May 09, 2021 Last Updated 7:14 AM, Apr 27, 2021
Grazia Napoli

Grazia Napoli

GIORNALISTA

Anche se lavoro da sempre in Tv mi piace plasmare le parole sulla carta. Raccontare è il mio mestiere, ma anche la mia passione.

I libri. Ne ho tanti. Anche doppioni. Non li presto. Sono pezzi di vita. Il mio preferito, “Gita al Faro”. Virginia Woolf la “mia” scrittrice. Nasco anglista.  Finisco giornalista. Dal 2008, affastello pensieri, riflessioni, recensioni e ricordi sul mio sito.  Prende il nome da un mio saggio, ma - col tempo - è diventato molto altro.

Tra cronaca e poesia, trionfa il Teatro. Tutto. Indistintamente.

La musica…beh. Amo Claudio Baglioni! E qui so che il maestro De Giorgi riderà!

Nelle pause: viaggio! Vado alla scoperta del mondo. Ma soprattutto di me stessa!

“Il corpo è prima di un testo, di una storia, di un costume”.

Così – in una recente intervista – Emma Dante descrive il suo metodo di scrittura teatrale, la sua concezione del racconto sulla scena, sempre dominata dal corpo: prima nudo, poi vestito, poi mascherato; per poi fare un cammino a ritroso.

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La flora. Affresco Museo Nazionale di Napoli

L’idea che un Museo sia qualcosa di polveroso e statico è quanto di più lontano ci possa essere dalla realtà. Un Museo – forse ancor più di un Teatro – è un luogo che esiste, se esiste un visitatore curioso, colto, interessato. Un Museo non è un deposito o una mostra di reperti, di vecchi oggetti o quadri belli, famosi e irraggiungibili. Un Museo è piuttosto un custode di memorie, di storie, di vite lontane, che sono – inevitabilmente - la nostra memoria, la nostra storia, la nostra vita, che qui rifioriscono, come a Primavera.

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Una mappatura di Londra reale, sentimentale, emozionale, storica, letteraria.

È quella che traccia Virginia Woolf nei suoi scritti, di cui la sua città è protagonista a pieno titolo. Basti pensare alla passeggiata mattutina di Clarissa in “Mrs Dalloway”: i palazzi, i Kensington Gardens, i negozi di Bond Street, le panchine di Hyde Park, i Cabs – i tipici taxi neri londinesi – non sono solo scenario. Sono “personaggi” che accompagnano il flusso di coscienza di Clarissa fatto di pensieri, sensazioni, percezioni, sentimenti, memorie.

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Percorsi da fare, da immaginare, da inventare. Percorsi che definiscono pezzi di vita. Percorsi già fatti, che diventano racconto.

Mattia, 9 anni, il protagonista di C’era una volta adesso l’ultimo romanzo del giornalista e scrittore Massimo Gramellini, scrive dal futuro: nel dicembre 2080. E scrive del percorso che noi – immersi in una pandemia mondiale – stiamo ancora facendo.

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È meraviglia, stupore, gioia, partecipazione e tentativo affannoso di ricostruire ciò che è stato decostruito.

È il teatro post moderno, nato a metà del ‘900, per dimostrare che non esiste una verità unica e definitiva, un unico racconto lineare, una narrazione causa-effetto. Esistono le verità individuali, che sia l’attore, sia lo spettatore costruiscono e comprendono, ponendosi domande, cercando risposte, che spesso non esistono.

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