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Venerdì, 20 Novembre 2015 13:17

Pennac e i passeur

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Tra i tanti i libri di cui avrei voluto parlare in questo nuovo appuntamento con la scrittura ne ho scelto uno che ben si colloca in questo particolare periodo storico: Una lezione d’ignoranza del francese Daniel Pennac. Parlare di quella precisa area geografica attraverso la letteratura mi aiuta ad esorcizzare il terrore di questi giorni e rileggere le righe pronunciate da Pennac, in occasione del conferimento della laurea ad honorem dall’Università di Bologna nel 2013, mi aiuta a capire le origini del terrore perpetrato in questi giorni. Pennac parla con la mente e con il cuore alle menti e ai cuori dell’amore per la conoscenza che si instilla dai banchi di scuola.

Il coraggio è cominciare. Pennac apre il suo libricino citando il filosofo francese Vladimir Jankélévitch, e risuona come un’esortazione a non scoraggiarsi, a dare iniziazione ad una pratica che è alla base del vivere civile. La “luminosa solitudine della lettura”, quella zattera che ti conduce dalla sponda dell’ignoranza al lido della conoscenza, è l’oggetto dell’incipit dello scrittore. Con la sua consueta ironia avvia un dialogo con il bambino che è rimasto dentro di sè, con quel “pessimo allievo” che è stato e che non perde occasione per “denigrare la legittimità dell’adulto” che è diventato. Tutto passa per questo battibecco tra il Pennac adulto, docente, scrittore, personalità riconosciuta e apprezzata, e il Pennac bambino che non ama la scuola e i suoi insegnanti. Un confine, una linea Maginot che separa le due entità, l’adulto e il bambino, in un territorio fluttuante. Un confine labile penetrato ora dall’uno ora dall’altro che non riesce molto a tenere a bada l’uno e l’altro.

scrivere pennac 2E questo rapporto dialettico aiuta a crescere. Il Pennac adulto comprende dal Pennac bambino come comportarsi con i suoi allievi per aiutarli ad amare la lettura e quindi la conoscenza. Lo fa andando a ripescare sentimenti e sensazioni provate da piccolo e calibra la sua azione di insegnante. Da questa sua lezione personale elabora quella generale, ossia che tutti gli insegnanti dovrebbero attivare presso sé stessi e con i propri studenti. Fermo restando che la “letteratura non possa essere la panacea assoluta contro la stupidità massificata o il consumismo ipnotico, tuttavia la compagnia dei nostri autori preferiti ci rende più frequentabili a noi stessi, più capaci di salvaguardare la nostra libertà di essere, di tenere a bada il nostro desiderio di avere e di consolarci della nostra solitudine”.

Dunque perché i ragazzi non amano leggere? Alla domanda Pennac risponde con una verità che pesa quanto una macigno: forse la colpa è nostra, degli insegnanti di lettere! Nascono allora le figure dei “guardiani del tempio” e dei “passeur”. Ma chi sono? La differenza sta proprio in questo binomio di ruoli e di modi di essere. I primi “decretano l’eccellenza e denunciano la mediocrità”, i secondi “non si accaparrano niente e trasmettono il meglio”. I guardiani del tempio enunciano la pubblicazione di 600 romanzi di cui nessuno è leggibile, i passeur sono coloro che nutrono curiosità per tutto, che leggono di tutto. Sono quei genitori che sperano di fare dei propri figli lettori di lungo corso, sono quei professori di lettere che ti fanno venir voglia di correre subito in libreria, sono quei librai che insegnano a viaggiare tra generi, soggetti, autori, paesi e secoli. Passeur è l’universitario, il bibliotecario, l’editore, il critico letterario, il lettore.

Passeur supremo è colui che sa che “la lettura è una compagnia che non prende il posto di nessun’altra, ma che nessun’altra potrebbe sostituire”. Il passeur è una missione, quella di offrire a ciascuno il piacere di perdersi nell’amore della conoscenza che passa necessariamente per i libri e la lettura. E oggi abbiamo bisogno di perderci. Per poi ritrovarci più consapevoli o solo più innamorati di prima.   

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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