May 22, 2022 Last Updated 6:10 PM, May 19, 2022

Il linguaggio figurativo di Mattia Preti In evidenza

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Deposizione di Cristo dalla croce (Mattia Preti)

Non molti anni fa, nel 2013, in occasione della celebrazione del 400° anniversario della nascita di Mattia Preti, l’allora Presidente della Repubblica di Malta, George Abela aveva sottolineato la grandezza dell’artista calabrese nel contesto culturale e storico dell’isola dove lo stesso ha trascorso un lunghissimo periodo della sua vita e dove è sepolto, nella Co-Cattedrale di San Giovanni. In particolare, il Presidente Abela aveva evidenziato la valenza dell’evento, molto atteso, non solo dai maltesi, in quanto non vi è chiesa a Malta in cui non vi sia traccia di Mattia Preti, artista di levatura mondiale nella Storia dell’Arte.

 

Si contano, difatti, oltre quattrocento testimonianze delle sue magnifiche opere, molte di più di quante ne abbia complessivamente lasciate nella sua città natale, Taverna, nei pressi di Catanzaro, a Roma, a Napoli e a Williamsburg. A La Valletta e in altri luoghi dell’isola, gli appassionati d’arte e i turisti in genere sono attratti dall’impronta indelebile del pittore di Taverna nel patrimonio culturale, già di per sé ricchissimo dei segni delle civiltà, dalle più antiche ai nostri giorni, che hanno caratterizzato e caratterizzano Malta, espressioni di un modello figurativo di eccelsa e universale grandezza. Il linguaggio figurativo di Mattia Preti si coniuga perfettamente con lo spirito e i valori dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, austeramente solenne e nel contempo discreto, intimo e pregno di sensibilità, tra la missione militare e l’assistenza ai bisognosi, tra le gloriose celebrazioni, le simbologie e le attività filantropiche, ancora oggi molto attive.

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La raffigurazione dei sopra citati valori si può sintetizzare nella volta affrescata della Co-Cattedrale di San Giovanni, di chiaro stile barocco, opera che venne commissionata all’artista dai Grandi Maestri dell’Ordine Rafael e Nicolas Cottoner, che nel 1661, oltre al titolo di Cavaliere di Grazia dell’Ordine di San Giovanni, gli conferirono anche il privilegio di essere annoverato pittore ufficiale. Preti, che era stato già nominato Cavaliere da Papa Urbano VIII° nel periodo romano, entusiasmò i committenti, anche sotto il profilo della tecnica, dipingendo direttamente le pareti, l’abside, il lunotto e la volta, raffigurando scene della vita di San Giovanni, il Trionfo dell’Ordine dei Cavalieri, i tanti martiri immolati per nobili fini. Al di là della “committenza ”, come era d’uso all’epoca, ovviamente non solo a Malta, ciò che colpisce in Mattia Preti è l’assoluta condivisione, propositività e affermazione, attraverso il suo lavoro, dei principi-cardine del Cavalierato, fatti propri dall’artista e che, al di là del considerevole numero di opere lasciate ai posteri, rimane nel tempo ben più legato alla realtà culturale e artistica dell’isola rispetto al più illustre e celebrato Michelangelo Merisi, “il Caravaggio ”, che pure aveva realizzato, non molti anni prima, altissime espressioni della sua arte, in primis il “San Girolamo scrivente ” e “La decollazione di San Giovanni Battista ”, che, peraltro è ritenuto a tutt’oggi l’unico dipinto a essere stato firmato dallo stesso.

Preti arrivò a Malta in una fase decisamente matura della sua esistenza di uomo e di artista, portandosi dietro le esperienze maturate prima a Roma (dove conobbe le tecniche proprie del Caravaggio e dei seguaci di questi, dalle quali fu sempre sensibilmente influenzato), poi in Spagna, nelle Fiandre e poi a Napoli, tant’è che nella maggior parte dei testi della Storia dell’Arte viene inquadrato tra gli esponenti della scuola napoletana, caratteristica che secondo alcuni critici e studiosi appare più evidente nella “Conversione di San Paolo ” realizzata nella vecchia Cattedrale di San Paolo a M’dina e pure commissionata dai Cavalieri Ospitalieri. La Co-Cattedrale di San Giovanni (all’epoca dei Templari denominata San Giovanni del Tempio) è la più evidente presenza dei Cavalieri: venne, difatti, costruita per volere degli Ospitalieri, e racchiude opere di grandissimo pregio, in gran parte donate dai Grandi Maestri e da molti Cavalieri.

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Di notevolissimo riguardo la simbologia presente, riferita alle imprese dei grandi Cavalieri e gli stemmi araldici delle circa quattrocento pietre tombali sul pavimento. Preti, nonostante la sua personalità complessa, per alcuni versi caratteristica comune a quella del Caravaggio, manifestò un sostanziale mantenimento dello stile, influenzato, per quanto attiene agli effetti della decorazione, dalla pittura veneta tardo-cinquecentesca. Il “Cavaliere Calabrese”, così viene spesso definito l’artista, in realtà molto legato alla realtà maltese, nacque nel 1613 a Taverna, un piccolo centro della pre-Sila calabrese, dove si possono ammirare pregevoli sue opere nella Chiesa Matrice, ma in cui certo non avrebbe potuto affinare le sue predisposizioni artistiche sdoganandosi dal tardomanierismo meridionale, né poter contare sull’influenza locale della nobiltà locale, alla quale apparteneva la famiglia della madre, Innocenza Schipani. Seguì, quindi, il fratello Gregorio, anch’egli pittore, a Roma e qui rimase per circa 25 anni, trasferendosi poi a Napoli.

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Autoritratto di Mattia Preti

Tra Roma, gli occasionali soggiorni spagnoli e nelle Fiandre, e la città partenopea, Preti ebbe contatti col Guercino, con Giovanni Lanfranco e con Luca Giordano, quest’ultimo già esponente di spicco della scuola pittorica napoletana, rimanendone chiaramente influenzato. Diverse le tracce ancora oggi presenti di tali periodi, tra le quali, tanto per citarne alcune, gli affreschi di San Carlo ai Catinari e di Sant’Andrea della Valle a Roma e “Il ritorno del figliol prodigo” al Palazzo Reale di Napoli. Il Mattia Preti che sbarcò a Malta era quindi, all’età di cinquanta anni circa, un artista maturo e con esperienze diverse, anche interiori e spirituali, che assimilò e fece propri i valori dell’Ordine Cavalleresco per eccellenza, a difesa della fede e dello spirito di servizio insito nel motto “Tuitio fidei et obseqium pauperum ”, la cui presenza sull’isola, specificatamente, e nel mondo intero è solo parzialmente rappresentata fisicamente e simbolicamente dalla croce a otto punte, ma che racchiude immensi valori “infungibili” che il tempo e le mutazioni geografiche, culturali, religiose, filosofiche e artistiche non riusciranno mai a scalfire. È per questo motivo che la presenza, anche in questo caso non solo fisica, dei lavori pregevolissimi di Mattia Preti, il “Cavaliere Calabrese”, che a La Valletta riposa per sempre, è parte integrante del messaggio perenne di difesa dagli attacchi di ogni pseudo-civiltà ai veri valori dell’esistenza umana e dei richiami alle Sacre Scritture.

Letterio Licordari

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