Dec 07, 2021 Last Updated 7:57 AM, Dec 1, 2021

Le forme nelle sculture di Daraio In evidenza

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Svettano verso l’alto le sculture lignee di Antonio Sebastiano Daraio. Sono ad un tempo aeree e robuste, delicate e solide, ostentano un equilibrio perfetto tra ciò che è dentro è ciò che è fuori. Le opere di Daraio sono infatti l’emblema del dialogo che l’artista intrattiene con sé stesso, delle domande che si pone incessantemente dopo aver esplorato il suo mondo interiore e indagato quello esteriore. Un mondo che si sviluppa per visioni, immagini non ancora ben delineate che si definiscono man mano che il processo mentale si affina e si assottiglia.

 

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Tutto parte dalla forma primaria offerta dalla natura. Il suo movimento, l’evoluzione delle sue linee, la solidità di alcune sue forme, la tipologia della superficie, i toni con cui si alternano i colori. Una ricerca appagante, lunga, operosa che detta i tempi, lenti, della lavorazione. L’opera nasce nel pensiero dell’artista, è lì che prende forma, è in quella sede che viene generata, che germina. Solo in un secondo momento assume concretezza attraverso il lavoro delle mani e poi, al termine dell’intero processo, acquisisce una compiuta identità che è palpitante perché in essa è trasferita parte della sua anima. Cervello e mani, dunque, capaci di pensare la materia che diventa “fluida” e duttile. E poi l’anima, quella che comunica armonia. Dalla testa alle mani, dall’immaginazione alla realtà, è questo il paradigma di Daraio.

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Un atto creativo nel pieno senso del termine, una creazione che diventa il luogo spirituale in cui si compie il miracolo dell’opera artistica. L’artista non è soltanto colui che crea, ma è colui che conferisce eternità a nuove forme di vita. Il processo creativo di Antonio Sebastiano Daraio nasce da un pezzo informe di legno, da un tronco di un albero, da fogli di multistrato per poi diventare altro. Forme elicoidali che si sviluppano in altezza, spirali che si avvolgono come il guscio di una chiocciola, enormi dischi traforati come merletti, campanule che si aprono cercando la luce. E su queste forme, dalla superficie estremamente liscia, linee scure ne disegnano i piani. È il colore del legno che gioca a intrecciarsi, a dilatarsi, a creare altre forme, a raccontare i percorsi della natura e quelli della mente.

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Lo scultore Antonio Sebastiano Daraio nel suo laboratorio

«Ci sono differenze nell’atto creativo – ci racconta Daraio che si fabbrica anche gli attrezzi necessari al suo lavoro – non sono tutti uguali e non tutti seguono la stessa strada. C’è bisogno di una fase di maturazione che può durare anche un anno e mezzo. Io ho il bisogno di avere sempre sotto gli occhi le mie sculture, le comincio e poi le lascio sedimentare, poi le riprendo, poi le lascio nuovamente finché non capisco fino in fondo l’evoluzione che quella scultura deve avere. È un processo intimo che nasce dalla testa e arriva fino all’opera».

Ogni scultura segue un percorso personale che non si esaurisce nella mera azione di assemblarne gli elementi costitutivi. Non è un comporre e basta. È un linguaggio che va ad esplicitarsi dopo la sua fase latente e che va a manifestarsi dopo il sofferto passaggio dall’intimismo, atteggiamento artistico che trae ispirazione dalla propria interiorità, all’esteriorità intesa quale momento finale e culminante dell’opera. Va oltre il limite del pezzo da lavorare.

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«Sono io a decidere dove una scultura inizia e dove finisce – dice ancora lo scultore –. Mi piace trasformare la materia già costruita da altri e dargli una nuova vita. Amo le linee che sono dentro al materiale e mi diverto a scoprire i disegni che ne vengono fuori».

Tutte le sculture sono diverse le une dalle altre, l’originalità della forma è il riflesso della loro genesi, ognuna riveste un significato, ognuna racconta una storia. Le spirali, simbolo peraltro molto presente in natura, sono ricorrenti nelle opere dell’artista e corrispondono al desiderio di ascendere verso sfere più alte di conoscenza e di comprensione. Lo studio di questa forma, risalente agli egizi con un passaggio importante per Euclide e poi per Leonardo da Vinci, diventa uno studio assiduo e un esercizio di manualità fondamentale grazie al quale Daraio affina la sua tecnica rendendo perfette le sue curve. È forse la scultura che rappresenta meglio lo scultore lucano poiché è inoltre simbolo di semplicità e di umiltà, e la sua lentezza è indice di pazienza. Tutte caratteristiche incarnate perfettamente dall’artista che ama la natura, l’arte, la ricerca, la conoscenza e la vita pensosa.

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Eva Bonitatibus           

Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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