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luciano scaccaglia foto 2Non è facile spiegare il Vangelo, bisogna avere fede. Non è facile raccontare degli Evangelisti, bisogna comprendere le “anime” della Chiesa. Non è facile scrivere sull'Evangelista che ha dipinto Gesù come un rivoluzionario, un rivoluzionario originale, un rivoluzionario nell'amore. Per citare Pier Paolo Pasolini, regista de “Il Vangelo Secondo Matteo”: 'mi sembra un'idea un po' strana della Rivoluzione questa, per cui la Rivoluzione va fatta a suon di legnate, o dietro le barricate, o col mitra in mano: è un'idea almeno anti-storicistica. Nel particolare momento storico in cui Cristo operava, dire alla gente 'porgi al nemico l'altra guancia' era una cosa di un anticonformismo da far rabbrividire, uno scandalo insostenibile: e infatti l'hanno crocifisso. Non vedo come in questo senso Cristo non debba essere accepito come Rivoluzionario'. Don Luciano Scaccaglia nel suo libro “Un pubblicano di nome Levi, un evangelista di nome Matteo” riesce perfettamente a descrivere la “Rivoluzione” che Matteo attribuisce a Gesù. Lo spiritualismo concreto di cui parla Matteo non è un ossimoro ma è l'elevazione dell'uomo verso Dio attraverso le azioni della vita terrena. Non esiste gesto della vita quotidiana che non elevi l'uomo verso Dio. Non è solo la preghiera ma anche la manifestazione di amore puro e disinteressato verso il prossimo ad avvicinarci a Dio.

Il libro di Don Luciano Scaccaglia apre gli occhi del lettore su questo aspetto importante fornendo nozioni teologiche fondamentali per comprendere la Parola senza fraintendimenti, attraverso una analisi logica e razionale che lascia poca speranza alle chiusure mentali. La Parola di Gesù, trascritta da Matteo racchiude un messaggio di AMORE. Amore di un figlio che si è fatto uomo e si è affidato alla volontà del Padre. Amore verso il prossimo, che vede il figlio di Dio sceso tra gli uomini come messaggero di PACE. Come spiega don Luciano Scaccaglia, citando Ireneo di Lione (II sec. dC) l'evangelista Matteo è rappresentato con l'immagine di un uomo, l'essere più nobile del creato. Non a caso il Vangelo di Matteo comincia proprio con la descrizione della genealogia di Gesù, come a dimostrare che Gesù si è fatto uomo e come uomo, tra gli uomini predica la pace, la misericordia, la carità, la fratellanza e la povertà (soprattutto la povertà!) che sono “doti” contemplate nelle BEATITUDINI. Cito le stesse parole che Padre Alex Zanotelli ha usato nella prefazione del libro “Il Gesù Matteano emerge in particolare nelle Beatitudini...Nelle Beatitudini Matteo offre alla comunità un maniera di vivere alternativa a quella dell'Impero Romano... Non deve essere stato facile per la comunità di Matteo viverle queste Beatitudini e forse anche la Chiesa di oggi è lontana dal viverle nell'odierno Impero del Denaro”. Don Luciano Scaccaglia lo spiega in modo diretto: “Le Beatitudini non sono un complesso di leggi e di norme... neppure un elenco di doveri cristiani da presentare a Dio. Celebrano invece la priorità della Grazia liberante di Dio che sceglie i poveri per realizzare il suo disegno di salvezza”. Un messaggio forte, che va oltre la spiritualità cattolica fondendosi con i principi laici di uguaglianza e fratellanza. Gli stessi principi che sono stati letti, accolti e interpretati da Pier Paolo Pasolini, ateo per sua stessa ammissione, nel film “Vangelo Secondo Matteo”

 


 

Questo a sottolineare come, l'uomo che ha raccontato Gesù sia stato capace di dettare principi etici universali che l'umanità intera è invitata a cogliere e perseguire. Il libro “Un pubblicano di nome Levi, un evangelista di nome Matteo” fornisce una interpretazione analitica e oggettiva del Vangelo “per scoprire la parola di Dio al di là delle incrostazioni culturali”.

 

Per info:

Don Luciano Scaccaglia

Comunità Santa Cristina, Parma

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Anna Chiara Blasi

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Canto di Natale (A Christmas Carol) è la più classica delle storie natalizie. Romanzo breve di genere fantastico del 1843, dalla penna di Charles Dickens, è stato reinterpretato al cinema e al teatro, utilizzato anche a scopo didattico e rivisto in chiave fumettistica oltre che nella più tradizionale delle vesti letterarie.

 

 

L’opera rappresenta una finestra di tempo, senza tempo.

 

Si rinviene in senso più ampio, lo spaccato di una Londra cieca e costellata da analfabetismo, povertà e sfruttamento minorile. Un’immagine fin troppo vivida di quanto ancora non sia cambiato nel mondo. È forse proprio questo il trait d’union.

 

Oltre a ciò, si attesta come espediente ideale, usato dall’autore per criticare le faglie di una società arretrata e brutale, soprattutto nei confronti dei più deboli. Per contro, non manca di offrire uno spiraglio di speranza e quindi di luce finale.

 

Il burbero protagonista, Scrooge, ricco finanziere, avaro al punto da non vivere se non in funzione della sua satolla cassaforte di denari e fortemente opposto all’idea del Natale, si converte di fronte a un’evidenza cristallina e inconfutabile che gli si manifesta per il tramite di tre fantasmi che vanno a turbare la sua personale notte di Natale.

 

L’amico e socio in affari, Marley, morto, gli appare per primo per introdurre quello che sarà un “cammino onirico” di analisi del dolore e redenzione.

 

Il riflesso del Natale Passato gli propone cartoline della sua infanzia, desolata d’affetti; non ha che il nipote Fred al suo fianco, ma l’opposizione al ragazzo è totale, tanto da fargli rifiutare tutti i suoi inviti a trascorrere le festività in famiglia.

 

scrivere 1Il Natale Presente lo fa ridestare dopo ore di cupa disperazione e terrore. Scrooge si ritrova a osservare la famiglia di Bob Cratchit, suo lavorante, sfruttato, maltrattato e non pagato come si converrebbe, con un figlio gravemente malato al quale non può garantire le cure.

 

La nebbia accoglie il Natale Futuro, accompagnatore silenzioso e triste. Il vecchio brontolone vede la proiezione del suo funerale, momento in cui subisce lo scherno di quanti lo hanno conosciuto nella vita.

 

Al risveglio, scopre con sollievo di essere in tempo per rimediare. Va per strada e fa doni, consente al piccolo Tim (figlio del suo dipendente, al quale corrisponderà finalmente uno stipendi dignitoso) la guarigione e soprattutto accoglie finalmente l’invito del nipote Fred.

Un circolo che si chiude. Un lieto fine di senso, che vale come auspicio generale.

 

 

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scrivere2Storie Universali. È questa la sensazione che si ha, immergendosi nei racconti di Raymond Carver. Figlio di un operaio di segheria e di una cameriera, vive nell’Oregon, che sarà anche il luogo della sua morte. Fine dicitore, ha nelle dita il potere illusorio di distruggere e ricostruire senza mai stancare. Stana e ripone i limiti di ogni persona-personaggio, che nelle sue strade confida.

“Se hai bisogno, chiama” (Einaudi Super Et) ospita cinque racconti postumi (Legna da ardere, Che cosa vi piacerebbe vedere?, Sogni, Vandali, Se hai bisogno, chiama) e cinque racconti giovanili (Stagioni furiose, Il pelo, Gli aficionados, Poseidone e compagni, Mele rosso vivo) e passeggia sulla linea di pensiero, netto ed efficace, che solo un narratore di realtà può ricostruire con tale precisione.

Gli uomini e le donne che presenta sono visi e umori di un’America dall’aria avida e veloce. Le pagine di Carver propongono cene in compagnia di sconosciuti, ristoranti periferici e sudici, sguardi non ricambiati, bambini che giocano in giardino e che sono portati via dal fuoco di una notte distratta. Sono mamme che lavorano incessanti, rapporti in crisi e dagli esiti mai prevedibili, sono una partita a scacchi con la solitudine, sono lettere che non si riesce a scrivere, sono l’aria profumata di neve e i cavalli che invadono i giardini del pensiero. Sono figli che scelgono percorsi difficili, cameriere sgarbate e pettegole, sono letti ipocriti, sono parole che non si ha il coraggio di pronunciare.scrivere carver

Eppure non trasmette l’ansia del confinare. Non categorizza, non giudica. Ha il potere di riflettere come avviene in uno specchio. Con la differenza che riesce a entrare, talvolta in modo “sgarbato” e rumoroso, nell’osservazione stereotipata delle cose del mondo, capovolgendole e rendendole cristalline. Ne scrive in prefazione Valeria Parrella: “Stava già accadendo tra i lettori di Raymond Carver di scoprire che le storie di tutti i giorni, quelle che non hanno eroi speciali di cui ricordare il nome, fossero letteratura. I racconti di Carver sono piccole, brevi incursioni nelle case degli altri, dalle finestre, dai tetti, dalle cassette della posta”.

Un intreccio di trame si potrebbe pensare, che ha sempre il gusto del sospeso. E lascia tracce indelebili di senso. Accostare le due estremità di un libro come questo non vuol dire chiudere una partita. Al contrario, significa ritrovarsi in una sfida. Si esce di scena dalla vita di un vicino e si rientra nella propria. Con una consapevolezza differente, che lascia, nostro malgrado, fin troppi conti in sospeso.

Conclude Tess Gallagher, la moglie, nell’introduzione: “Questo libro è come la pioggia raccolta in un serbatoio: acqua venuta direttamente dal cielo. In qualunque momento, possiamo tuffarci in essa e lasciare che ci ristori e ci sostenga.

Seguiamo il consiglio e, in questo caso, evitiamo di ripararci.

 

Virginia Cortese

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scrivere1Eugenio Scalfari, autore (tra gli altri) di Incontro con Io, sorprende per la sua capillare abilità da narratore.

Non esclude l’inclinazione giornalistica nelle 214 pagine, edite da Einaudi, e accompagna il lettore in un mondo mitologico eppure presente, al fine di rendere più semplice la lettura del viaggio più avvincente che ci è dato di compiere, la vita.

Tra amore e odio, intelligenza e cuore, fantasia e immaginazione, il gioco delle dicotomie si protrae in modo scientifico, per riportare il “viaggiatore” al punto di partenza; come se il percorso affrontato, fosse circolare. Di infiniti punti.

L’Io che si scopre, si misconosce, si dilata e si contrae, si scruta, si interroga e in funzione delle risposte vive solitudini o allegrie effimere.

La casa dell’infanzia, la soffitta con la finestra che lascia intravedere gli arrivi e le partenze delle navi; la nostalgia di una felicità del tutto personale, intima a livello midollare; i profumi che riallacciano i nodi dei ricordi; le associazioni dello spazio e del tempo, interno ed esterno; i risvegli meditati e i pensieri che acquisiscono consapevolezza con l’età.

E poi v’è il destino, “un sentimento primario prima di diventare un’elaborata immagine dell’intelletto”.scrivere2

Come per Odisseo, l’interrogativo dell’uomo vive numerose fasi e affronta nella matericità corporea e mortale, la furbizia e la saggezza, la ferocia e la clemenza, il gusto del potere e la sete di conoscenza, l’impulso ad andare oltre e il desiderio di ritornare.

Dal Sentimento del tempo alla Mente Riflessiva; da Gli amori di Narciso a La Sapienza di Circe, i 15 orizzonti di senso, quelli in cui Scalfari ha diviso il suo avvolgente libro, sono istantanee di una storia personale, di un carisma riconoscibile il cui tetto è il cielo stellato.

Di me soltanto di me infatti si trattava e me io stavo cercando di decifrare senza riuscirvi, perché scoprivo di volta in volta che quel me era continuamente mutevole, non afferrabile, non definibile univocamente e dunque non conoscibile neppure da me stesso, che pure ero lui così come lui era me.”- afferma laconico, colui che ascolta attentamente le visioni contrapposte di chi afferma la contraddizione in termini di Caso e Destino.

Non sono io che ho fatto il mio libro- conclude Scalfari in postfazione- ma il mio libro che ha fatto me.”  

 

Virginia Cortese

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sCRIVERE Muriel BarberyIn una Parigi borghese e annoiata, due modelli femminili si abbracciano in un'intesa silenziosa e affascinante di sensi e intelletto. Paloma, dodicenne di buona famiglia, acuta e presente al mondo, curiosa e irriverente, disinteressata e critica nei confronti di sovrastrutture ereditate per destino. Renèe, portinaia, sciatta, anonima all'osservazione prima, convive con un pigro gattone e ha un unico obiettivo...terminare una giornata lavorativa senza avere interferenze e interazioni. Nel microcosmo del 7 di Rue de Grenelle, stabile nel quale la ragazzina vive e la donna lavora, le due intenzioni si incontrano e si abbracciano. La Barbery ha un talento unico nel trattenere in attesa sospirante il lettore. Un appuntamento del tutto casuale con l'inusuale restituirà ai due universi un'amicizia infinita. Un cielo di persone e di personaggi costella le vite, che si ritrovano colorate e originali.

 

La giovane frustrazione di Paloma, disegnata dall'amore per l'arte e convivente delle convenzioni di un modello familiare psicopatologico, sCRIVERE eleganza del riccioviaggerà nella stanza delle meraviglie di Renèe: il luogo 'protetto' dall'incursione di un mondo distratto e ignorante, accecato dai lustrini di un'apparenza vuota. Una libreria-scrigno, una poltrona antica e un lume a sostenere il 'vizio' per la bellezza di una donna che incontra l'amore e lo lascia per lo stesso inesorabile fato che l'ha resa unica. L'eleganza del riccio (edizioni e/o) è una finestra lucidissima di incontenibile nostalgia per un ideale anelato e mai raggiunto se non attraverso i nastri del pensiero.

 

Virginia Cortese

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giorni di spasimato amore

Struggente. Questo è l’aggettivo che mi viene in mente dopo aver letto il romanzo di Romana Petri. Una storia d’amore tra Antonio e Lucia che lascia senza fiato, due persone fuori dal comune che vivono il loro amore nella sospensione più totale. Il mare luccicante dello splendido golfo di Napoli ne fa da cornice e da sostanza, un orizzonte non troppo lontano nel quale riporre ogni aspettativa di redenzione.

E poi l’arco temporale nel quale si svolge la vicenda, un attraversamento degli anni più significativi della storia italiana: dalla guerra, all’avvento degli anni ’50, per finire negli anni ’70. Un affresco di quella che fu l’Italia della devastazione e poi della ripresa sociale ed economica, con alcuni flash sulla storia del costume del popolo italiano. La curiosità di comprendere appieno la parola “struggente” mi ha portato a cercarne il significato sul vocabolario: consumare lentamente, causare dolore, sofferenza. E’ ciò che accade ad Antonio, il protagonista di Giorni di spasimato amore, Longanesi editore, che si consuma lentamente aspettando che il suo amore ritorni, affacciato al suo balconcino che da’ proprio sul mare. Una lacerazione interna che diventa ogni giorno più profonda, alimentata da un “desiderio che fa paura”, un’attesa senza certezza, e dalla consapevolezza di non essere compreso dagli altri. Antonio vive con la madre, la signora Silvana, che si consuma anche lei nella sofferenza. Quella di non poter vedere il figlio felice e che fa di tutto per consegnarlo ad una vita “normale”. Un sogno ormai riposto nei cassetti del suo armadio da tanti, troppi anni, da quando Antonio si annulla nell’immagine di quella che sarebbe potuta essere la sua storia d’amore accanto a Lucia. E poi c’è la derisione dei vicini di casa che lo considerano pazzo e quella dei colleghi di lavoro dell’ufficio postale in cui occupa il posto appartenuto prima al padre. Si aggiunge l’odio provato da Teresa, donna prorompente con la quale Antonio contrae matrimonio per insistenza della madre. Un’unione destinata a sciogliersi subito dopo a causa dell’assoluta indifferenza manifestata da Antonio nei confronti della donna. Antonio e Lucia, due corpi e un’anima sola: morire e continuare a vivere allo stesso tempo. Un amore nato da uno scontro, quando ancora ragazzini correvano da due parti opposte della strada per andare al mercato nero a fare provviste. Un impatto fragoroso tra i due corpi e poi tra questi e il suolo, in quello esplosivo del più grande conflitto umano: la seconda guerra mondiale. La storia infatti nasce il 4 marzo 1943, quando dopo qualche mese Napoli viene bombardata, distruggendo anche il trecentesco Monastero di Santa Chiara cui venne dedicata la bellissima canzone di Giacomo Rondinella. Lucia, bellissima ragazza dalla lunga treccia nera e dagli occhi screziati d’oro, va via portata altrove da una pallottola ma poi ritorna. Come le onde del mare, che vanno e vengono. E dalla profondità del mare esce fuori la verità di un romanzo che esplora nel profondo la psiche umana disegnando un atlante dei sentimenti. Uno su tutti: la nostalgia. Una nostalgia intensa, totale, avvolgente, dolcissima, scarnificante, che porta alla vita e che porta alla morte. Una nostalgia che uccide e tiene in vita il protagonista in una sorta di limbo che divide zoè e thanatos, realtà e immaginazione. Una storia che entra e esce dal tempo e dallo spazio senza intoppi, buio e luce di un destino scritto in quell’orizzonte cucito tra cielo e mare. Un bagliore che è approdo per Antonio e punto di partenza per Lucia. Che nella luce scompare di nuovo. In queste pagine Romana Petri ci regala una storia piena d’amore, in cui le fragilità degli uomini vengono messe a nudo senza scherno e senza rivalsa.

Eva Bonitatibus 

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