May 09, 2021 Last Updated 7:14 AM, Apr 27, 2021
Pubblicato in Racconti Inediti
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Secondo appuntamento con i racconti scritti su whatsapp ai tempi del coronavirus. L’esperienza avviata nel numero precedente della rivista ha soddisfatto gli artigiani del laboratorio di scrittura “La Bottega dello scrittore” che hanno così inteso cimentarsi nuovamente su questo modo “collettivo” e unitario di scrivere. Buona lettura!

Le nuvole basse sull’orizzonte, l’acqua della palude grigia e mossa, il vento sul canneto. Marco rientrò nella capanna di caccia. Era lì da qualche giorno, non amava in particolare la caccia. Era scappato dal castello di famiglia dopo aver litigato con il padre, più che un castello era una masseria fortificata, in alto sul fiume che alla foce si perdeva in un acquitrino. Aveva litigato con il padre. Ora lontano da casa pensava come recuperare il giusto equilibrio tra la vita familiare e l’amore per Bechi, la sua compagna tedesca che detestava quei luoghi e la sua famiglia. Ad un tratto sentì il verso delle folaghe e il frullare di ali. In un momento non pensò più ai suoi problemi familiari e, preso il fucile, uscì nel crepuscolo e camminò verso il canneto.

Marco procedeva a lunghi passi in avanti e sentiva il terreno sempre più umido cedere sotto i suoi piedi. Le folaghe erano abbastanza lontane: provò comunque a colpirne una  che aveva preso il volo, ma la mancò. Rimase stizzito e imprecò, ma sentì la sua voce lontana, come se non fosse sua, non riconosceva la persona che aveva detto quelle brutte parole. Fu una sorpresa per lui accorgersi di quanta agitazione aveva accumulato negli ultimi giorni durante le estenuanti discussioni che aveva avuto prima con il padre, poi con Bechi: sembrava che i suoi sforzi di risolvere la situazione fossero vani. Più si agitava per cercare di tenere in piedi il fragile rapporto familiare, più la situazione peggiorava, più si agitava e più affondava come se si trovasse nelle sabbie mobili. Pensava a questo quando si accorse con preoccupato stupore che le sue gambe, sino ai polpacci, erano affondate nella melma.

Disse fra sé e sé "sono finito!" In quel momento capì che doveva staccare con tutto e tutti.

Avvertì un grande senso di pesantezza alle gambe, non riusciva a muoversi era come imprigionato e un grande senso di sconforto iniziò ad invadere la sua mente. Per un attimo avverti il fruscio del canneto attraversato dal vento, fu allora che percepì che quella sensazione di immobilità l’aveva già vissuta, la stessa che oramai provava da tempo a causa delle situazioni incresciose che si erano venute a creare tra la sua compagna e la sua famiglia. Non era riuscito a trovare un equilibrio e stava affondando in un mare melmoso da cui non riusciva a venirne fuori. Nel pieno della disperazione udì delle voci...

Erano voci indistinte che sembravano arrivare dalla spiaggia. Si chiese chi a quell’ora, era poco prima di cena, potesse attraversare la palude. Poi vide le luci, erano persone che attraversavano il bosco di eucalipti che costeggiava il canale scolmatore del fiume. Forse pescatori di frodo o peggio contrabbandieri. Poi sentì delle voci femminili e una risata. Qualcuno cominciò a cantare. Allora Marco gridò con quanto fiato aveva in gola «aiuto aiuto». La canzone si spense e poi qualcuno cominciò a chiamare «dove sei?». E le luci si diressero verso di lui.

Tirò un sospiro di sollievo. Si portò la mano davanti gli occhi per non essere accecato. Le persone gli corsero incontro per prestargli soccorso chiedendogli come si fosse cacciato in quel pasticcio. Fu allora che Marco si rese conto di aver attraversato la palude a piedi immerso nei suoi pensieri e di quanto avesse bisogno di un aiuto per venire fuori dalla “sua” palude. Di ritorno nella capanna di caccia si sentì come sollevato, aveva capito cosa fare per riconquistare gli affetti familiari. Sorridendo tra sè e sè pensò che senza crisi qualsiasi vento diventa una brezza leggera. E lui proprio in quel momento era affiorato dalla sua.

 

Edoardo Angrisani

Filippo Orlando

Rossella Aicale

Alberto Bellini

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