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Domenica, 29 Gennaio 2017 13:11

L’uomo che vendeva palloncini

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Un giallo soft che parla di fedeltà e di fratellanza. Un romanzo che getta sull’ingenuità dell’adolescenza responsabilità ben più grandi e penose.

Un libro che parte da lontano per arrivare ad un’età matura da cui tutto è diverso e il ricordo si fa sbiadito. Non quello di Massimo però, protagonista de L’uomo che vendeva palloncini, l’ultimo libro scritto da Enzo D’Andrea e pubblicato da 0111 Edizioni, che conserva un’immagine nitida della sua vita da ragazzo e dei tanti episodi di cui è stato testimone insieme al suo gruppo di amici. Le corse in bicicletta sotto il solleone, le discese ripide affrontate in tutta velocità, i nascondigli segreti, la spensieratezza tipica dell’età, l’ingenuità propria di quel tempo in cui tutto è possibile. In cui non ci sono ostacoli né si fanno brutti pensieri. Ignari che il gioco possa trasformarsi in qualcosa di molto pericoloso, come quello di imbattersi in un cadavere buttato in un vallone, i giovani avventurieri si trovano intricati in una storia complessa dai risvolti noir.

Un sogno premonitore, un ciondolo misterioso, un piccolo paese della Basilicata, una strada polverosa, un’estate soffocante, una festa patronale sono gli elementi che costruiscono le impalcature di una storia fatta di suspance e di colpi di scena. Massimo racconta in prima persona le avventure di quell’estate degli anni ’80 in compagnia dei suoi amici Michele, Mimmo, Salvatore e Antonio. Il desiderio del proibito, il mito del ragazzo più grande, la voglia di divertirsi, la curiosità di scoprire nuove verità si mescolano ai suoni della piazza in festa, degli amori consumati di nascosto e dello sguardo innocente del più piccolo. Massimo, il minore della banda, è quello beffeggiato ma protetto e quando svela del misterioso ritrovamento del ciondolo e degli strani effetti che ha su di lui viene deriso e non creduto. Anche quando fa osservare la presenza di quell’uomo sgraziato che vende palloncini durante la festa.

Tutto è in contrasto. Tutto è un ossimoro. E mentre la gente è impegnata a divertirsi succede qualcosa di brutto. E tocca proprio al più piccolo, all’innocenza, di scoprire il crimine, a svelare il male. Il ritmo della narrazione è incalzante, le parole corrono a scavezzacollo proprio come le ruote delle bicicletta in picchiata. Si giungerà alla fine del libro con il fiatone e la fronte imperlata di sudore, magari anche con la polvere sui vestiti. Ma soddisfatti di aver preso parte ad una bella storia raccontata con bravura da un giovane talento della letteratura italiana.

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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