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Martedì, 28 Febbraio 2017 11:51

Rocco Bonelli, un mascheriere lucano a firenze

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Celare, nascondere, beffare, ingannare, celebrare, imitare, evocare, recitare, esaltare, festeggiare, fingere: con una maschera indossata si può fare tutto questo. Si può anche spaventare o divertire, affrancandosi di mostrare la propria identità.

La maschera, nella ritualità e nella magia, proietta l’uomo tra demoni e divinità, fra tragedia e propiziazione. Medium di elezione per la trascendenza che esorcizza la realtà e da corpo all’immaginario, alla trasgressione, al superamento dei limiti.

Il mascheramento ha radici antiche, preistoriche, arcaiche, classiche legate al teatro, ma anche al folklore. Il Carnevale è forse il più popolare momento di diffusione e uso della maschera, che ha il potere di alludere o scacciare il maligno, allontanare l’inverno per aprirsi alla purificazione e alla fertilità della primavera. Le maschere sono state da sempre simbolo di ritualità divinatorie o funerarie. Volto degli spiriti e delle anime, come degli animali, ma anche dei contadini. Dei servi e dei signori. Espressione di cattolicità, ma anche profana “incarnazione” di lotte, contrasti, ribellioni, insofferenze. Uno strumento temporaneo di cambiamento, di licenza e di opportunità. Personificazione, fittizia o alterata, satirica o drammatica. Mezzo teatrale per eccellenza, di strada, piazza o palcoscenico. All’aperto e al chiuso. Privato e pubblico. Testimoianze tollerate e irriverenti caratterizzanti civiltà e tradizioni in ogni continente, arrivate a noi dagli egizi, dai greci, dai romani, dal rinascimento, approdate a corti e palazzi, trasformate dal teatro dei burattini, magnificate dalla Commedia dell'arte, senza mai perdere l’efficacia della spettacolarizzazione.

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Trovare oggi botteghe o artigiani che ne conoscano i segreti per esaltarne il mistero non è facile. Nel tempo della riproducibilità e delle stampanti 3D, incontrare un maestro di quest’arte, che l’ha appresa e la coltiva con passione, è quasi una rarità.

Rocco Bonelli da Salandra è uno di loro, che con modestia e pazienza, si cimenta nel difficile ruolo di “facitore”. Artefice del piccolo miracolo di trasformare la carta straccia in una faccia. Un viso che non esisteva e prende forma, colore, espressione a piacimento. Giocando con occhi, nasi, bocca e orecchi, spostandoli, ingrandendoli, cambiando proporzioni, ma soprattutto esaltandone l’espressività, secondo gusto,  disegno, sembianze del proprio tempo e dello scopo per cui viene creato. Frutto di manualità, sperimentazione e tanta esperienza.

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Arnesi del mestiere: carta, colla, stucco, spatole, pennelli, colori, lacca e un grande spirito di osservazione, ironia ed estro creativo. Nascono così da mani esperte le maschere che i mercati  veneziano e fiorentino continuano a richiedere.

Rocco Bonelli da almeno 20 anni non ha ancora prosciugato la sua vena e il suo entusiasmo. Semmai li ha affinati, variati, perfezionati nelle continue ricerche a bottega, per strada, nelle fiere, nelle mostre. Ma soprattutto nei laboratori, quei momenti “frontali” con allievi curiosi e interessati a carpire la maestrìa del cartapestaio, del mascheriere. Forse i percorsi più intensi, sottratti alla negoziazione, di chi compra e chi vende, per tentare di coinvolgere, far apprendere, convincere gli incerti che modellare, plasmare, ritoccare, non solo è possibile, ma è alla portata di molti. Non solo per la gratificazione del risultato, ma anche per le tappe di apprendimento, affiancamento, scoperta di storie, culture, personaggi che altrimenti rimarrebbero estranei e sconosciuti. Arte e artigianato si intrecciano e si confondono, nelle millenarie manifestazioni delle vicende umane. E le metafore propiziate e raccontate dalle maschere fomentano e ammaliano quella liberazione tanto agognata quanto necessaria in tempi di crisi e di contrapposizioni, nemiche giurate di leggerezza e spensieratezza. Dove anche un sorriso o una smorfia possono avere il potere se non di cambiarti la vita, almeno di ridarti speranza.

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Portare da Firenze un esempio di una produzione richiesta ed apprezzata non solo in Italia e in Europa è lo scopo di questa incursione, di un temporaneo ritorno nella propria terra di Rocco Bonelli, ospite del circolo Gocce d’autore, a Potenza dal 19 al 25 febbraio, nel pieno del Carnevale 2017. Nella Basilicata dei campanacci di S.Mauro Forte, del Toro e della Mucca coi nastrini di Tricarico, dei Rumit di Satriano e dei Cucibocca di Montescaglioso saranno i benvenuti Arlecchino, Pulcinella, Pantalone, dottori della peste e vari capitani,ma anche Pinocchio, gli elfi, gli gnomi, il sole, la luna, realizzati e interpretati al meglio di una tradizione della cartapesta che anche a Matera vive il suo momento di gloria, seppure a tema religioso, con il Carro della Bruna, paganamente distrutto dagli “strappi”. 

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Foto di Carla Di Camillo

Piero Ragone

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