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Venerdì, 03 Giugno 2016 16:56

Rossari e le malattie letterarie

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scrivere rossari 1

Come sempre a caccia di un buon libro. Non mi piacciono quelli commerciali o quelli troppo pubblicizzati. Mi sortiscono l’effetto opposto. Tranne che si tratti del mio scrittore preferito,

ovvio. Mi piace invece cercare, scegliere, toccare le copertine, sfogliare, leggere l’incipit, annusare i libri. Insomma entrare nelle storie affidandomi ai sensi percettivi. Così, entrando in libreria, una grande e molto rifornita, ho trovato sul cumulo dei libri disposti sul tavolo che campeggia al centro di altri scaffali altrettanto zeppi di libri ammiccanti, un librino piccolo dal titolo accattivante: Piccolo dizionario delle malattie letterarie. Mi sono sentita subito attratta, non ho potuto fare a meno di prenderlo e di sfogliarlo. Stupore. Le sue pagine sono ancora attaccate, così ho potuto leggiucchiarlo sbirciando dal mezzo delle pagine tenute aperte dalle punte. Riesco a leggere alla lettera D “Dibattito letterario: infallibile anestetico. Attenzione: dopo un’ora di esposizione, rischio esilarante; oltre le due ore, rischio di decesso; oltre le tre, strage.” Mi piace. Lo prendo.

Il tempo di arrivare a casa, mi munisco di un tagliacarte e procedo con cautela all’apertura delle pagine ancora chiuse. Operazione che mi fa venire un certo languore, mi aiuta a pregustare ciò che dopo un po’ si è rivelato un autentico godimento intellettuale. Sprofondo sulla mia poltrona in veranda, circondata dalla luce di maggio che entra con vigore dalle finestre spogliate dalle tende e tra il rosso dei gerani che mi rende lo sguardo vivace e vivido, comincio la lettura. L’autore, Marco Rossari, riporta in ordine alfabetico tutte le patologie della letteratura con espressioni che spaziano dalla verità disarmante su alcuni atteggiamenti di grandi scrittori o presunti tali alla descrizione di situazioni esilaranti i cui sedicenti intellettuali si apprestano a compiere voli pindarici. Il morbo di Mailer, ad esempio, è una patologia che spinge ad apparire tanto più in pubblico quanto meno si ha da dire. E quanti ce ne sono! Oppure il trauma di Zuckerman: reazione che più porta a romanzare la propria vita, più spinge a negare che sia così. L’autore entra nel vivo definendo alcune delle manifestazioni letterarie più in voga e le manie di scrittori e poeti quando si apprestano a scrivere nuove pagine. Il Reading è una malattia del cavo orale, l’Ospitata televisiva diventa un farmaco universale, il Salotto è il luogo di contagio pandemico, i Festival sono una proliferazione cutanea di eventi inutili sul corpo metropolitano, i Booktour una pandemia catastrofica di presentazioni inutili. E poi ci sono gli scrittori ammalati di Bukowskite, quelli cioè che si ritengono tali dopo un’eclatante sbornia, o di Dostoevskijte, quelli che sfornano un capolavoro dietro l’atro, o ancora di Proustatite, un’infiammazione della madeleine.

Mi fermo per un attimo, l’elenco è lungo e ciascuna diagnosi merita una pausa di riflessione. Penso di esserne affetta anch’io…ecco, l’ho appena fatto…i puntini…sono preda del flagello di Céline … un morbo che spinge ad uno spropositato uso dei puntini di sospensione…Oppure mi soffermo sul significato di Bibliofilia, forma di perversione erotica che spinge il paziente a trarre piacere dall’accumulo di polvere sopra libri intonsi…ah!! Aiuto! Ce l’ho tutte…o quasi. Allora traggo l’unica conclusione possibile: sono malata anch’io, come l’autore del magnifico librino. E lui cosa fa? Consiglia la sola medicina in grado di guarire tutti i sintomi della pericolosa malattia cagionata dalla lettura: la letteratura, medicinale con controindicazioni anche gravi. Sebbene sia la stessa letteratura ad essere una malattia che si contrae sin dall’infanzia, come scrive Rossari nel bugiardino che segue all’elencazione. “Tremi di una febbre dostoevskijana, vacilli per un male tolstojano, senti la vibrazione di Emily Dickinson. Allora prendi la penna e, invece di chiedere aiuto a qualcuno, scrivi una poesia. (…) dalle poesie si passa alla raccolta, dalla raccolta ai primi racconti, dai primi racconti al tentativo di un romanzo. Lì è davvero finita”. Il malato è terminale. Anzi morto. Ma poi in fondo, si chiede l’autore, perché guarire? “La letteratura è una febbre bellissima”. Ed io consiglio a tutti di contrarla, evitando ovviamente le degenerazioni ivi indicate. A che pagina? Legga 33 e buona lettura!!

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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