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Giovedì, 19 Aprile 2018 14:20

C’era una volta…

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Passeggiare per le vie di Bologna. Basole, lastricati, vicoli, viuzze, piazze, palazzi, porticati. E poi gente, tanta, che affolla i luoghi del centro storico della città che parla di bellezza sempre, in ogni tempo e in ogni luogo. Il mio vagare senza meta mi conduce alla scoperta di alcune bellissime librerie, moderne e antiche, che si palesano senza preavviso al mio sguardo cupido di novità.

 

Entro in una di queste che ha libri ovunque, fuori e dentro il locale, antico anch’esso, disposti in altissime librerie di legno che raggiungono il soffitto. All’esterno, sotto i portici, i libri continuano a sfilare sotto gli occhi dei passanti, sistemati in lunghi espositori a prova di ladri e in una simpatica cariola di acciaio. Entro, mi guardo intorno, leggo i titoli delle copertine, esco, curioso tra quelli di fuori, osservo le vetrine e mi affascina la scelta operata. Si tratta di vecchie pubblicazioni per l’infanzia, un rimando ad un mondo che non esiste più: Piccoli uomini e I ragazzi di Jo di Louisa May Alcott, la celebre scrittrice di Piccole donne, Il Lampionaio romanzo ottocentesco dell’americana Maria Susanna Cummins, Le tigri di Mompracen e La caduta di un impero del celebre Emilio Salgari, Don Chisciotte dell’intramontabile Miguel de Cervantes Saavedra. In un cestino di vimini sono stati sistemati gli antichi libretti d’opera, una vera preziosità per i melomani e gli amanti della storia, ne scelgo uno da regalare a mia sorella, Semiramide di Gioacchino Rossini del 1934.

Entro per pagare e vicino alla cassa scorgo una busta da lettera paglierino con l’etichetta sul retro che recita Favole spagnole, sul fronte quella con l’editore ABEditore Milano. Troppo curiosa di vederne il contenuto. Prendo anche quelle. Le regalo a mia madre, instancabile narratrice di storie. In fondo le prendo anche per me, insaziabile lettrice di storie. Il tempo di consegnare i miei doni e soddisfo la mia curiosità. Nella busta delle Favole mia madre trova due foglietti ingialliti piegati in quattro contenenti le favole di Cecilia Böhl de Faber, scrittrice spagnola famosa con lo pseudonimo di Fernàn Caballero (nome di un paese della Mancia – si legge nella nota biografica anch’essa nella busta) iniziatrice nell’800 del genere della novella realista spagnola e autrice, inoltre, de La Gaviota, raccolta di novelle e storie brevi sui costumi delle differenti classi sociali della società spagnola del suo tempo. Le due favole contenute nella busta sono  La ragazza dai tre mariti e i desideri, tradotte da Giuseppina De Vita, sicuramente poco conosciute ma che regalano un puro godimento. La prima racconta di un padre che deve dare in moglie la figlia e le presenta tre pretendenti tra cui scegliere. Lei li vuole tutti e tre ma il padre decide di sottoporli ad una prova: solo chi le porterà il tesoro migliore e più raro potrà sposarla. Contrariamente a quanto ci si aspetta, i tre tesori sono complementari e serviranno tutti e tre per salvare la fanciulla. La seconda invece racconta di un’anziana coppia che si lamenta di continuo desiderando ciò che non ha, senza apprezzare ciò che invece possiede. Mentre i due fanno a gara a chi desidera di più, appare all’improvviso la Fata Fortunata che promette loro di esaudirne i sogni ma solo se il terzo è comune. Senza accorgersene la donna esprime il desiderio di una salsiccia di sanguinaccio che si materializza in un battibaleno. Il marito, infastidito per il desiderio sprecato, le augura che la salsiccia le si infili nelle narici. Detto fatto. Il terzo desiderio, che avrebbe dovuto arricchire i due con poderi e case da re, è di rimanere come erano. La Fata dice loro: “vedete quanto ciechi e sciocchi sono gli uomini che credono che la soddisfazione dei loro desideri li possa rendere felici? Ricco è colui che possiede tutto, ma felice è colui che non desidera nulla”.    

Felice è dunque chi non desidera nulla. Felice allora di aver letto queste favole e di aver scoperto un’autrice che non conoscevo. Felice di amare i libri. Felice di essere curiosa. Desideri? Si ne ho, ma li tengo per me. Non si sa mai!

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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