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Martedì, 24 Luglio 2018 07:06

Agnese Visconti e l’amore non contemplato In evidenza

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Ci sono tre motivi per cui dire grazie ad Adriana Assini, autrice del romanzo storico “Agnese, una Visconti” edito da Scrittura&Scritture, collana Voci. Primo: aver riportato alla luce la storia di una donna vissuta in epoca medievale di cui si era cercato di cancellare il suo nome “dalla memoria del mondo”.

 

Secondo: aver raccontato in maniera sublime e al tempo stesso rigorosa una pagina di storia della nostra Italia. Terzo: averci ricordato quanto è bello leggere libri ben scritti. Tre ottimi motivi per sprofondare tra le pagine di questo romanzo che ci propone una passeggiata nella storia del 1300, in piena epoca medievale, in una Italia fortemente frammentata sia politicamente che geograficamente ma anche fortemente caratterizzata dal progressivo passaggio dal mondo antico alla modernità. In particolare la storia si svolge tra il ducato di Milano, dove governa la famiglia Visconti, e il ducato di Mantova, dove regna la famiglia dei Gonzaga. La protagonista è una donna, Agnese, figlia di Bernabò Visconti, Signore di Milano, uomo potente a capo di uno degli Stati più estesi della penisola. Il suo destino è andare in sposa a Francesco Gonzaga, poco più giovane di lei, per interessi politici legati ad alleanze tra casati. L’amore non c’entra nulla in questa come in tutte le storie dinastiche di tale periodo, le unioni sono il frutto di ragion di Stato che nulla hanno a che vedere con i sentimenti. L’ostilità nutrita per Mantova e per l’imposizione di un matrimonio d’affari cresce col tempo anziché affievolirsi e la piccola donna compie la sua battaglia solitaria per l’affermazione dei propri diritti e della propria libertà.

Delicata come una rosa, ma forte come una “ginestra dalle radici tenaci e dalla fioritura d’un giallo così lucente da conferire lustro perfino ai terreni più sassosi” Agnese non si arrende al sistema di ingiustizia e di soprusi cui è sottomessa, e forse questa è la sua colpa più grande. Fiera ed orgogliosa al pari del padre, anche di fronte all’impossibilità di assicurare l’erede maschio ai Gonzaga, non abbassa la testa e difende strenuamente la sua famiglia, le sue origini, la sua città, il suo pensiero. Donna illuminata e colta, esprime la sua grande modernità preconizzando la possibilità di un governo al femminile.

Anche una donna, se educata all’arte del governo, è in grado di amministrare un regno.

dirà al marito in seguito alla nascita della primogenita Alda. La sua educazione è curata dalla madre, la bellissima Beatrice della Scala chiamata da tutti Regina per il suo portamento regale, donna “attraente, erudita, elegante, ammirata, influente” che per trent’anni tiene ben saldo nelle mani lo scettro di San Giovanni in Conca e il matrimonio con il Visconti. Un’educazione fatta di studio, di libri, di musica “ristoro delle anime tristi” al punto che la letteratura e la poesia diventano le uniche compagne di vita. “La libertà viene da un libro” dirà Agnese in un momento di grande sconforto e proprio gli ambiti letterari saranno gli unici a convivere con un sistema sociale e di potere oppressivo nell’epoca medievale. Tanti gli intrighi raccontati da Adriana Assini, tante le finestre che si aprono sulla storia. Intorno alla vicenda di Agnese ruota quella di una grande Signorìa che con il conte Gian Galeazzo Visconti, nipote di Bernabò, conoscerà la più grande espansione giungendo fino all’Italia centrale. E’ un periodo illuminato di grande floridezza economica in cui l’agricoltura è ben avviata e l’industria della seta fiorente. 

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L’autrice di Agnese ha il potere di rendere la storia vivida, il suo linguaggio fluido e garbato, frutto di una importante frequentazione della storia, ci fa entrare nel libro accanto ai protagonisti. L’affresco che dipinge è pastellato e rispettoso degli usi e dei costumi, il lettore riesce a respirare le atmosfere che regnano nelle stanze di palazzo e ad assaporare le gustose pietanze dei ricchi banchetti di corte. Vede l’alba, sente freddo, avverte il peso dell’umiliazione, vive l’ebbrezza delle cavalcate, piange i lutti. Adriana Assini fa rivivere Agnese Visconti, donna ingiustamente dimenticata dalla storia, e il suo dramma.

“Siamo ombre. La luce non è di questo regno”

Eva Bonitatibus

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Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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