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Sabato, 06 Maggio 2017 10:56

La città al centro del racconto

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“Come le radici di un albero fanno con la propria terra”, così l’autore del libro di cui scrivo è legato indissolubilmente alle proprie origini. Sto parlando di Sergio Ragone, eclettico e dinamico giornalista lucano, che ha dato alle stampe “#Potenzavisivile. Dialoghi, racconti, visioni, connessioni tra un bicchiere di neve e un caffè come si deve”, edito da Universosud.

Ragone parla della sua città, Potenza, attraverso le voci e gli occhi della gente che ha incontrato nel periodo delle festività natalizie alla vigilia del capodanno Rai, in diretta da Piazza Prefettura. La sua capacità di portare al centro del dibattito il ruolo della città non più stereotipato, bensì alla ricerca di nuove connessioni, ha stimolato interessanti riflessioni sul carattere “politico” che deve assumere l’urbe, nel rispetto delle più rinomate tradizioni classiche.

Tanti gli sguardi aperti come finestre spalancate sulla vita di Potenza. Visioni piene di buoni auspici sul futuro della città che ha manifestato un nuovo fermento in seguito all’evento Rai. C’è voglia di risveglio e di rinnovamento della classe cittadina. Si percepisce nelle parole degli interlocutori di Sergio Ragone il desiderio di una città nuova, finalmente aperta, in grado di accogliere mantenere e far fiorire i nuovi germogli. E’ convinzione diffusa che la città sia incapace di tessere relazioni, di costruire ponti, di ravvivare la cultura, di proiettarsi verso il bello, di riconoscere le capacità altrui, di individuare la bellezza propria, di andar fieri della propria identità. Un approccio troppo pessimistico e cupo che non aiuta la città a crescere. Ben vengano i confronti con altre realtà territoriali al di là delle Alpi dove piccole comunità, al pari della nostra, hanno saputo costruire la propria immagine su determinate caratteristiche.

Dunque Potenza, come Parigi – per usare il paragone che Ragone compie prendendo in prestito l’espressione da Italo Calvino – è un’opera enciclopedica perennemente consultabile, così ricca di storie da raccontare. Ed è proprio la necessità di raccontarsi il filo conduttore, a mio avviso, di #Potenzavisibile. Potenza è visibile, Potenza è possibile. Potenza è narrazione. Ed ecco che Potenza diventa la protagonista dell’opera, uno scrigno di simboli e sensazioni e anche luogo da riscattare. La passeggiata che il nostro autore ci propone avviene non solo tra i luoghi storici della città, ma tra i profumi, le atmosfere, i sapori. La neve, il freddo e poi il calore di una bevanda, il tepore della passeggiata solitaria. La città si trasforma in un personaggio con il quale Sergio dialoga attraverso i suoi dialoghi con la gente. E questo libro di resoconti e bilanci si ammanta di poesia e offre un nuovo modo di leggere la città. Invita a cogliere nuove sfumature.

Il merito di Sergio Ragone è di far emergere le varie anime della città e il loro auspicio di rinascita in cui passato e presente riprendano a convivere. Ma soprattutto a dialogare. In estrema sintesi si legge dalle righe dell’opera che esiste una pluralità di sguardi e ciò che è visibile allo sguardo di alcuni è escluso dall’orizzonte di altri: c’è una città visibile per molti e invisibile per altri e soprattutto non tutti vedono la città allo stesso modo. Sergio Ragone vede la sua città, in essa si perde, è profondamente innamorato della sua Potenza e per questo continuerà a raccontarla. Ascoltando i Radiohead e gustando un ottimo Aglianico. L’amore è un’arma di difesa contro il presente. #Potenzaèvisibile!

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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