Oct 24, 2020 Last Updated 8:29 AM, Oct 5, 2020

Quel bicchiere di vino In evidenza

Pubblicato in Racconti Inediti
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Il locale era di dimensioni davvero ridotte. Una grandezza di circa 30-40 metri quadrati, un piccolo bancone, una credenza dove erano raccolti liquori di ogni genere e tre sedie davanti. Su una di queste stava quasi disteso con il suo bicchiere di vino, poco distante dalla sua mano destra. Il pomeriggio stava avanzando sempre più, fuori la gente con il suo via vai scorreva davanti l’entrata, che a pochi centimetri di distanza gli sembrava tanto lontana.

 

Nella sua mente parte della giornata che si avviava alla conclusione. «La raccolta pubblicitaria deve concludersi secondo i piani entro la fine del mese». Queste parole gli risuonavano, tra le più forti di tutte, di quelle che il suo direttore gli aveva ricordato. «Oggi ho in agenda cinque incontri di lavoro», prontamente lui rispose, con un’espressione che esprimeva tutta la grinta che aveva raccolto la notte precedente. Il locale era ancora vuoto e non gli dispiaceva restare solo con se stesso, fuori dal mondo, da quel mondo li fuori dove potersi proteggere un po’. Più della metà del bicchiere era ancora pieno e mentre lo riprendeva in mano pensò a quella genialità che ebbe nelle prime ore della giornata per convincere un imprenditore della provincia: «Lei acquisterebbe più facilmente un prodotto se lo vedesse ripetutamente trasmesso in tv? » gli chiese. «Pensandoci bene, sarei più convinto, magari, inconsciamente» rispose. «Bene. Immagini che quel prodotto l’ha realizzato lei», aggiunse. Intanto sembrava che qualcun altro fosse entrato nel locale, invece era solo un amico che salutava il proprietario. Il bancone era stracolmo di bottiglie, lui non era un grande intenditore, gli importava solamente rilassarsi, staccare la mente e i pensieri che più facilmente si allontanavano quando sorseggiava il contenuto del suo bicchiere. Ma uno tra questi gli rimaneva, da ore, scolpito, quando durante la mattina, nel tragitto tra un appuntamento ed un altro, prestò soccorso ad un automobilista. «Sono da più di mezz’ora qui e nessuno si è fermato!” gli disse quando lo vide. «Beh, c’è sempre un primo durante una giornata o nella vita», scherzosamente rispose. Rimase con lui fino a quando arrivò il carro attrezzi che non tardò molto. «Lei, davvero si occupa di pubblicità? Io avevo pensato di avere dei suggerimenti in questo settore per la mia azienda», continuò. Nel semibuio in cui era sempre avvolto gli sembrò, questo, il suo migliore incontro della giornata. Intanto il pomeriggio stava per lasciare posto alla sera quando entrò un uomo sulla quarantina e dopo qualche secondo di silenzio ordinò’ anche lui da bere. Si sedette accanto senza salutare. Dandogli un’occhiata sfuggente gli sembrò di averlo visto in una delle precedenti occasioni in cui si era rifugiato con se’ stesso. Lo vide sorseggiare con un’espressione che non lasciava trasparire nessuna emozione, sembrava impassibile e distaccato da tutto. Ma ad un tratto, gli squillò il telefonino e dovette rispondere; la conversazione fu breve, il tono della voce leggermente alterato e questo contrastava con l’atmosfera tranquilla che regnava dentro il piccolo locale, ma alla fine tutto tornò come prima. Rimasero così per qualche minuto quando il nuovo arrivato gli chiese: «Lei è della zona?» «Non proprio, ma mi trovo bene qui e mi ritrovo dopo una giornata stressante», rispose. «Io sono qui per dimenticare i dolori della giornata, invece», continuò, sarcasticamente, il suo interlocutore. Queste parole gli fecero subito venire in mente quella albergatrice che aveva incontrato a fine mattinata. Una persona infelice, che era priva di obiettivi veri e che continuava a lavorare quasi meccanicamente, per segnare i giorni che passavano mentre veniva inghiottita dai giorni. «Perché non prova a partire lei, una volta? Inverta i ruoli! Cambi la rotta!», le consigliò. Alla fine si sentì sollevato sia nel vederla un po’ convinta, sia perché si sentì più convinto anche lui, senza sapere di cosa. Intanto il locale stava per chiudere, il suo compagno uscì svelto con un piccolo cenno del capo che significò un saluto. Lui chiese il conto, si alzò piano da quella sedia dalla quale non si era staccato per poco più di due ore. L’indomani lo aspettava presto quel fotografo così estroverso che parlava per ore ed ore, e lui adesso non sapeva come poter ridurre al minimo la durata dell’incontro. Era appena uscito dal piccolo locale, si mise in cammino verso casa e pensò che il bicchiere di vino non l’aveva bevuto tutto quanto.

Fulvio Mondello

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