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Domenica, 15 Marzo 2015 20:09

Rudolf Nureyev, genio e sensualità

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scrivere cover 1Alberto Testa è un bellissimo vecchio di novantatré anni che ha mandato alle stampe in questi giorni la sua ultima opera “Rudolf Nureyev genio e sensualità”, arricchita da molte foto di Alessio Buccafusca, ed Gremese. Testa è stato ballerino, ha danzato con illustri partner, poi coreografo di sofisticati balletti nonché delle danze in molti film storici e in opere liriche, ha insegnato storia della danza per trenta anni all’Accademia Nazionale di Danza, instancabile organizzatore di premi, manifestazioni e concorsi, ha scritto numerosi libri ed è stato importante critico per la Repubblica e altri magazine, tutto questo e altro ancora sempre con eleganza, leggerezza e sorriso sulle labbra.

In questo libro l’autore ci accompagna alla conoscenza di Rudolf Nureyev dalla nascita (1938) avvenuta su un treno in Siberia fino alla lunghissima e dolorosa morte per ADS (1993). In questi 54 anni Rudy è stato il più affascinate danzatore di tutti i tempi. Quando era in scena il tartaro volante tutti gli occhi del pubblico erano magnetizzati su di lui, senza remora. E dire che aveva cominciato a studiare danza in età avanzata e contro il parere dei genitori, ma nel 1961 era già un fuoriclasse del Kirov quando decise per il gran passo. La celebre compagnia del Kirov era in tournée a Londra e Parigi e fu allora che Rudy decise della sua vita. Non tornò in Russia. Il suo gesto fu accolto con intelligente chiaroveggenza da quella che divenne la sua partner fissa e preferita, Margot Fonteyn. Non ostante fosse più vecchia di lui di ben venti anni formarono una coppia ineguagliabile per bellezza e stile. Alla grazia e perfezione stilistica di lei si univa la passionale irruenza di questo magnifico tartaro e le loro esibizioni mandarono in delirio le platee di tutto il mondo. Interpretarono insieme molti balletti cercando equilibrio e affiatamento, nel Lago dei Cigni “lei era la purezza squisita, dice Testa, Rudolf immetteva tutto il fuoco sacro di cui era capace, bellissimo e bravissimo, l’uno si integrava nel disegno dell’altra…..l’interpretazione risultava omogenea, appassionata, poetica, trascinante, formidabile!” . Il 1963 è stato l’anno del Margherite et Armand, a Londra impazziscono per Rudolf, a corte Elisabetta e Margaret sono ai suoi piedi! Questo balletto, del coreografo inglese Sir Frederick Ashton, è stato una delle interpretazioni più riuscite della coppia. Il successo di questo binomio fu mondiale. Il fulgido percorso di Nureyev era all’apice, lui è stato il ballerino più richiesto, il più pagato, forse l’unico ballerino classico che ha potuto accumulare una fortuna, cosa mai riuscita a un artista di danza, abitava in magioni sontuosissime sparse in molti luoghi del mondo.

Tante furono le partner che si sono alternate al suo fianco su tutti i palcoscenici possibili, scrivere Nureyev 2ma sempre gli applausi più fragorosi erano per lui. Lui ballava e la musica era nelle sue gambe e anche sul suo viso, quegli zigomi espressivi, quel volto ardente facevano parte della danza, lui volava, non saltava, le sue variazioni facevano battere il cuore. Nureyev amava molto l’ Italia e in particolare Roma dove era accolto con una certa libidine e eccitazione dalle belle e nobili dame dell’enturage mondano, dalle acclamazioni in teatro e dalle centinaia di fan che lo aspettavano sempre all’uscita dopo lo spettacolo solo per toccarlo e ottenere un autografo. Un mito come non ce ne sono stati altri. Le sue attenzioni per le donne erano solo snobberie salottiere. Un suo amore lo scoprì Testa quando in un ristorante non à la page lo vide in atmosfera intima con Erik Bruhn, legame, dice Testa, che in seguito si sciolse con il crescere dei capricci di Rudy. Infatti “egli era stato stregato dall’Occidente, dalla libertà che esso rappresentava per lui e che non tardò a cogliere con esagerata condivisione”. E noi aggiungiamo, tanto per portarlo a una fine tragica. L’incontro con Erik Bruhn avvenne in occasione di uno spettacolo in cui eccelleva anche Carla Fracci, all’Opera di Roma una Silfide indimenticabile. A questo proposito mi intrometto con un bellissimo ricordo, in quella occasione feci  nella mia Galleria Ferro di Cavallo una mostra di fotografie che Franco Pinna aveva realizzato alla generale. Intervennero gli interpreti e tutto il mondo della danza, un successone. Correva l’anno 1966.scrivere mostra Pinna 4 Nureyev tornò a Roma 15 anni dopo, portandosi dietro una fama sfolgorante, la città era in fibrillazione, doveva danzare in Giselle, il suo ruolo, con Carla Fracci. In quegli anni ero capo ufficio stampa al Teatro dell’Opera e ho seguito da vicino le situazioni più strepitose, dalle lunghe file di giorni e notti al botteghino per accaparrarsi un biglietto alle prove in palcoscenico e a tutte le recite. Vederlo provare, aiutare generosamente i ballerini di fila, battibeccare con la Fracci….era un godimento. Altri ballerini in quegli anni come Vassiliev e Barysnikov avevano, afferma Testa, un corredo di tecnica classica maggiore di quello di Nureyev, ma “inutile cercare in lui la perfezione, il controllo, il calcolo, l’estrema pulizia del passo…era un altro tipo di danzatore che dava allo spettatore quella gioia quella soddisfazione e che portava all’applauso clamoroso, all’urlo frenetico a ogni fine di variazione”.

scrivere Testa De Donato Cipriani 5Il racconto di Testa si snoda attentamente e con dovizia di date, titoli, teatri e partner sulla eclatante cavalcata di successi del Nostro, dalle interpretazioni ardenti nelle varie Giselle, o Lago dei Cigni e Bella Addormentata fino a quelle birichine e spavalde di un Don Chisciotte di uno Schiacianoci o di Marco Spada che proprio Nureyev volle far rivivere all’Opera di Roma. Senza tralasciare i ruoli significativi di danza moderna come quelli di Apollo Musagete di Balanchine o di Pierrot lunaire di Tetley o del duo con Paolo Bortoluzzi in Canti del compagno errante di Béjart. Ma la sua stella cominciava a tramontare, il suo corpo non reagiva più con lo stesso furore, lui non voleva scendere dal palcoscenico, resistette con dolore fino alla fine, fino agli ultimi giorni, quando quell’orribile male non lo divorò.

Agnese De Donato

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