Jan 17, 2021 Last Updated 2:41 PM, Dec 24, 2020

La Fondazione Laurini e gli specchi di Lorenzo Ostuni In evidenza

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“Dietro la realtà sta l’enigma”

(L. Ostuni)

Laurini e Ostuni sono due famiglie che traggono comuni origini da una cittadina lucana posta sulle alture dell’Appennino, un tempo contea degli Sforza. È Tito, un borgo situato alle porte del capoluogo di regione, che vanta una storia profonda e radicata ancora ben visibile. Al visitatore che si incammina lungo nuove strade, desideroso di soddisfare la curiosità per nuove scoperte, non sfugge il bellissimo Palazzo Laurini che sorge nel centro antico del borgo. Immerso in giardini ben curati, cui si accede da un’antica gradinata in pietra, l’edificio settecentesco conserva intatta la sua storia, pronto a raccontarla come una nobile signora ai suoi avidi ascoltatori.

 

Facendo ingresso nel suo ampio salone, si ammirano gli alti solai e i grandi balconi che affacciano sulla valle del Melandro, spettacolo suggestivo al crepuscolo quando il sole si posa sulle colline sfumando le sue gradazioni di rosa su tutto l’orizzonte. Gli infissi originali raccontano di una famiglia che ha vissuto tra quelle mura, stabilendo per ciascuna stanza una precisa funzione: dalle sale di rappresentanza, agli studi, alle camere per gli ospiti, fino alla Cappella gentilizia.

Una casa signorile rispondente al ruolo che la famiglia Laurini ha svolto nel corso dei secoli rappresentando un nucleo importante nella piccola comunità titese. L’evoluzione dei tempi ha introdotto alcune trasformazioni all’interno della struttura che si compone di più corpi, ma che ha lasciato sostanzialmente inalterata la sua composizione. In particolare dove sorgeva la Cappella, sconsacrata nei primi anni ’30 del ‘900, vi è lo studio medico di Filippo Laurini, medico condotto del paese e personalità di spicco di Tito. Della sua attività ne è stato realizzato un piccolo museo con la collezione dei suoi attrezzi del mestiere perfettamente conservati, che a loro volta raccontano la storia della medicina in Basilicata. Ciò che stupisce e affascina è l’integrità del Palazzo e dei suoi arredi, compresa la carta da parati che tappezza le pareti e gli stucchi che sormontano i lampadari. I libri antichi, disposti in ordine nelle librerie a vetrina, il pianoforte a coda che fa bella mostra di sé nel salone, il camino nella cucina con i suoi stipi a muro e poi le scale che conducono al piano terra, sede di cantine, granaio, stalle e dispense.

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Questa bellezza monumentale è diventata nel 2018 una Fondazione per volere dei discendenti della famiglia Laurini, Francesco e Giancarlo, d’intesa con l’Amministrazione comunale di Tito. Lo scopo è di creare all’interno dell'antico Palazzo un Centro museale archeologico e culturale intorno al quale raccogliere gli interessi di studiosi e ricercatori, nonché di turisti e visitatori, oltre che dell’intera comunità lucana. E all’interno di questa meravigliosa cornice ha trovato accoglienza un altro personaggio della storia di Tito, l’artista Lorenzo Ostuni, incisore degli specchi. È infatti in corso una mostra a lui dedicata dal titolo “La magia della luce” con l’esposizione di alcuni Specchi da lui incisi. Una mostra che ha prolungato la sua apertura al pubblico grazie alle incessanti richieste e che giunge a Tito dopo la prima tappa a Matera, nella sede di Palazzo Lanfranchi.

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Ad accogliere i visitatori è addirittura l’Assessore alle attività produttive del comune di Tito, la bravissima Giuseppina Anna Laurino, segretario generale della Fondazione Laurini – Istituto del Simbolo “Lorenzo Ostuni”. La sua passione nel trasmettere la storia dell’artista è tale da farlo apparire tra noi visitatori. Lui è lì, seduto in mezzo al pubblico, ad ascoltarla rapito da tanta competenza e amore per una vicenda umana che ha coinvolto la madre e il padre dell’artista. La sua formazione avviene, dopo quella primaria nelle scuole del paese, a Salerno, a Napoli dove frequenta la facoltà di Lettere e filosofia, e poi a Roma. Scrive testi per il teatro, poemetti, torna in Basilicata per dedicarsi all’insegnamento. Con gli allievi di Laurenzana inaugura un nuovo metodo formativo: dal gioco all’arte. Raccogliendo infatti delle pietre lungo il fiume, le stesse prendono le forme di maschere, medaglioni, graffiti e bassorilievi. La Rai gira un documentario su questa esperienza dal titolo “I ragazzi di Laurenzana” e le sculture giungono a Roma e diventano oggetto di un’esposizione presso la Fondazione Besso inaugurata dall’allora ministro Emilio Colombo.

Il racconto della Laurino si fa intenso, ci parla della mamma dell’artista, Angelica La Cava, donna importante non solo per la vita di Lorenzo ma anche per la comunità di Tito. La sua sensibilità la porta a scrivere, da semianalfabeta, numerose poesie e romanzi, ad oggi ancora al vaglio degli studiosi ma che presto ci auguriamo di leggere. Fu probabilmente la sua tensione verso la cultura e l’arte a condurre per queste lande il nostro personaggio. A Roma entra in contatto con personalità di spicco, comincia a collaborare con la Rai a programmi culturali, scrive sceneggiati, adatta e produce numerosi titoli, diventa programmista-regista e firma produzioni eccellenti tra cui Pinocchio del 1972, Cuore del 1984 per la regia di Comencini, Orlando Furioso del 1975 per la regia di Luca Ronconi. Conosce e diventa amico di Federico Fellini.

Scrive poesie per tutta la vita e anche drammaturgie molte delle quali rimaste inedite. Ma, ci dice la nostra guida eccellente, è stato anche un abile artigiano. Ha conservato una manualità, ereditata probabilmente dal padre Vincenzo – artigiano del ferro battuto – che ha trasferito nelle sue opere scultoree e pittoriche. Oltre ai segni, le parole, anche i simboli, le opere. La sua è una ricerca incessante per la raffigurazione e la trasposizione della realtà e la simbologia diventa la sua chiave di lettura del mondo. Elabora così un sistema simbolico e da alla luce 99 Chimaerae, 99 tessere sul cui retro sono raffigurati simboli evocativi e figure, sul verso testi poetici che riprendono la forma oracolare. Strada che prosegue a percorrere e che da nuovi frutti, tra cui l’incontro con la Comunità di don Franzoni a San Paolo Fuori le Mura. Con i giovani di questa comunità sperimenta il linguaggio non verbale del corpo e prende in affitto uno scantinato ove lavorare al nuovo progetto di teatro d’avanguardia. Questo luogo diventerà il suo studio a cui darà in seguito il nome di “Caverna di Platone” e  che sarà il centro delle sue nuove sperimentazioni teatrali – biodramma – e di formazione per i giovani bio-drammisti. Il nuovo filone lo condurrà fino in America, in California, all’Esalen Institute di Michael Murphy e Dick Price. Qui insegnerà il Biodramma rivestendo un ruolo di prestigio internazionale.

Sarà proprio il viaggio in America ad accendere la nuova passione di Ostuni. L’oceano e il suo colore blu, l’infinito specchio d’acqua e i riflessi di luce diventano nuova fonte di ispirazione. E la nostra guida esperta ci apre le porte verso quella che è diventata la produzione di punta di Lorenzo Ostuni, motivo per il quale siamo a Palazzo Laurini. L’artista sperimenta l’incisione sulla superficie dello specchio con la punta di diamante. Prova a scrivere l’aforisma cinese “il Tao è quella cosa che specchia se stessa mentre specchia l’altro” su uno specchio ottocentesco e il risultato è esaltante. Comprende la funzione terapeutica e trasformativa della tecnica e inaugura la Mirror Therapy, la terapia degli specchi. Da allora ne ha incisi più di trecento di dimensione e stili differenti. In ciascuno ha inciso soggetti straordinari arricchendo l’opera di simbolismi e particolari. Alcuni di questi sono dunque esposti nelle sale di Palazzo Laurini a Tito. Riuscire a disegnare ignorando il proprio riflesso, scalfire una superficie fragile senza romperla, sono solo gli elementi più evidenti della complessità dell’opera. Mi rendo conto della difficoltà di fare una fotografia agli specchi senza uscirne ritratta. Mi è quasi impossibile. E questa impresa per me impervia mi restituisce la grandezza del personaggio, dell’artista, del poeta, del drammaturgo, del filosofo anche perché in lui confluiscono le tante sfaccettature dell’essere umano.

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Gli specchi esposti a Tito raffigurano, tra i vari soggetti, un ritratto alla madre accompagnato da alcuni suoi versi, uno all’amico Federico Fellini, vi è poi il ciclo dello Zodiaco, l’Alfabeto della Natura, l’Alchimia, l’Eros fino ai simboli pagani e cristiani. Un linguaggio profondo che suscita fascino e suggestione, che rimanda di specchio in specchio alla ricerca di una risposta alle tante domande che evoca. L’installazione museale non è statica, diventa parte di una scenografia viva, un gioco in cui ogni specchio si riflette nell’altro e ogni visitatore riflette se stesso. La mostra è accompagnata da un curatissimo catalogo impreziosito da interventi di critici d’arte tra cui le note biografiche raccontate dalla moglie, Antonia Maria Fiorella Fiore Ostuni.

Il percorso si conclude. La gratitudine verso la nostra speciale guida è immensa, una gratitudine che si estende alla famiglia Laurini per aver donato il prezioso Palazzo alla Fondazione, alla Fondazione per il prezioso lavoro di conservazione e valorizzazione della nostra storia, a Lorenzo Ostuni per aver speso la sua vita nell’arte e per l’arte. La parola si fa muta di fronte alla grandezza del simbolo. E la nostra storia sale di un gradino in un istante.

Eva Bonitatibus

Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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