volte

Marco Magnifico, Presidente FAI

Gli italiani sono ancora ebbri delle Giornate Fai di Primavera in cui migliaia di edifici storici, ville, giardini, collezioni private di tutt'Italia hanno aperto le proprie porte ai numerosi visitatori. Un successo straordinario che ha permesso a tutti di conoscere la propria storia e di vedere con occhi diversi luoghi e siti storici delle proprie città. Il merito di tanto consensosta sicuramente nelle scelte della Fondazione che da quasi cinquant'anni sottrae all'abbandono e all'incuria capitoli di storia importante, restituendoli alla comunità. Abbiamo voluto incontrare (anche solo telefonicamente) il Presidente del Fondo per l'Ambiente Italiano, Marco Magnifico, che ci ha trasferito tutto il suo entusiasmo per questa straordinaria missione parlandoci delle scelte del Fai, dei più ampi paesaggi culturali, della necessità di salvaguardare i nostri territori riabilitando antiche professioni, di formare i più giovani cittadini e appassionarli alla loro/nostra storia. Infine, gli abbiamo chiesto della Basilicata, e lui ha detto che…     

 

Qual è il rapporto tra il Fondo per l'Ambiente Italiano e il consenso?

Il consenso sempre più ampio che il Fai sta raccogliendo - contiamo 270mila iscritti, oltre 1 milione di visitatori, moltissime donazioni - è il sintomo di un gradimento crescente che nasce dal fatto che gli italiani hanno percepito che il nostro lavoro è una “facilitazione” verso la conoscenza del nostro passato. Con le nostre attività di quasi cinquant’anni (le Giornate Fai d’autunno e di primavera, i luoghi del cuore, le aperture dei nostri monumenti) abbiamo facilitato un ponte di conoscenza tra gli italiani e il loro patrimonio storico e paesaggistico. Abbiamo insomma creato una maggiore comprensione della storia, che è apparentemente ingombrante perché ricca e variegata al punto che ogni tanto potrebbe risultare scomoda. Noi siamo solo i frammenti di una storia che dura da duemila anni e che deve andare avanti. Volenti o nolenti, siamo cittadini di questo Paese, siamo portatori di questa storia, bisogna che il nostro rapporto con lei si basi su un consenso tra noi e le sue pieghe. Se non è chiaro il nostro ruolo, si possono originare azioni che danneggiano il nostro patrimonio e la nostra storia. Il consenso di cui il Fai gode deriva proprio dall’aver capito che facilitiamo questo rapporto indissolubile, indistruttibile e inevitabile che gli italiani hanno con la propria storia. Ed è su questo rapporto che si costruisce la storia futura.

Dalla tutela del patrimonio tout court al paesaggio culturale, un passaggio dovuto?

Non è stato un passaggio, ma un compimento dell'intenzione dei fondatori che non avevano intenzione che il Fai si occupasse solo del patrimonio culturale. Bisogna specificare che il Fai dipende moltissimo dalle decisioni altrui – nel senso delle proposte di donazione di beni da parte dei privati ​​cittadini e delle istituzioni. All'inizio, quello che appariva di più come “il grande malato” era il patrimonio storico e artistico, perché c'era una quantità enorme di monumenti in abbandono, c'era insomma una sensibilità minore.

Oggi che il patrimonio culturale è entrato di più nelle vene degli italiani, grazie anche al Fai, abbiamo cominciato ad occuparci dell'altra metà del cielo, anzi, della parte più completa, più ricca, più giusta. Perché il paesaggio contiene anchei monumenti storici e artistici, quindi ci siamo sempre occupati di paesaggio partendo da beni storici. E quindi la nostra attenzione è rivolta anche a quei beni che apparentemente non sono storici. Un esempio è rappresentato dagli alpeggi. Sulle Alpi ci sono le malghe, le stalle che sono monumenti storici perché sono antichissimi, e in questo caso ci si occupa più della gestione della terra, del bosco, dei pascoli che degli edifici. È quindi un naturale approdo della missione del Fai che i fondatori avevano identificato. Non per niente ci chiamiamo Fondo per l'Ambiente italiano.

Questa nuova espansione è figlia dei tempi. Nei confronti del paesaggio c'è attualmente una percezione diversa rispetto a trenta - quarant'anni fa, in cui era considerato uno spazio vuoto da riempire. Oggi lo si riconosce come una parte straordinariamente identitaria della nostra cultura. È un naturale e opportuno completamento delle nostre attività, che ci ha portato ultimamente ad acquisire una vera e propria azienda agricola sulle rive del lago di Bolsena dove non c'è neanche un edificio storico, c'è solo una cantina moderna molto bella e ci sono i pascoli, le vigne, gli oliveti ei boschi dell'azienda agricola che deve stare in piedi dal punto di vista economico e garantire la gestione storicamente corretta di vigne e oliveti.

Curiamo il paesaggio coltivandolo, ridando un peso sempre più importante al ruolo straordinario dell'agricoltore. È a lui che mantiene tocca il paesaggio. Non è un'attività del passato, è una professione del presente, è un imprenditore della propria azienda che deve veder riconosciuti sussidi e incentivi fiscali affinché prosegua questa attività che è molto faticosa. Anche per questo si rischia l'abbandono dell'agricoltura e dei territori e questi abbandoni purtroppo spesso sono la causa dei disastri ambientali che si sono verificati in questi giorni in Italia.

Gli apprendisti Ciceroni, i veri protagonisti delle Giornate, ci affidiamo a loro per garantirci il nostro futuro?

Noi aiutiamo loro a garantire al Paese il futuro che desideriamo. Cominciamo dalla loro età per far capire che è un compito che spetta a tutti e non solo allo Stato o alle Fondazioni come il Fai. È un ruolo che piace moltissimo, che fanno con un entusiasmo straordinario e lo fanno benissimo. Vuol dire che laddove la scuola manca nella storia dell'arte, del paesaggio, della storia importante, questa attività dimostra che ai giovani questi temi non solo interessano moltissimo, ma divertono. Ed è questa la sorpresa che hanno i visitatori quando nelle Giornate Fai di Primavera si trovano davanti i ragazzini che spiegano con competenza. La vulgata che ai ragazzi non interessa, che sono sciagurati, che vivono sul telefonino non è del tutto vera, perché se gli offrono la possibilità di toccare con le mani e con il cuore questa storia pazzesca, loro si infiammano come scatole di cerini. Recentemente ho appreso che il nuovo capo del Gabinetto del Ministro della Cultura, Francesco Gilioli, è stato un apprendista Cicerone ed è stata una piacevole sorpresa.

dialogare 2

In Basilicata c'è un solo bene FAI, Casa Noha a Matera, ce ne saranno altri?

Tocca a voi proporceli! A quello di Matera sono molto legato perché ricordo con estrema commozione i due fratelli Fodale che ci regalarono Casa Noha. Due persone di grandissimo rigore e spessore morale e sociale. Il fatto che avrebbe rifiutato un'offerta di acquisto dei loro locali, pur vivendo delle loro misere pensioni, e di donarle al FAI perché continuassero a raccontare la storia della loro famiglia, rimane un fatto esemplare, un gesto di un livello culturale morale e sociale molto molto speciale. In Lucania avete questo bell'esempio e vi aspettiamo che il nostro telefono squilli.

Noi l'aspettiamo in Basilicata!

Io vengo sempre molto volentieri. In un’intervista che ho rilasciato a un giornale straniero si parlava di città italiane e alla domanda su quale preferisca io ho risposto che sono due le città d’Italia assolutamente uniche nel panorama culturale mondiale: Venezia e Matera. Sono uniche, non ne esistono altre al mondo, nessuna ha l’impianto urbanistico e sociale del peso di quello di Matera. Ho solo un dispiacere, un po' romantico, perché temo che Matera abbia un pochino ceduto a quella commercializzazione della propria storia e dei propri spazi. Troppi alberghi e troppi ristoranti che rischiano di snaturare l’essenza vera della città. Certo, non si poteva pretendere che la gente tornasse a vivere nei Sassi, ma che questi interventi fossero sobri, che rispettassero lo stile del luogo, questo sì, andava preteso. Bisogna che Matera conservi quell’aura di spiritualità che Pier Paolo Pasolini ritrovò e che è il suo più grande tesoro. L’invito che sento di rivolgere ai materani è che trattino Matera con delicatezza, rispetto, con umiltà. 

Eva Bonitatibus   

Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

Commenti