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Scrivere

scrivere

- Scusi, i libri sul fai da te?

- Scaffale ventuno.

- Non lo trovo.

- E’ da montare.

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scrivere 1

Il fatto è che non sappiamo raccontarci. Basterebbe una sola parola per toglierci dall’impiccio e dall’impaccio, invece, quando proviamo a parlare delle nostre emozioni e dei nostri stati d’animo, ci blocchiamo.

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scrivere

Abbiamo già detto altrove che un libro è anche un oggetto. Come un oggetto, viepiù siccome oggetto dal contenuto sconosciuto all’origine, spesso lo compriamo attratti verso di esso da chissàcché.

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FullSizeRenderComplici i pomeriggi quasi autunnali che s’aprono d’improvviso in questa estate, mi ritrovo a sfogliare senz’ordine libri diversi, attingendone da disparate pile nel mio studio. Sfogliare senza davvero leggere, in maniera consapevole, intendo, lasciando che la mente goda della sua ora d’aria, senza ancora riuscire a immaginarmi di che scrivere, ad esempio.

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scrivere gda

Comincio a farmi domande su dove porti scrivere di libri che parlano di libri, soprattutto se considero che non sono un esperto ma soltanto, per l’appunto, uno che legge.

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scrivere rossari 1

Come sempre a caccia di un buon libro. Non mi piacciono quelli commerciali o quelli troppo pubblicizzati. Mi sortiscono l’effetto opposto. Tranne che si tratti del mio scrittore preferito,

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scrivere Parmenide sempre lui ancora luiNon è che me ne stessi seduto in cima a un paracarro, come avrebbe soffiato Paolo Conte, ma pensavo comunque ai fatti miei. Riflettevo, documentandomi, sui rimedi, pretesi o riconosciuti, per risvegliare ad attività la ghiandola pineale.Ciò che mi si prometteva era nientemeno che la rinascita a un livello superiore di coscienza, nel quale partecipare della vita dell’Universo come parte di questo corpo esteso. Ben più che regolare i ritmi sonno veglia, insomma.

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scrivere unafavolaperlamamma 1

C’era una volta…L’immaginario collettivo vuole che siano le mamme a raccontare le favole ai propri bambini nei vari momenti della giornata. La sera prima di metterli a letto, oppure il pomeriggio, per distoglierli dalla televisione, e anche la mattina, durante la prima colazione. Tante le ore che le madri di tutto il mondo e di tutte le generazioni hanno dedicato e dedicano a questa pratica ipnotica che ha il potere di sedare i bambini e di condurli nei luoghi della fantasia con il solo uso delle parole e della voce. Oggi vorrei leggere io una favola alle nostre mamme, una storia bellissima che ho conosciuto solo di recente grazie ad una mostra fotografica sulle popolazioni Tuareg che ho visitato presso la Galleria civica di Potenza.

La protagonista di questa favola è una donna, Tin Hinan, figlia del re e della regina del regno di Tafilatet, in Marocco. Come tutte le principesse, Tin Hinan era bella, alta, slanciata “come il lungo collo dei cammelli e con gli occhi grandi e dolci come il frutto del mandorlo”. Dal padre aveva appreso l’arte di governare il paese in pace e dalla madre tutte le arti che si addicono ad una donna. Come spesso accade, però, un cugino cattivo ed invidioso imprigionò il re e la regina e si impossessò del regno. Tin Hinan fece in tempo a fuggire insieme alla sua ancella Takamat e attraversò tra mille peripezie e numerosi stenti tutto il deserto del Sahara. Caldo di giorno, freddo di notte, le due sventurate fanciulle riuscirono a giungere ad una piccola oasi sfidando la fame, la sete, la paura e la stanchezza. Ad Abalessa, questo il nome del piccolo villaggio, c’erano alcune capanne abitate da uomini e donne che coltivavano piccoli appezzamenti di terra. C’erano anche cammelli e capre ad assicurare loro sostentamento e aiuto. Questo popolo, però, non conosceva la civiltà ma accolse la principessa e la sua ancella con calore. Tin Hinan ricambiò l’ospitalità insegnando loro a leggere e a scrivere il Tifinagh, un alfabeto di antichissima origine, a lavorare la creta, a tessere e a dipingere le stoffe, a riconoscere le piante utili per curarsi. In breve tempo la piccola oasi divenne un villaggio pieno di vita e la principessa ne divenne la regina. Dalle sue figlie nacque il popolo Tuareg che ancora oggi vive in gruppi a nord del Niger.

scrivere unafavolaperlamamma 2Tin Hinan fu molto amata dal popolo e quando morì venne sepolta vicino all’oasi con un monumento alto trenta metri realizzato con le pietre che il popolo Tuareg depose in segno di rispetto. Definita la “madre di tutti noi”, Tin Hinan è davvero esistita tre secoli prima che nascesse l’Islam e a lei sono ispirati romanzi e produzioni cinematografiche. Ciò che colpisce è il ruolo centrale della donna in una società antichissima contrariamente agli usi delle altre popolazioni islamiche. Le donne Tuareg non si velavano, a differenza degli uomini, avevano una libertà di costumi impensabile ed erano titolari del diritto di trasmettere il potere ai capi supremi per via matrilineare. La favola che vi ho raccontato si intitola La leggenda di Tin Hinan, regina dei Tuareg, è stata scritta da Rossella Grenci con le illustrazioni di Tatiana Martino, edita dalla casa editrice Mammeoline. Il libro è molto bello, la copertina rigida reca il ritratto della regina del Sahara e l’interno è tutto un viaggiare tra parole e immagini. Il viaggio che propone è dei più belli perché avvolto dal fascino del mistero e perché racconta di un’eroina leggendaria che è riuscita a costruire il proprio governo sui granelli di una sabbia mai erosa dal tempo. Proprio come le nostre mamme, eroine di fatiche leggendarie, che dobbiamo coccolare anche leggendo queste piccole favole. Perché tornino a sognare e perché splenda più che mai il loro sorriso.

 

 

 

Eva Bonitatibus

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