May 09, 2021 Last Updated 7:14 AM, Apr 27, 2021

Egidio Antonaccio, lo zio che dipinge le primavere In evidenza

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Opera tratta dalla Galleria di Egidio Antonaccio

Egidio Antonaccio prima di essere un meraviglioso artista è il mio zio d’America preferito. L’ho sempre guardato con occhi incuriositi, questo zio alto e con il baffetto, che viveva dall’altra parte del mondo, e benché non potesse presenziare i pranzi natalizi non ha mai fatto mancare il suo regalo sotto l’albero e la telefonata alla vigilia. Immancabile la sua telefonata il 30 giugno per gli auguri di compleanno alla sua nipotina. C’è sempre stato questo forte legame, anche se abbiamo vissuto distanti, in realtà non so spiegare il perché, ma questa intesa mi è sempre piaciuta. Quando veniva a trovarci era una gran festa a casa, non poteva venire tutti gli anni, l’America non è poi proprio dietro l’angolo, inoltre anche lui aveva i suoi impegni lavorativi, anche essere un artista è un lavoro. Lo aspettavo con un senso di ansia misto a gioia, fino a quando non giungeva la telefonata dall’aeroporto di Roma, era fatta! Lo zio era atterrato, quattro ore e lo avrei visto sbucare con la sua auto a noleggio da dietro la semicurva. A volte impaziente gli andavo incontro, mi avrebbe poi presa a bordo fino a casa. Le sue permanenze mai ben chiare e definite, in fondo adesso che anche io vivo in un altro continente lo capisco; quando torni nella tua terra vorresti fare tante cose e rivedere tanti amici, e purtroppo il tempo è sempre tiranno, ma mai è mancata la sua visita a Firenze.

 

La città che aveva delineato e affinato la sua dote naturale, oltre ad averlo visto protagonista di quelle avventure universitarie che ti rimarranno impresse per sempre, in fondo sono parte di te, sei quel che sei anche grazie a quelle. Inoltre a Firenze c’era e c’è il suo più grande compagno di avventure, zio Massimo, lo chef. Una famiglia un po’ Toscana e un po’ Lucana. Non scorderò mai quei due giorni passati con loro a Firenze, quando facevo l’Università a Bologna. Era più facile e conveniente incontrarli nella vicina città, invece che scendere a casa. Giorni passati a raccontarsi, a raccontarmi delle loro marachelle a 20 anni, dei loro sacrifici, delle loro scelte: quelle giuste, ma anche quelle sbagliate, che ti fanno crescere. Di quando zio artista viaggiava facendo l’autostop, perché non sempre potevi comprarti il biglietto per rientrare a casa, o a volte semplicemente perché era più intrigante, e poi a quei tempi non si incorreva in così tanti pericoli come oggigiorno. O ancora, quando lavorava nei ristoranti, come lavapiatti, per pagarsi la retta universitaria. Entrambi, hanno sempre cercato nel loro esser matti, di trasmettermi quel senso di avventura, ma con consapevolezza. Di insegnarmi che se nella vita vuoi qualcosa devi fare dei sacrifici per ottenerla, perché mai nessuno te la regala o ti viene riconosciuta con facilità, e che delle volte più sei bravo e più impegno devi metterci per affermarti.

Adesso io vivo in Australia, e con il senno di poi non posso che ringraziarlo, per avermi dato, con il suo esempio, delle diverse prospettive di vita. Per avermi dato la forza di fare questo passo nel decidere di andare a vivere in un altro continente, anche senza averlo mai detto esplicitamente, semplicemente per averlo fatto lui prima di me. Solo ora comprendo che a volte anche lui si è trovato a vivere momenti difficili, di sconforto, lì distante da casa; momenti di incertezza perché alla fine, siamo immigranti, con tutta la burocrazia e le difficoltà che ne conseguono. Ma io rispetto a lui ho alcuni vantaggi che mi fanno attutire questi due giorni di viaggio di distanza, ed è l’uso delle videochiamate o del semplice messaggio; invece quando lui chiamava a casa e chiedeva della sorella, mia mamma, che lo era stato per certi versi anche per lui essendo rimasti orfani da piccolini, passava un’ora prima che la telefonata si concludesse, giustamente… e non oso immaginare le bollette!

Sono molto orgogliosa di averlo come zio, oltre al fatto che quando scrivo su Google il suo nome, mi esce una lista di siti dove poter leggere la sua biografia e vedere i suoi dipinti, ma vederli creare è di sicuro sensazionale. Questo mi è capitato quando ho vissuto tre mesi con lui, in America. Beh la mia esclamazione all’inizio dell’opera è stata: ma che fai? Cosa sono tutte queste macchie di colori sulla tela?! È stato straordinario vedere, nei giorni a seguire, come quelle macchie dai vivaci colori prendessero forma, fino a delinearsi in particolari, e il tutto in un’atmosfera magica di sottofondo.

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Opera tratta dalla Galleria di Egidio Antonaccio

Ecco come viene descritto l’artista dai tanti siti di arte che parlano di lui. Di seguito è quanto riportato dal sito Art.Rev.com:

«Egidio Antonaccio è un impressionista realistico i cui dipinti esprimono il suo amore per la natura. La maggior parte dei suoi dipinti sono di giardini e sentieri; alcuni sono semplici, altri elaborati, ma nei suoi lavori vediamo sempre fiori multicolori di primavera, estate o autunno. I sentieri utilizzati nei suoi paesaggi sono un marchio di fabbrica... si snodano e girano e scompaiono lasciandoci chiedere dove vanno. Gli alberi e gli oggetti in lontananza sembrano essere in un'atmosfera nebbiosa e il sole gioca un ruolo importante nei suoi dipinti, gettando ombre sui sentieri e fiori che raffigurano diversi momenti della giornata.

Egidio Antonaccio è un uomo dotato di un talento raro. Dopo aver studiato con alcuni dei grandi maestri italiani di belle arti, ha sviluppato uno stile brillante e imponente. Nato a Castelluccio, Italia nel 1954, si è diplomato all'Istituto di Belle Arti nel 1973 a Castrovillari, Italia. Poi, nel 1978, si è laureato con lode presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze, Italia. Dopo essere emigrato negli Stati Uniti, il suo talento è stato scoperto dall'acclamato paesaggista Edward Szmyd. La sua tecnica è leggera e delicata e i suoi temi sono romantici e gentili; ogni dipinto evoca sentimenti di forza, grazia e meraviglia. Dai giardini fioriti, riccamente fioriti e pieni di profumi estivi, alle vaste vedute panoramiche di colline e valli, Antonaccio è poliedrico con ingegnosa immaginazione. Alcuni dei suoi pezzi suggeriscono una storia o un tema e alcuni si distinguono da soli con la loro bellezza impeccabile.

È sempre stato e continua ad essere aperto a nuove influenze nella sua pittura. I dettagli realistici degli istruttori surrealisti, la manipolazione della luce dalla scuola impressionista, i paesaggi delle Blue Ridge Mountains del North Carolina e la vista che vede fuori dalla sua finestra nel suo giardino influenzano il suo lavoro. Ma qualunque sia la sua intenzione o messaggio per lo spettatore, ogni opera d'arte proviene dal cuore di Antonaccio, dalla sua eredità a questa generazione e a quelle che devono ancora seguire.”

Francesca Soloperto

Francesca Soloperto

Dilettante Fotografa

Mi faccio catturare da tutto ciò che mi da emozione e immagazzino nel mio Io.

Sono curiosa verso tutto ciò che può insegnarmi qualcosa.

Sono curiosa verso l’Arte qualunque essa sia perché penso che sia espressione di un altro Io, dunque porta alla riflessione e al confronto, perciò crescita.

Considero il “Viaggiare” una forma di Educazione al Sapere e al saper Vivere, aspiro dunque a girare il Mondo…così da poter poi affermare: “ ho conosciuto, ho vissuto!”.

Cos’è per me la fotografia?

“Se guardando la foto questa mi da la stessa emozione che ho provato scattandola allora è lei, diversamente la cancello”.

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