Jan 17, 2021 Last Updated 2:41 PM, Dec 24, 2020

Racconti a colori In evidenza

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Il racconto di un pittore che cercava di catturare i colori dell’alba, una favola sulla leggenda dell’arcobaleno, una riflessione introspettiva sul significato dei colori in questo momento storico, uno scambio di vedute tra amici sui colori della natura. Sono i quattro racconti inediti dedicati al tema del colore a firma di Filippo Orlando, Tina Perito, Emma Salbitani e Alberto Bellini. Il colore diventa oggetto di un gioco, di una passione, di una emozione, di una riflessione, ed è interessante leggere attraverso i loro scritti come cambi l’approccio alla creatività narrativa. Buona lettura!  

 

Alla ricerca del colore dell’alba

raccontinediti 1

Il signor Vincent si svegliava ogni mattina intorno alle sei. In genere era lui a zittire la sveglia prima che essa svegliasse lui.

Il signor Vincent si metteva seduto e per qualche minuto temporeggiava cercando di farsi scivolare il sonno rimasto e fugare la voglia di rimettersi sotto le coperte. In genere quando poggiava i piedi sul pavimento faceva due starnuti consecutivi: il primo timido, il secondo forte e definitivo. Sua moglie si girava un paio di volte nel dormiveglia causato dalla sveglia o dagli starnuti del signor Vincent, dopodiché ricascava nel sonno più profondo.

Il signor Vincent finalmente si alzava, entrava in bagno, si gettava contro il viso una manata di acqua fredda e, incuriosito, si guardava un po’ allo specchio: ogni mattina scorgeva una nuova ruga sottile sul volto, spesso vicino agli occhi ed egli sapeva che le rughe gli venivano perché stava sempre a stringere gli occhi come un miope nello sforzo di percepire con più definizione possibile l’ambiente circostante.

Sì, perché il signor Vincent dipingeva.

No, non era un pittore di professione, non era un’artista affermato, ma era un grande appassionato di pittura. Lo era stato sin da bambino, ma il padre voleva che studiasse per diventare avvocato come gran parte della famiglia; egli, anche se a malincuore, rispettò la decisione del padre e divenne avvocato come previsto, cominciò a lavorare, trovò una bella moglie che gli regalò due bei giovanotti che adesso facevano carriera militare e finì per dipingere solo per passione nei pochi momenti liberi che la vita professionale e familiare gli consentiva.

Da qualche mese stava allentando la sua attività preparandosi ad andare definitivamente in pensione e aveva intensificato l’impegno per il vecchio amore: la tela, il pennello e i colori. Quindi aveva dipinto qualche paesaggio e qualche natura morta con molto diletto e anche con notevoli risultati: sua moglie, i suoi familiari e gli amici avevano giudicato con molto favore quelle opere e il signor Vincent si meravigliò egli stesso della qualità dei dipinti: gli sembrava ovvio che oltre alla tecnica la sua maturità aggiungeva qualità a quei quadri.

Da qualche settimana però c’era qualcosa che lo inquietava: aveva deciso di misurarsi con un suo antico desiderio ovvero dipingere una bella alba vista dal suo giardino e ogni mattina si svegliava presto per mettersi con la tela davanti al paesaggio che circondava la sua casa in campagna e riportare quello che vedeva, ma non riusciva ad andare avanti con questo lavoro.

Infatti il paesaggio era molto bello: c’era un’ampia vallata verde e sullo sfondo delle montagne rocciose di un grigio argenteo con qualche cima innevata, era un paesaggio spettacolare e allo stesso tempo elementare nella sua composizione. Il signor Vincent era convinto di poter realizzare quel dipinto in qualche giorno, invece era bloccato da mesi nel tentativo di catturare il colore dell’alba: egli provava a mescolare i tubetti di colore nelle proporzioni più svariate, ma non riusciva mai a trovare quella sfumatura rosea-violacea che gli pareva era tanto sfuggente.

La tonalità che lo affascinava la vedeva ogni mattina per una frazione di secondo, ma subito dopo quella non c'era più né nel paesaggio, né nella sua memoria, né tanto meno nei tubetti di colore che miscelava sempre più disperatamente.

Aveva anche provato a immortalare quel momento con una fotografia, ma l’immagine vista sul monitor del suo computer non restituiva il calore di quella tinta che lui cercava. Provò a stampare presso vari laboratori alcune foto, ma ogni laboratorio gli restituiva dei risultati diversi tra loro e mai coincidenti con il colore cercato.

Quindi il signor Vincent da mesi si svegliava presto nella sua ostinata determinazione di trovare il colore che avrebbe dato la giusta interpretazione dell’alba che intendeva dipingere.

Quindi anche quella mattina si coprì per bene con una giacca a vento, una sciarpa e un berretto di lana ed uscì in giardino con il treppiede e la tela per continuare il suo lavoro.

Dopo pochi minuti il cielo nero cominciò a prendere una sfumatura blu scuro all’orizzonte, poi una striscia più in basso virò verso una specie di viola con sfumature blu e rosa e così procedendo il cielo cambiava aspetto ogni frazione di secondo. Il signor Vincent intanto spennellava disperatamente sulla tela nella speranza di cogliere il momento e le giuste gradazioni di colore mentre gli strati di pittura si sovrapponevano in gran quantità. Dopo qualche minuto di questa ennesima alba di disperata ricerca il sole sorse e con la sua forte luce annullò tutte le sfumature che l’avevano preceduta.

Il signor Vincent si rilassò e osservò la luce invadere la vallata e rifrangersi contro le montagne. Dopo poco sentì le mani della moglie poggiarsi alle sue spalle

«Caro, stai realizzando un quadro splendido, è la tua migliore opera da quando hai ripreso a dipingere. Ha una luce, un’energia, delle sfumature bellissime! Questa volta ti sei proprio superato. Quando lo avrai terminato vorrei appenderlo nella sala del camino: tutti i nostri amici devono ammirare un simile capolavoro. Sono orgogliosa di te!»

Il signor Vincent sorrise appena, ma era profondamente grato alla moglie per le sue parole, si voltò verso la mano sulla spalla e la baciò teneramente. «Adesso vado a preparare il caffè, ti aspetto dentro, non prendere altro freddo.»

Il signor Vincent poggiò la tavolozza e i pennelli sul pavimento e si alzò lentamente sentendo tutte le sue giunzioni cigolare, fece uno sbadiglio, si strofinò gli occhi e mentre dall’interno giungeva il profumo di caffè osservò con scrupolosa attenzione la sua opera.

Poi, richiamato dalla moglie entrò in casa pensando “e va bene, anche domattina mi sveglierò presto. Troverò il colore che sto cercando.”

Filippo Orlando

 

La leggenda dell’arcobaleno

raccontinediti 2

La vita è un immenso arcobaleno, fisso nel cielo anche quando non appare.

Un giorno, due fratellini erano seduti dietro la finestra della loro cameretta, guardavano cadere la pioggia incessante che ormai aveva reso grigio tutto il panorama.

«Ma quando smetterà, abbiamo voglia di giocare all’aperto!» dissero in coro. La mamma li ascoltava e li osservava mentre riordinava la loro cameretta. Erano veramente impazienti Martina e Marco, allora la mamma prese un libro e, sedutasi accanto a loro lesse la leggenda dell’arcobaleno.

I due fratellini erano attenti e pendevano dalle labbra della lettrice divertita dagli sguardi dei propri bambini. «Mamma cos’è una leggenda?» chiese Martina. «Una storia un po’ vera un po’ fantasiosa. Una volta la gente credeva nell’esistenza degli Dei che in questa leggenda ne sono protagonisti, infatti si scambiavano dispetti lanciando gocce di colore ovunque come in una battaglia dove ciascuno voleva vincere sull’altro. Non ci sono solo leggende ma anche racconti, poesie e filastrocche divertenti.»

«Mamma ma i colori sono quelli delle matite che ci ha regalate la nonna?» Continuò Marco ormai rapito dalla curiosità di sapere. In quel momento la pioggia cessò di cadere lasciando nel cielo lo spazio al sole. Come il pavone allarga le sue piume colorate e stupisce, così il sole disegnò ad arco nel cielo un immenso arcobaleno.

«Guardate bambini, guardate il cielo!». I due incollarono i nasini ai vetri e a bocca aperta dallo stupore furono incantati dallo spettacolo che si apriva dinanzi ai loro occhi.

«Mamma ma sono gli Dei, quelli della leggenda, che hanno fatto questa magia?»

A quel punto la mamma senza parlare svelò ai bambini il fenomeno. Prese un foglio di carta, un bicchiere di cristallo ricolmo d’acqua, poggiò entrambi sul davanzale, un raggio di sole attraversò il bicchiere e sul foglio comparve il misterioso arcobaleno.

Non potete immaginare voi che leggete, le esclamazioni di stupore e di gioia dei fratellini.

La mamma rimase ad osservarli e ad ascoltare i pensieri espressi da ciascuno, e lasciò che il tempo maturasse in loro la voglia di capire quel fenomeno apparso due volte e che non era una magia.

I colori hanno un loro significato e spesso li usiamo per esternare i nostri sentimenti. Caro lettore, per me che scrivo questo semplice racconto dedicato ai bambini, i colori rappresentano tutti la gioia di vivere, le stagioni, le farfalle che si posano sui fiori, le foglie che cadono, le fate che escono dai loro nascondigli... sono la gioia del Natale e degli alberi addobbati a festa.

Tina Perito

Il Colore dei miei passi

raccontinediti 3

Ancora oggi, a volte, mi si chiede qual è il colore preferito. D’istinto rispondo: il rosso, il giallo, il verde. Poi, ci rifletto su e aggiungo: anche il blu, l’arancione, il nero, il grigio, il marrone.

Tutti i colori sono belli.

Il colore è un elemento fondamentale nella mia esistenza. Mi accompagna nel tempo e nel cammino di vita.

Il colore è la percezione visibile di ciò che irradia, ma è anche la percezione silenziosa e profonda delle mie emozioni, sensazioni, passioni, amori, gioie, dolori e ricordi.

Ad ogni colore ho imparato ad accostare ogni passo della vita. La stessa mia anima è un arcobaleno di colori che a mo’ di ponte virtuale unisce le estremità del cielo e della terra. È l’abbraccio tra il reale e l’etereo, tra il dolce e l’amaro, tra il bello e il brutto, tra la quiete e la tempesta.

Attraverso il senso della vista colgo il senso del sentire, del provare, dell’ascoltare le piccole sensazioni che mi trasmettono il giallo del sole nascente, il rosso del sole morente, l’azzurro del mare in bonaccia, il grigio del cielo nemboso, le sfumature di luce e ombra di una ammaliante tela.

Ho colorato il mio cammino per renderlo meno faticoso, meno doloroso e più gioioso.

La vita è una grande tavolozza di colori; colori primari, puri, definiti, scanditi che interagiscono, si stemperano ad altri colori secondari, terziari, creando sfumature delicate, sofisticate, piacevoli, accattivanti, tali da donare gioia, amore, voglia di vivere anche nei momenti difficili. Così mi sono anche appropriata del diritto alle sfumature.

In questi giorni, il colore domina il nostro paese pezzato di rosso, di arancione, di giallo. Ogni colore è un insieme di dolore, tristezza, solitudine, paura, ansia.

Mi spavento, mi rattristo e penso. Penso alla grande fatica di coloro che lavorano in prima linea. Penso a coloro che lottano nei letti degli ospedali per la vita. Penso alla solitudine e alla sofferenza di coloro che vivono nelle RSA. Penso alle tante morti che lasciano il mondo terreno per un viaggio silenzioso, privo di abbracci e carezze. Penso a tutto questo e ad altro.

Penso. Divago con la mente. Ricordo. Ricordo il primo lockdown.

Periodo davvero difficile e doloroso, ma carico di tanta speranza. Ho dipinto il tempo, che si era fermato, di rosso e la speranza di verde, il verde della vita che continuava e offriva nuove gioie, nuovi cambiamenti, nuove promesse. E poi, poi…!  Ricordo.

Ricordo le violenze tra le mura di casa durante la pandemia. La donna, ancora una volta, oggetto di violenza. Questa violenza che non conosce il tempo, non conosce confini. È da sempre e ovunque. Mi perdo per un attimo… Conosco bene questo tipo di violenza, materiale e psicologica.

Erano anni sconosciuti. Tanto, tanto tempo fa!

Ho colorato quegli anni con gli occhi del cuore mescolando il rosso dell’amore con l’azzurro del cielo.

Mi perdo nei meandri della mente e... Ricordo il sisma dell’ottanta di cui ricorre quest’anno il quarantesimo anniversario. Spaventoso boato, crolli, macerie, grida, pianti. E poi tanto strazio della gente, tanto dolore, tanta sofferenza e tanta neve.

Il bianco della neve trasmetteva candore, coraggio e risveglio.

Sono immagini che mi sfilano dinanzi. Mi si stringe il cuore, mi si accappona la pelle, si inumidisce il viso, si immobilizzano le gambe. In questo momento chiedo un abbraccio, una carezza, un sorriso, un bacio.  Ma sono sola, in questa quiete, in questo silenzio tacito ed eloquente. Apro la porta, esco in giardino.

Respiro. Guardo. Osservo.

Un grande mantello di foglie dai mille colori riveste la terra, raggi di sole filtrano tra rami spogli, una gatta accucciata allatta i suoi piccoli, uno tutto bianco, l’altro bianco con una macchia nera sul lungo corpo e coda nera.

Ascolto. Ascolto il soffio del vento, il canto dei merli. Meraviglioso spettacolo della natura. Tra le foglie, tra il sole, tra i rami, tra la gatta con i suoi micini, ho cercato ed ho trovato il colore.

Il rosso, l’arancione, il giallo della mia terra, del mio Paese, del mondo, si impastano, si abbracciano, si intonano in un solo colore, chiaro, forte, deciso, imponente: il Verde.

Cosa fa mai il colore!

Il colore è anche una nota musicale. 

Danzano le note sul pentagramma. Danzano i colori nell’arcobaleno. Tutto diventa musica.

Note e colori si intrecciano, si trasformano, creano sfumature di suoni, di melodie, di sorrisi, di abbracci, di sguardi, di corpi. È una immaginaria orchestra che suona per i miei occhi, per il mio cuore, per la mia anima, per i miei passi. Ed io ho danzato e danzo sulle note dei colori, dove il rosso è la nota calda e avvolgente di un Sax, il verde la nota vibrante e squillante della tromba, il blu la nota incantevole e profonda del violoncello, il rosa la nota dolce e toccante di un pianoforte, l’arancione la nota magica e graffiante della batteria che con la gran cassa e i piatti partorisce note e sfumature di colori avvincenti e passionali.

La vita è una magnifica orchestra di note e di colori. È variopinta! È una continua sorpresa. È un gran scatolone ravvolto da un nastro rosso con dentro note e colori che si librano nell’aria come voli di uccelli tinteggiando ed echeggiando ogni istante di vita e ogni passo del cammino. Li cerco in ogni dove, in ogni contesto, in ogni circostanza. Custodisco tra le mani un pennello. Mi fingo pittore, musicista. Coloro e Suono ogni passo della mia esistenza.

Emma Salbitani

La meraviglia dei colori

raccontinediti 4

In una mattina assolata di piena estate esco di casa per farmi una semplice passeggiata. Ho l’intenzione di andare sulla spiaggia. Cammino per un bel po’. Fa caldo. Mi fermo ad una fontana pubblica per bere e rinfrescarmi la faccia asciugandomela con un fazzoletto. Vedo una pineta. Mi affretto ad entrarci, è lunga e la sua ombrosità mi fa godere nel pensiero. Ci entro ed incomincio a camminare. Mi fermo ad osservare un pino. La mia attenzione va sui rami alti e lunghi ed i suoi aghi verde scuro tra i quali passano dei raggi di sole che spariscono e ricompaiono tra i rami mossi da del vento. In lontananza vi è la riva del mare di un blu intenso che mi ricorda uno smeraldo e che infrange le sue piccole onde sulla spiaggia.

Incontro degli amici e ci salutiamo.

«Buon giorno!» dice Amedeo.

«Buon giorno a te Alberto! Hai visto che bel cielo azzurro oggi?»

«È solo azzurro! Io preferisco l’arancione, il colore della vitalità, delle vitamine, delle carote e delle arance!»

«Ma cosa stai dicendo?» interviene Giulio, «il colore più bello è il verde, il colore dei prati e delle foglie degli alberi!»

«Vorreste che fosse vero!» dice Anna. «In realtà il colore più affascinante è il rosso, colore della passione. Tutti i cuoricini che disegnano i bambini sono di questo colore: il colore dell’amore!»

«Anche il giallo è disegnato spesso dai bambini cari signori! Il colore del sole!»

Ad un certo punto tutti si mettono a discutere animatamente, ognuno difendendo il proprio colore preferito.

In quel momento il cielo diventa grigio, le nuvole spuntano all’orizzonte. I tuoni cominciano a farsi sentire fino a quando scroscia un acquazzone unico.

Tutti scappiamo a ripararci nel chiosco lì vicino, aspettando che il tutto scampi.

Finito l’acquazzone spunta di nuovo il sole e un meraviglioso arcobaleno nel quale sono presenti tutti i colori.

Rimaniamo senza parole e pieni di stupore contemplando l’arcobaleno.

In quel momento ho pensato fra me e me: “l’arcobaleno non sarebbe così stupendo se fosse composto da un unico e solo colore. È bellissimo proprio perché lo compongono tutti insieme.”

Il proprietario del chiosco, che aveva ascoltato il nostro discorso, si avvicina a noi e ci dice «Qualche volta, concentrandovi solo sul vostro colore preferito, non riuscite ad apprezzare l’intera opera che Dio ci ha dato. Ricordatevi sempre questo: Dio è l’autore di questa magnifica opera, Egli dipinge sulla tela che è il mondo. I colori dell’arcobaleno siamo ognuno di noi, ed Egli mette i colori sulla tela in maniera armoniosa. La pace è fatta dall’unione tra tante cose diverse in armonia tra loro.»

Alberto Bellini

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