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Scrivere

Non che me n’abbia strutto il tormento, l’uggia o il rovello, nelle roventi veglie delle notti agostane, inframmezzate ai dì di generosa pioggia. No. Tuttavia la domanda diretta e semplice di mia figlia, durante una normale conversazione d’inizio estate, rimaneva senza una precisa risposta. Io scrivo recensioni? D’istinto la risposta già c’era, in effetti, ed era no. Tuttavia, come spesso accade, c’è una differenza sostanziale tra rispondere ed argomentare. Grato una volta di più alla mia memoria emotiva, recuperavo un libriccino stampato nel 1990 per i tipi di Marcos y Marcos, dal titolo Leggere, recensire, dove sono raccolti quattro saggi brevi brevi di Virginia Woolf (“chi è Virginia Woolf?”!!) sulle letture, sullo scrivere lettere, sui libri e, in ultimo, sul recensire, appunto. scrivere 1 Sono poche paginette: durano due fermate o tre per chi legge nella metro, la metà di un mezzo toscano, il tempo di un goccio di stravecchio o appena il doppio della media di uno dei governi nazionali tra il ’70 e il ’77 (bei tempi), ma sono dense. La signora Virginia rammenta come la recensione sia attività relativamente giovane, nata assieme ai giornali, e rivolta, beninteso, verso opere di letteratura d’immaginazione (poesia, teatro, narrativa), giacché se si passa ad opere di politica, economia ed altro, il discorso si fa differente. Ciò basterebbe a costruirmi la mia risposta. Il saggio, però, prosegue nell’indicare con immediatezza e lucidità gli elementi primi del mestiere del recensore e le relazioni e le influenze naturali della di lui attività nei confronti degli altri soggetti interessati nel panorama librario. Passare al vaglio la letteratura contemporanea, fare pubblicità all’autore e informare il pubblico, queste sarebbero le tre parti delle quali si compone il profilo del recensore. Il lettore, certo, ma anche lo scrittore e l’editore sono i suoi interlocutori. E’ peraltro degno di nota il fatto che già nel ’39 la signora Woolf osservasse come le recensioni diventassero obiettivamente tante, troppe, sì da neutralizzarsi tra di loro, e come rischiassero talvolta di sollecitare più la vanagloria che l’autocritica degli autori stessi. Chiarito che non si stesse parlando, invero, di critica letteraria, che è altro, l’autrice suggerisce allora che l’utile ruolo del recensore potesse ancora essere quello di alimentare un dialogo continuo con gli autori, partendo dal “perché mi piace o non mi piace questo libro”. E’ questa narrazione dialogante, parallela alla letteratura stessa, che farebbe bene, se bene intendo io anche, alla produzione letteraria e, quindi, al lettore. Ciò tutto mi piace, mi incuriosisce. scrivere 2 Ma per tornare alla domanda di mia figlia: no, non scrivo recensioni. Io scrivo, in queste modestissime righe, e rispettosissime delle altrui maggiori competenze e degli altrui punti di vista, di quello che vedo nel mondo dei libri e del leggere. Di come si tenta di indirizzare, gestire, esaltare, sacrificare o sopprimere gusti, esigenze, necessità e tendenze, di dare o togliere possibilità di approfondimento, di come il semplice mutare degli strumenti alle volte nasconda il mutare dei contenuti. Mi piace scrivere pensierini su biblioteche e statistiche sulla lettura e l’istruzione, sullo scrivere come esercizio di libertà e sul conservare documentata memoria come presupposto per esser critici. Mi interessa molto scoprire, e riferire con la spontaneità del neofita, come il libro e il potere spesso ingaggino battaglie e mi piace, per come so, studiarle, queste battaglie. Da che parte sto? No, non scrivo recensioni, quasi direi che faccio politica. Leggetelo, Leggere, recensire, a me è piaciuto perché …

Rocco Infantino

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valigia di libri

“Ho scoperto prestissimo che i migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo senza chiedere nulla.” Tiziano Terzani

E si parte! Tutti a bordo di un libro aperto a metà, le pagine dispiegano le ali, la brossura punta in alto e … si vola!! Perché leggere è un modo di viaggiare senza ali, volare su un veliero immaginifico senza meta, se non quella del piacere. E in questa calda estate tante sono le proposte editoriali per intraprendere viaggi indimenticabili. L’importante è riempire le proprie valigie di libri, solo di libri e poco altro. Romanzi e racconti scritti da creativi di tutto il mondo per concedersi momenti di puro straniamento, quello assicurato non solo dai classici, ma anche dalle pubblicazioni fresche di stampa. Come ogni bagaglio che si rispetti occorre mettere un po’ di tutto, come dire, libri per ogni situazione.

In passato sono stati formulati cataloghi con l’indicazione di libri per ogni stato d’animo, oggi ci sono i social network dedicati ai libri che assolvono a questa funzione. Tra tutti Zazie.it, uno strumento attraverso il quale il lettore può creare la propria libreria virtuale, archiviare, votare e recensire i libri e gli ebook che ha letto, curiosare nelle librerie degli altri per scoprire nuovi autori e percorsi di lettura. La caratteristica di questo social è poter associare, appunto, un libro allo stato d’animo del lettore.

E poi ci sono i libri che parlano di libri che curano malanni e patologie psichiche. Infine ci sono scrittori e saggisti che consigliano i libri giusti per l’estate e per tutte le stagioni. Insomma è un gran divertimento tra titoli, copertine e autori.

Kapuscinski Ma c’è un libro in particolare che mi piace proporre ai lettori di Gocce d’autore. Si intitola In viaggio con Erodoto scritto dal polacco Ryszard Kapuściński ed edito da Feltrinelli. Lui parla di un viaggio appunto, quello che Erodoto compie nella storia e lo paragona ad un reporter della storia, un giornalista dei tempi moderni. Oltre a raccontare come la Grecia abbia ritardato di secoli l’avanzare dell’Asia in Europa e la brama di potere dei satrapi, Erodoto descrive i meccanismi dell’animo umano, le sue grandezze, i suoi errori. E la grande lezione che ci fornisce Kapuściński attraverso questa narrazione è il suo atteggiamento verso la scoperta, la conoscenza. Fare il reporter oggi vuol dire avere la testardaggine del bambino che assilla il padre con innumerevoli ‟perché?” e la certezza che tutte le culture, anche le più lontane, fanno parte dello stesso unicum che è l’uomo.

Buona lettura amici e buona estate a tutti!

A cura della Redazione

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scri dimmi1

Una libreria, una città e una donna. Sono questi i protagonisti del nuovo romanzo di Luca Bianchini, Dimmi che credi al destino, Mondadori editore, le cui sorti si intrecciano inesorabilmente fino a formare un unico groviglio. Un fitto intreccio di storie personali complesse e irrisolte, che tornano a bussare alle porte dei personaggi che movimentano le pagine di questo libro. La vicenda fa riferimento ad una storia vera, l’Italian Bookshop in Cecil Court a Londra gestita dall’italianissima Ornella Tarantola, una donna “rifugiata” nella capitale britannica che adotta soluzioni di ogni tipo pur di scongiurare la chiusura della libreria.

Il libro nasce con l’obiettivo di raccontare la storia di una paventata distruzione, ovviamente romanzata dall’autore, affinché la libreria italiana continui a vivere nel palazzo londinese che purtroppo sarà abbattuto. E’ lo stesso Luca Bianchini ad appellarsi, in appendice, a tutti i suoi lettori perché sostengano questo “posto speciale” raccontando la vita di una donna “fuori dal comune”. Ebbene la storia risente della verve dell’autore, è effervescente, dinamica, ricca di siparietti divertenti in cui si confrontano la “cazzimma” tutta italiana e l’austerità tutta inglese. Ma soprattutto c’è una grande verità nelle parole di Bianchini, la ricerca di una serenità che nessun luogo può assicurare finchè non si crea spazio all’interno della propria anima. Ed è proprio questo il filo conduttore della storia, il filo di Arianna che si svolge nei labirinti reconditi di tutti i personaggi del libro. Ognuno fugge da qualcosa e cerca riparo in una città straniera dove nessuno possa conoscere i propri trascorsi. scri dimmi2

Ma tutti, prima o poi, sono chiamati a confrontarsi con quanto ci si è lasciato alle proprie spalle. E per fortuna Ornella riesce a farlo grazie alle persone di cui si circonda e che le manifestano tutto il proprio sentimento di amicizia e amore. A partire dall’amica Patti che da Milano corre a Londra per fare la crocerossina, anche a se stessa, per giungere a Mr George, l’anziano signore conosciuto al parco che emana tranquillità ed equilibrio. E poi il napoletano Diego, anche lui alle prese con le sue pulsioni amorose e la british Clara che condivide con Ornella lo spazio della libreria. A Bernard, il vicino di casa, è affidato l’ultimo colpo di scena.

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E’ insomma una commedia romantica, una favola a lieto fine, in cui le burrasche della vita sembrano trovare pace e confluire verso un'unica strada che è poi quella di tutti i personaggi. “Non c’è scadenza nella vita, finché hai le forze!”

Eva Bonitatibus

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Sette giorni di libri, dibattiti, arte e musica nei luoghi più suggestivi del centro storico di Salerno. Dal prossimo 22 giugno parte infatti il Festival Salerno Letteratura con i grandi nomi del panorama culturale italiano. La terza edizione spazia dalla letteratura alla musica, dalla filosofia alla Graphic novel e terrà alcuni incontri dedicati alla memoria storica.

Tra gli incontri più interessanti viene segnalato quello con Vinicio Capossela, autore di Il paese dei coppoloni, Feltrinelli, fra i candidati al Premio Strega, Antonia Arsian con Il rumore delle perle di legno, Rizzoli, Corrado Bologna e Marcello Simoni.

Sarà presente uno dei fenomeni editoriali più interessanti degli ultimi anni: il ventiduenne Antonio Dikele Distefano, definito il “nuovo Fabio Volo”, autore di Fuori piove, dentro pure. Passo a Prenderti? edito dalla Mondadori. Altri incontri sono previsti con gli scrittori Michela Tilli e Lorenzo Marone, con Lia Levi ed Elena Loewenthal e le presentazioni dei libri di Franco Di Mare e di Silvia Truzzi. Fra gli ospiti ci sono poi Giuliano Ferrara, Roberto Esposito, Mauro Covacich e Valeria Parrella.

Il 26 giugno è la prima delle due giornate dedicate al Premio Salerno Libro d'Europa: i lettori conosceranno da vicino i cinque candidati, confrontandosi con loro sui titoli scelti quest'anno. Durante la giornata sono previsti anche incontri con Antonella Cilento, e Teresa De Sio. Stefano Benni metterà in scena una lettura teatralizzata di Cari mostri, il suo nuovo libro di racconti dell'orrore pubblicato da Feltrinelli.

Il 27 giugno saranno in città Achille Bonito Oliva, Massimo Carlotto, Eva Cantarella, Friedrich Ani, Andrea Vitali e Tiziano Scarpa. Sarà anche il giorno in cui verrà eletto pubblicamente il supervincitore del Premio Salerno Libro d'Europa. Il Festival chiude in bellezza il 28 giugno, con Mario Andreose, Cesare De Seta, Antonio D'Orrico, Stefano Rodotà, Valerio Massimo Manfredi, Donato Carrisi e Maurizio De Giovanni. In chiusura, un altro evento dedicato all' “odissea” di Leopold Bloom, con una talk-conference dal titolo Ulisse: fra gli ospiti, il traduttore italiano di Joyce Enrico Terrinoni.

Tutte le sere a Largo Barbuti si svolgerà il Dopofestival con tanta buona musica, uno degli eventi organizzati in collaborazione con il Festival delle Generazioni.

A cura della redazione

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Quandodecidiamo1 “Un pensiero viene quando vuole, non quando voglio io”. Così comincia il libro di Mauro Maldonato, psichiatra e professore di Psicopatologia generale, dal titolo “Quando decidiamo siamo attori consapevoli o macchine biologiche?” edito dalla Giunti. Un saggio che prende le mosse da un riferimento letterario, biografico se vogliamo, che riporta alla mente i famosi casi di Oliver Sacks raccontati nel “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello”. Mauro Maldonato riporta l’incontro con un proprio paziente afflitto dall’incapacità di scegliere la “parola successiva” nei suoi discorsi per avviare la sua analisi sulle attività consapevoli e inconsce della mente umana.

Ciò che propone l’autore, i cui ambiti di ricerca sono la coscienza, il decision making, la creatività e l’innovazione, è una lettura nuova del fenomeno che poggia le sue solide basi sulle teorie tradizionali e sulla scuola del passato. Senza rinnegare quelle, ma invitando a guardare alle nuove prospettive della ricerca, Maldonato afferma che occorre cercare nuovi territori che vadano oltre l’inconscio e la coscienza. In sostanza si tratta di andare a ripescare le scoperte effettuate da neurologi e psichiatri della prima metà del XIX secolo e di proseguire il cammino della ricerca. Perché è necessario dimostrare che la mente ha una propria vita e che esistono processi invisibili che vanno ri-conosciuti per affrontare meglio la vita e le sue pulsioni. MauroMaldonato2

Una prima distinzione è tra mente e consapevolezza, che non coincidono né sono sinonimi, bensì forze sincroniche che nutrono diversamente il cervello affinchè regoli le proprie azioni e ne determini i comportamenti. L’analisi condotta dallo psichiatra attribuisce notevole importanza alle emozioni, stimolo per l’assunzione di decisioni, di cui l’uomo non può fare a meno. La mente va quindi considerata non come qualcosa a se stante, ma conglobante, ossia tutt’uno con il corpo umano. “Senza il corpo, senza le sue capacità sensoriali e motorie, molti aspetti del pensiero e della conoscenza umana sarebbero inspiegabili”, scrive l’autore in prefazione. Dunque l’uomo è ciò che sente, ciò che vive, ciò che mangia, ciò che respira. E un fattore decisivo alla capacità di scegliere e quindi di decidere è affidata all’incertezza, ai vaghi orizzonti che un’avventura potrebbe offrire. Ciò che il poeta spagnolo Antonio Machado esprimeva con i versi “caminante, no hay camino, se hace camino al andad”, ossia “viandante non c’è cammino, il cammino si fa andando”, diventa una vera e propria sfida per l’uomo. Un approccio che apre numerosi scenari per l’uomo che di fronte alla sorpresa attiva i propri infiniti sensori.

Eva Bonitatibus

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Sono quasi le cinque del mattino e un giovane giornalista affetto da insonnia passeggia per i vicoli di Napoli cercando di quietare la propria ansia. Sul più bello si trova davanti ad un orso marsicano disteso a pancia all’aria completamente immobile. Che sorpresa! Che ci fa un animale di tale dimensioni nei quartieri spagnoli? E soprattutto come ci è arrivato? E da dove? Dorme o è morto? E se è morto, chi lo ha ucciso? E perché? Un avvertimento di camorra? Un incidente? Il groviglio dei quesiti che si affastellano nella mente di Tony Perduto, questo il nome del cronista freelance, e dei lettori del giallo di Antonio Menna, giornalista napoletano anch’egli, intitolato Il mistero dell’orso marsicano ucciso come un boss ai quartieri spagnoli, Guanda editore, fa crescere la tensione. E il sonno è “perduto” per sempre.

E così il protagonista della storia si mette sulle tracce dell’orso cercando di sbrogliare l’intricata matassa. La sua curiosità, mista al desiderio dello scoop giornalistico, lo conduce ad esplorare ambienti e storie sconosciute della città. Si inabissa nella Napoli sotterranea e uno strano stupore accompagna la sua ispezione nei cunicoli bui della sottocittà. Viene a conoscenza di fatti di camorra del passato e si documenta sulla famiglia De Concito, un boss, un grande costruttore che tornò dall’America per dominare la vita economica di Napoli. Ora ci sono i suoi figli a mantenere la villa signorile fatta costruire dal padre John De Concito, una struttura imponente immersa in un parco nel quale una volta, si racconta, c’era anche una tigre. Esce fuori anche il nome di un altro camorrista, don Ciccio Martino, il boss dei mercati ortofrutticoli morto in carcere per tumore. Cosa c’entra questi personaggi con la morte dell’orso? Il giallo diventa noir e Tony si trasforma in un investigatore. E cominciano i suoi problemi.

scrivere ilgiallo2Aiutato da una amica di nome Marinella, forse qualcosa di più che una semplice amica, Tony si addentra nel mistero e scopre tante verità che lo conducono dritto dritto alla soluzione del crimine. Passando per lo zoo vicino Napoli e per il circo di Renato Orfeo in quei giorni in città, rischia la pelle e nonostante il motorino incendiato come forma di avvertimento, prosegue la sua ricerca. 

Il romanzo è divertente e i colpi di scena orchestrati sapientemente dall’autore riempiono le pagine di verve ed ironia. La descrizione dei personaggi che circondano la quotidianità del protagonista regalano affreschi di pura napoletanità. Non solo. Antonio Menna dipinge una città che non è solo quella della camorra che uccide e macchia di sangue le strade. E’ una Napoli dalle tante sfumature e dai suoni che ne riempiono le strade. E’ una città che sa raccontarsi, che ha il sapore delle tradizioni antiche, dei fatti che si passano di bocca in bocca, della vita consumata nei bassi. Dietro ogni personaggio c’è una storia che inevitabilmente va ad intrecciarsi con quella generale di una grande città. Si legge nei loro sguardi la genuinità, la sopportazione di una vita non al top, i sogni sfumati di gioventù. E si legge anche tanta determinazione, quella di Tony Perduto che non si arrende di fronte alla precarietà di un simile lavoro, alle umiliazioni inferte da una redazione classista, alla scarsa fiducia che di lui ha la madre, alle lezioni private a Carletto “capa ‘e puorco”.

La sua più grande consolazione è il mare. Sapere che è sempre lì ad aspettarlo e a consolarlo ogni volta che si affaccia dal terrazzo di casa. E con lui si confida. La grande e variegata umanità è probabilmente la reale protagonista del romanzo e, come avviene in ogni noir, il luogo diventa uno dei personaggi della storia. Il finale poi è una sorpresa nelle sorprese. Il lettore mai si aspetterebbe un simile epilogo, che ha una sua logica definita. scrivere ilgiallo3

Dunque, cosa ci fa un orso steso a quattro di bastoni in mezzo a via Speranzella ai quartieri Spagnoli di Napoli? Io lo so, anche Antonio Menna lo sa. Voi acquistate il libro se volete conoscere una delle storie più esilaranti e serie che abbia mai letto in questi ultimi giorni. E buon divertimento!

Eva Bonitatibus

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scrivere copertina Regista e sceneggiatore di film capolavoro, da Il bagno turco a Le Fate ignoranti, Ferzan Ozpetek delizia i suoi fan con uno scrigno narrativo affascinante e delicato, prezioso e vivido, una storia che è una delle dichiarazioni d’amore più romantiche mai tratteggiate. Reca la sua firma Rosso Istanbul (Collezione Strade Blu- Mondadori).

V’è una città al centro del mondo, con i rumori e gli assilli della modernità e i monumenti del passato. Lo specchio d’acqua, di conforto e di riflesso alla vita. Una dinastia di donne forti e bellissime, piuttosto che fragili e sagge.

Nonne, madri, amiche e amanti.

Vi sono uomini dalla consistenza dell’oro, luminosi come le estati, i cui passi sono segnati dall’intenso sapore del caffè.

Il viaggio accompagna il destino degli intrepidi. Divide e, talvolta, unisce, nel gioco cinematografico dei sensi.

Le scoperte sull’umano sono conferme di elucubrazioni d’immagine; sono moniti al tentativo di vivere senza condizionamenti. scrivere ferzan ozpetek                      

Ozpetek sigilla il principio e la fine del suo intento comunicativo: “Non dimenticate mai, la cosa più importante non è come vivete la vostra vita. La cosa che conta è come la racconterete a voi stessi, e soprattutto agli altri. Soltanto in questo modo, infatti, è possibile dare un senso agli sbagli, ai dolori, alla morte.

L’amore è il tassello decisivo, conclusivo, così come la scintilla primigenia. Manifesta il vigore del passato, la levità del futuro e la meraviglia del presente. Ciò è sufficiente a comprendere se davvero ne valga la pena.

Inesorabile come una carezza, elegante come una foto in bianco e nero. Una lettura del tempo senza tempo. Consigliata!

Virginia Cortese

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nessunodasalutare Una storia forte, dura da accettare, scomoda come tutte le storie vere della nostra società. Nessuno da salutare, un romanzo generazionale del potentino Dino Rosa appena uscito nelle librerie, racconta con estremo realismo il mondo della tossicodipendenza e della fragilità degli adolescenti. Edito da Valentina Porfidio, il libro, il secondo per il giovane scrittore talentuoso, accende i riflettori su un dramma che appartiene a tutti noi, quello della droga, dei rave party, di Scampia, dei centri di recupero, della disperazione.

Ivana, Andrea, Lorenzo sono i protagonisti di questa storia. Tre giovani con tre storie diverse che ad un certo punto si incrociano per poi dividersi, ma mai del tutto. I loro sono i volti della sofferenza e del cinismo, della forza e dell'impotenza, del potere e delle sue vittime. All’inizio sono ragazzi come tanti con la passione per le moto, per il bel vivere, per il divertimento, ma anche persone che amano l’impegno, che sognano il successo, che aspirano a brillare. Poi succede che un brutto evento segna così profondamente i loro animi da cambiarne completamente i destini.

C'è anche tanto amore in queste pagine, un amore così forte e così grande da trovare quale unica strada quella dell'eterna solitudine. Un libro che fa riflettere sul ruolo di tutti in questo mondo, dei genitori in primis e delle responsabilità, grandi, che hanno nei confronti di quei figli fragili che non vanno mai abbandonati. Un libro che accende la lampadina su un mondo che noi tutti rifuggiamo ma che purtroppo esiste e che come ben descrive l’autore, “se ci entri non ne esci più”. Non basta la forza di volontà, occorre la mano di qualcuno più grande di te. Qualcuno che sia strutturato, che conosca tutte le porte da aprire per indicare l'uscita da quel maledetto tunnel. Quanti casi come questo esistono al mondo? Tanti, troppi, e come Dino Rosa fa dire ai tuoi personaggi, non esistono strutture in grado di prevenire la discesa agli inferi.

scrivere dinorosa2 resizeIl romanzo scivola come acqua. Il ritmo è incalzante e il lettore non può staccarsi dalle sue pagine senza averlo finito prima. Merito della scrittura sicura, pulita, sincera, a conferma del successo del primo romanzo. Una scrittura che svela l’animo sensibile dell’autore, la sua prosa diventa poesia e lascia spazio al lato romantico del suo sentire il mondo.

Tante le immagini che suggestionano il lettore. Tra queste la lacrima di Ivana ormai sola che cadendo dal viso atterra sulla scrivania facendo rumore. Un tonfo nel silenzio sordo della sua solitudine che purtroppo l'avvolgerà fino alla fine.

Perfetto l’accostamento con le canzoni di Piko, musicista potentino scomparso prematuramente, le cui parole sono un tuffo al cuore. Non avrebbe potuto descrivere meglio il passaggio dalla vita all'aldilà. “Saremo vento, e il sole ci attraverserà”. 

Un libro che deve aprire gli occhi a chi non vuol vedere. Una storia che devono leggere non solo i giovani, ma soprattutto gli adulti perché imparino a stare vicino ai ragazzi e a prestare loro ascolto. I figli sono quello che vivono e se vivono nella comprensione sapranno comprendere gli altri. Se vivono nell'indifferenza saranno freddi e distaccati. Se vivono nell'amore sapranno amare. Un libro che insegna soprattutto ad amare se stessi.

Eva Bonitatibus

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