Dec 08, 2022 Last Updated 3:12 PM, Nov 24, 2022

La disarmonia come r-esistenza all’abitudine della norma est-etica In evidenza

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È sempre una questione est-etica.

Che si tratti di equilibrio, di armonia o di una forma alternativa con la quale (molto personalmente!) giudichiamo una qualsivoglia forma d’arte. La genesi di questa “dis-abitudine alla norma estetica” l’ha espressa in modo straordinariamente affascinante, Gillo Dorfles, critico d'arte, pittore, filosofo e accademico italiano, già visiting professor in varie università americane, professore di Estetica negli atenei di Milano, Cagliari, Firenze, e Trieste, autore di saggi, monografie, articoli ed elzeviri, nel suo Estetica Dovunque, (Bompiani ed.) nel saggio dal titolo: “Elogio della Disarmonia”.

 

“Non è certo agevole descrivere la situazione nella quale oggi si dibatte il pensiero dell’Abendland (Paese della sera): la sera di una civiltà moribonda, ma certamente la terraferma – non solo geologica e antropologica, ma etica ed estetica - sulla quale poggiavamo e progredivamo ancora alla metà del secolo scorso, si viene lentamente e inesorabilmente disgregando, forse inabissando nelle paludi in cui non regna più l’euritmia, l’armonia, la simmetria (…)”.

Quella carezzevole nostalgia, volendo in qualche misura incasellare il sentimento, che facendo abitare dentro di sé una contraddizione, guarda al passato e tende a un futuro di possibilità, “costringendo” l’anima ad alcuni balzi d’immaginazione.

“(…) L’immaginario, allora, dovrà essere sempre di più legato strettamente a delle situazioni che non possono essere quelle statiche, armoniche, simmetriche che costituivano il piedistallo per le creazioni e le fruizioni di epoche auree, ma dovrà invece abbracciare nuove costanti (anzi in-costanti) espressive: (…) dissimmetria, disarmonia, disritmia”. Non credo che le nuove espressioni artistiche – ma anche scientifiche ed etiche – debbano essere trasgressive o oppositive rispetto a quelle che ormai sembra assurdo definire “norme”; ma ritengo che un ampliamento del nostro panorama estetico e un recupero di qualità creative e interpretative possa avvenire, da un lato mediante l’ampliamento di strutture, sino a ieri, considerate irremovibili; e, dall’altro, con il ripristino di quella modalità di ascolto e creazione che si può identificare sotto la formula di “recupero dell’intervallo”.

Pescare nelle risorse in-attese, come in quelle caratterizzazioni che accadono, potrebbe significare ricalcolare un centro. Ma se è vero che in questa riflessione si tende al contrario, Dorfles suggerisce: “La ‘perdita della centralità’ si può, già con facile simbolismo, estendere alla perdita di ogni equilibrio, di ogni fondamento. (…) In una certa fase dell’evoluzione, tanto la natura quanto il pensiero commettono quell’infrazione alle regole, che fa prevalere l’irrazionale sulla ragione, l’assurdo sul coerente, il mitico sul logico. (…) La discontinuità, l’anisocromia del tempo, l’anisotropia dello spazio, vanno di pari passo con la discontinuità nella vita delle “forme”. Non è vero che da una forma determinata derivi, per logica metamorfosi, la forma successiva. (…) La vis creativa dell’uomo è continuamente preda di spettacolari salti e le opere che ne derivano ne sono lo specchio fedele”.

E se l’immagine ri-flessa in un ipotetico specchio, come da rimando precedente, testimonia fedelmente un presente che a pronunciarlo scompare, a un certo punto, è automatico compiere una scelta. E quindi si genera una frattura, non necessariamente però coincidente con una distruzione.

“Tutte quelle situazioni in cui si viene a verificare una rottura, un’incrinatura, delle previe condizioni di armonia, simmetria, euritmia, consonanza, portano con sé la necessità di una scelta e sono già, per questo, disarmoniche. (…) Sarà ovvio che ci possa essere un equilibrio (balance) anche in presenza di una asimmetria. (…) Occorre non confondere disarmonia con disordine, perché spesso è proprio una “scelta ordinata” a determinare una condizione di disarmonia e di asimmetria. Per dirla con Caglioti: la simmetria è “invarianza per effetto di trasformazioni”, mentre l’ordine “fornisce una misura delle correlazioni osservabili nella disposizione, nelle sequenze e nella dinamica dei moduli costitutivi delle strutture stesse”. La simmetria massima, infatti, si ha nello stato di equilibrio (il massimo di disordine entropico) di un sistema”.

Qual è, dunque, lo stato dell’arte (trasversalmente inteso!), oggi?

“È opportuno riconoscere che l’arte nei nostri giorni è sempre più lontana da quelle condizioni di armonia, euritmia, consonanza, del passato glorioso; quest’arte è coscientemente e istintivamente alla ricerca d’una rottura d’equilibrio che la conduca a prediligere l’asimmetria, la dissonanza e la disarmonia. (…) È logico ipotizzare (anzi constatare) come la preferenzialità si associ con l’asimmetria tra gli oggetti cui la preferenza è rivolta; per cui risulta evidente il coincidere del binomio disarmonia-programmazione con quello di asimmetria-preferenzialità”.

Ed è sorprendente, possibilistico e pieno di libertà d’intenti.

Virginia Cortese

Virginia Cortese

Giornalista pubblicista

Appassionata e onnivora lettrice

Considero i libri come finestre sulla vita, da aprire costantemente per imparare come comportarsi sulle strade del mondo.

I miei libri guida sono La Nausea di Sartre, Amore Liquido di Bauman e Il Libro del riso e dell’oblio di Kundera.

Mi piace contemplare e vivere il Bello, perché sono convinta che sia davvero l’antidoto al male. Adoro l’arte, la corrente espressionistica è senza dubbio quella che mi rappresenta in modo totale, il mio quadro del cuore è Notte Stellata sul Rodano di Van Gogh.

Una visione romantica e di prospettiva sulle cose non può esulare dal ri-conoscersi in un’opera lirica, la mia è La Bohème di Puccini.

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