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Giovedì, 29 Marzo 2018 13:32

Un viaggio nella vita di Dora Maar e Pablo Picasso

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Un libro rappresenta sempre un viaggio. Ce lo dice anche Emily Dickinson “nessun vascello c’è che, come un libro, possa condurci in contrade lontane”.

E il libro che ho da poco finito di leggere ci conduce in luoghi, atmosfere e ambientazioni davvero lontane: la Parigi degli anni ’30 e ’40 dove il surrealismo e il cubismo fanno da sfondo a vicende legate all’arte, al pensiero e all’amore. Il romanzo è Schiava di Picasso scritto da Osvaldo Guerrieri per Neri Pozza, ed è tratto dalla vera storia d’amore tra Dora Maar, fotografa surrealista il cui nome è Henriette Theodora Markovitch, e Pablo Picasso, uno dei protagonisti assoluti della pittura del XX secolo.

Intorno ad una delle più passionali e tormentate storie d’amore del ‘900, cresce un gruppo straordinario di intellettuali che frequenta gli stessi salotti della capitale francese, dal poeta surrealista Paul Eluard, al pittore e fotografo dadaista Man Ray, allo scrittore e filosofo Georges Bataille, al poeta e drammaturgo Cocteau, all’eterno poeta Jacques Prévert. Un fermento culturale che conosce il suo apice nella massima espressione artistica e letteraria di un tempo che permette di scoprire la nuova essenza della modernità. Sullo sfondo la storia di un’Europa che muta il suo assetto, di un’epoca che viaggia verso un nuovo inizio incerto e che finisce tra le minacce di una Germania nazista alle porte di un altro enorme conflitto armato.  

Il primo incontro tra i due amanti avviene in un gelido gennaio del 1936 a Parigi, ai "Deux Magots". Dora seduta ad un tavolino del caffè parigino si sfila i guanti, li posa ad un angolo, apre a ventaglio la mano sinistra e con la destra comincia a pugnalare lo spazio tra un dito e l’altro andando velocemente avanti e indietro. Qualche volta sbaglia mira e comincia a sanguinare. Il gesto colpisce Picasso, anche lui lì in compagnia di Paul Eluard, che si alza, le si avvicina e le chiede in dono i guanti da custodire nella vetrinetta delle “memorie” più preziose. Così comincia la storia d’amore tra i due, così comincia il libro di Guerrieri. Le vicende che vedono accendersi il fuoco della passione e dell’ira, dell’erotismo  della crudeltà,  della tenerezza e della violenza, animano le pagine del romanzo che si compone di un’attenta ricerca documentaristica fatta di atti ufficiali e memorie autentiche di quel periodo storico da una parte e di una acuta ricostruzione interpretativa dei personaggi dall’altra.

Il centro del romanzo è Picasso e il suo ego. Ama tante donne oltre a Dora, Marie-Thérèse, che gli ha dato una figlia quando lui è ancora sposato con Olga, dalla quale ha avuto un figlio, il piccolo Pablo. La gelosia di Dora è furente, è costretta ad assistere ai tradimenti continui, una sofferenza atroce che la autodistrugge, la porta alla follia, ad un annientamento totale. E nonostante tutto torna sempre da lui come un cane bastonato, anche quando i tedeschi invadono Parigi e condividono freddo, fame e paura. Per lui abbandona anche la fotografia. Tanti i ritratti che il pittore spagnolo le dedica, la definisce una “Madonna che non sorride”, la “femme qui pleure”, nei suoi occhi c’è una tristezza che “spicca come un fiore malato sul viso delle belle donne”.   

Un romanzo che parla di fragilità, di passione, di sogni, di desideri. Nel suo viaggio ci porta anche in Spagna, quella riprodotta nel famoso Guernica, la Patria di Picasso tanto amata e per la quale prova un’enorme sofferenza. E la grande abilità di Guerrieri è di farci vedere da protagonisti la creazione del quadro dedicato alla piccola città basca rasa quasi al suolo dai bombardamenti dell’aviazione tedesca e italiana. L’opera gli viene commissionata direttamente dall’ambasciatore di Spagna a Parigi per essere esposta nel Padiglione della Repubblica dell’Esposizione internazionale di Parigi. Le sue dimensioni devono essere notevoli perché tutti i visitatori possano guardare le ferite della Spagna e le sofferenze del popolo. Picasso, pagato per quest’opera dal governo sovietico, dipinge una tela larga otto metri e alta più di tre. Il lavoro è febbricitante, Dora lo fotografa mentre lo realizza, immortala i vari momenti di creazione. E’ meraviglioso. E’ l’espressione dell’odio dell’artista contro la “casta militare che ha sprofondato la Spagna in un oceano di sofferenza e morte”.

Lo scoppio della guerra determina un brusco cambiamento nelle abitudini di vita di Picasso e di Dora. Scappano da Parigi, ormai invasa dai tedeschi, e riparano a Royan, nel dipartimento della Charente Marittima nella regione di Nuova Aquitania. Un viaggio alla disperata ricerca della salvezza, una fuga dalla felicità dalla breve durata. Anche lì dopo un po’ la vita diventa rischiosa. Il ritorno a Parigi, buia e triste, apre però un nuovo spiraglio. L’incontro con un uomo che in cambio di una casa in Provenza chiede un quadro, sembra stravolgere l’esistenza soprattutto di Dora. La Provenza! Ciò che desidera più di ogni altra cosa è di andare a vivere in un luogo tranquillo, lontana dalle troppe sofferenze che la guerra e la vita al fianco di Picasso le hanno cagionato. Un altro viaggio, questa volta l’ultimo per la donna, a Ménerbes, uno dei più bei borghi della Francia. La quiete della campagna accoglie Dora che in essa trova rifugio. Sarà proprio la Provenza a restituirle la dignità di donna e a farle ritrovare quell’equilibrio perduto nel corso degli anni. Non avrà più una storia d’amore se non con lui, Dio. Dopo Picasso, dirà lei, soltanto Dio.

inprovenza

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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