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Domenica, 12 Marzo 2017 19:24

L’uomo che vendeva ricordi

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Il libro di Donato Di Capua, L’uomo che vendeva ricordi, rappresenta un viaggio introspettivo alla scoperta delle infinite strade che conducono al riscatto e al risarcimento di una vita fatta di solitudini e risentimenti.

Dall'agonia alla vita, il percorso intimo e spirituale compiuto dall'uomo in generale, e dal protagonista del romanzo in particolare, diventa la "via crucis" di colui che è alla ricerca della luce e della pace e ad esse perviene dopo un lungo e sofferto peregrinare.

Emanuele, Gustavo e Gabriele sono i protagonisti della storia che, come gli altri che hanno popolato i precedenti libri dell’autore lucano, vivono il processo della conversione. Dopo aver conosciuto le pagine nere della propria esistenza, entrano in una dimensione spirituale che dona loro nuovi occhi e nuove orecchie, ma soprattutto nuovo cuore e nuova anima, per agire nella vita di tutti i giorni. Ma una volta lì, tutto appare diverso, tutto è senza peso, tutto è dettato da nuove regole e la vita diventa più bella. Cambia l’approccio con se stessi, con gli altri, con le problematiche quotidiane, anche le più spicciole. E ciò che fino a prima rappresentava la normalità, ora diventa la straordinarietà, come quella di un oggetto antico o il rito del caffè nella speciale macchinetta o il fare visita ad un anziano in una casa di cura.

Emanuele, il protagonista del romanzo, sta fuggendo dalla sua condizione di vita senza consapevolezza e l'incontro con l'anziano signore Gustavo Lor a Villa Flora per malati di Alzheimer lo conduce verso una nuova strada, quella della felicità. Dalla solitudine di cui era vittima, alla gioia di condividere semplici attimi con una persona ricca e arricchente. E’ questo l’incontro che da la svolta e un senso al romanzo. Gustavo apre il cuore inaridito di Emanuele che, attratto dal magnetismo dell’uomo, ascolta i suoi consigli e cambia vita. Il secondo incontro è quello che lo plasmerà e gli insegnerà ad amare la vita di un tempo e quella presente: Gabriele, l’anziano proprietario di un negozio di antichità, che con la sua dolcezza e la sua tenerezza gli insegnerà ad avere rispetto per la vita e ad amarla. Il terzo incontro è quello con la vicina di casa, Francesca, che prima evitava avendo di lei una scarsa considerazione, e poi riabiliterà ad amica ed infine a donna amata. Incontri fondamentali per la “metamorfosi” del giovane Emanuele che comincia a vivere la sua vita pienamente, a sentir crescere la propria sensibilità e capacità di ascolto altrui, ad avere la necessità di essere di sostegno agli altri, al desiderio di appagare i desideri altrui, all’importanza di essere in collegamento con gli altri.

Questo dunque accade nel romanzo: i protagonisti sono tutti piccoli eroi del quotidiano che preservano le qualità tipiche della figura narrativa: altruismo, idealismo, coraggio, nobiltà e forza d'animo, bontà. Non hanno bisogno di compiere epiche imprese, ma è epica impresa imparare ad amare.

Il vero passepartout del libro è il tempo, quello che cambia tutte le cose, quello che consente di modificare se stessi, di calmare le smanie, di spegnere le ire, di gioire per le cose semplici, di sorridere senza un apparente motivo. Il tempo è quel labirinto senza segreti, che nel romanzo assume le sembianze del negozio di antichità, dove sono custodite le vite della gente. I ricordi che riaffiorano dagli oggetti hanno un profumo particolare, un odore che ha il potere di far riconciliare gli uomini con il proprio passato. La terapia della tranquillità nell'affrontare il tempo data da Raffaele, è stata somministrata con la lentezza dei gesti che evocavano epoche lontane e che servono a gustare gli attimi che un po alla volta si smaterializzano.

L’azione congiunta di Gustavo e di Raffaele infine permette al giovane protagonista di completare la propria trasformazione, che lentamente si lascia coinvolgere dalla nuova concezione della vita. Armonia e sintonia diventano infatti le nuove parole d'ordine di Emanuele, al posto di rabbia e frustrazione.

Non a caso Donato Di Capua cita alcuni autori e canzoni che sottolineano il senso della “redenzione” e del percorso spirituale dell’uomo. Tra tutte la bellissima canzone Io e Bobby Mc Gee scritta da Kris Kristofferson e Fred Foster, interpretata da Roger Miller e, in seguito, da Janis Joplin e poi da Gianna Nannini.

Nel romanzo, che è scritto in prima persona facendoci vivere da vicino tutti i patimenti del protagonista, l’autore si pone e fa porre quesiti esistenziali sul senso della vita e della morte, sull’amore e sulla felicità, sull’egoismo e sull’altruismo per rispondere ai quali fa appello a due grandi della letteratura universale: Cesare Pavese con la poesia "L'amore e la morte" e Khalil Gibran con il libro Il Profeta, una raccolta di poesia in forma di prosa. Sono infatti frequenti i rimandi alle tematiche del sogno, dei ricordi, dell'amore, della morte e soprattutto del tempo. Riflessioni che insegnano che la felicità sta nella capacità di cogliere il "soffio dell'Assoluto" nei gesti quotidiani.

Emanuele è un predestinato dunque, è colui al quale sono state consegnate “le chiavi del mondo degli invisibili” dove solo il cuore può costruire, con l’aiuto di un’anima pura, quello che le menti normalmente distruggono. Donato Di Capua è uno di questi, un predestinato, un uomo che sente la vita e la dona agli altri con la bellezza dei suoi pensieri e con l’eleganza dei suoi gesti.

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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