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Lunedì, 26 Novembre 2018 12:47

L’americano di Celenne, di nuovo in libreria In evidenza

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Tre punti di vista. Tre io narranti e un breve epistolario. Sono gli espedienti narrativi con cui Giuseppe Lupo racconta una storia di emigrazione, di emigrazione di ritorno, di comunità, di amicizia, di affetti, di legami indissolubili, che trovano terreno comune nel luogo in cui si è nati e a cui – alla fine – sempre si ritorna.

 

La storia di Danny Leone, giovane lucano di “Celenne”, disertore della prima guerra mondiale, fuggito in America con l’amico Totore dopo Caporetto, è narrata da Tommy King Senise, jazzista anche lui di origine lucana, componente della Leone’s Band; da Daniele Racovich, medico della casa di riposo in Italia in cui Danny trascorre l’ultima parte della sua vita, e che – nonostante il nome slavo - si scoprirà avere uno stretto legame con Donato Leone; da Larry jr Galvano, figlio di Totore, in pratica un nipote adottivo, promettente giovane avvocato newyorkese.

Tre narrazioni che si integrano perfettamente, a comporre il puzzle di una vita avventurosa, legata alle vicende del tempo – tra le due guerre mondiali e fino agli anni della Repubblica – tra America e Basilicata.

“L’americano di Celenne” è il romanzo d’esordio dello scrittore lucano, ripubblicato, sempre da Marsilio Editore, a 18 anni dalla prima uscita. Un romanzo che già mostra maturità letteraria e capacità di narrazione e ha – in nuce – personaggi, geografie, sogni dei romanzi successivi.

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E’ una storia di emigrazione, ma narrata senza retorica. Cosa non facile, quando si toccano gli argomenti della povertà, della nostalgia, della ricerca di un’identità e di un luogo proprio.

La prima parte del libro trova Danny Leone già in America, perfettamente integrato nella Little Italy newyorkese del primo Novecento, cosi come nelle varie metropoli, che tocca con la sua jazz band. Sullo sfondo: l’America degli uomini d’affari, dei gangsters, delle soubrette, fino al crack del 1929. Insomma, il sogno americano, che consente anche a lui di raggiungere la ricchezza. Non meno integrato appare al suo ritorno, misterioso e repentino, in Italia – la notte in cui Primo Carnera perse il titolo mondiale di boxe nel 1934. Capacità di adattamento e integrazione, spirito di avventura, ma anche la caparbietà tutta lucana di questo personaggio nell’inseguire cio’ che vuole: una nuova terra, la musica, la donna amata da sempre e per sempre. Motivo principale della fuga di ritorno in Italia.

La sua vita è raccontata da un amico, da un medico, da un giovane che lo chiama zio. Non una descrizione esteriore e cronachistica, dunque, ma un racconto filtrato dai sentimenti, dai giudizi, dai dubbi. E’ forse proprio questo che intriga di più. Immaginare come la vita di ognuno di noi possa essere raccontata da un altro. Quanto avrà davvero capito e quanto tralasciato?

Ecco perché forse alla fine interviene un immaginario epistolario tra lo stesso Danny e i vari personaggi, che chiarisce più di un dubbio. Anche se poi si scopre che, comunque, qualche lettera manca…..io credo nel dovuto rispetto del mistero che si cela nella vita di ognuno e che tale deve rimanere.

C’è l’America in questo libro. Descritta con minuzia di particolari, cosi come Lupo – che in America non c’è mai stato – leggeva negli scrittori della sua giovinezza, ma c’è anche tanta Basilicata. Descritta come la ricorda o – più probabilmente - come gliel’hanno raccontata nonni e genitori. Sopravvivono gli angoli di paese in cui la comunità – fatta di un gruppo di amici di sempre e per sempre – si ritrova: un monumento, il negozio del barbiere, la casa di campagna del protagonista. E i personaggi: caratteri scolpiti da soprannomi più che da nomi, vite uguali dall’inizio alla fine, ma senza rimpianti, scossoni o fughe. Come se ognuno si sentisse al proprio posto. Come Danny, che torna e rimane. Aspettando anche il ritorno a casa del suo amico Totore. In un puzzle che si ricompone e che promette, in chi rimane, di non essere ancora del tutto completo.

Chi si aspettava un libro che fosse solo il racconto di una partenza e di un ritorno rimarrà deluso. Vi troverà molto di più!

Grazia Napoli

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Grazia Napoli

GIORNALISTA

Anche se lavoro da sempre in Tv mi piace plasmare le parole sulla carta. Raccontare è il mio mestiere, ma anche la mia passione.

I libri. Ne ho tanti. Anche doppioni. Non li presto. Sono pezzi di vita. Il mio preferito, “Gita al Faro”. Virginia Woolf la “mia” scrittrice. Nasco anglista.  Finisco giornalista. Dal 2008, affastello pensieri, riflessioni, recensioni e ricordi sul mio sito.  Prende il nome da un mio saggio, ma - col tempo - è diventato molto altro.

Tra cronaca e poesia, trionfa il Teatro. Tutto. Indistintamente.

La musica…beh. Amo Claudio Baglioni! E qui so che il maestro De Giorgi riderà!

Nelle pause: viaggio! Vado alla scoperta del mondo. Ma soprattutto di me stessa!

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