Sep 26, 2021 Last Updated 1:47 PM, Sep 1, 2021

Niente di più bello di un bel libro In evidenza

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È sera. Il trambusto della giornata s’è ormai spento. Sono sola a casa. Il lume col cappello a tronco di cono nell’angolo del salotto riverbera un triangolo di luce che si allarga alla base tra il divano e la poltrona. Sul tavolino accanto giace un libro. Dal taglio di testa spunta un segnalibro d’argento a ricordare la pagina. Mi tolgo le scarpe, mi preparo un infuso bollente ai fiori di karkadè, il profumo si dilata. Il silenzio mi porge un invito. Mi adagio sulla poltrona, il fuoco del camino riempie la stanza. Raccolgo le gambe, le ricopro con il plaid, soffice e bianco, prendo il libro, lo apro alla pagina segnata. Bevo un sorso di piacere. Appoggio la schiena, rilasso i muscoli del collo e parto per il mio viaggio.

 

Il mio volo ha tanti titoli. Una lista di infinite letture perché “niente di più bello di un bel libro” mi restituisce il senso di appagamento di cui ho bisogno. Le mie “sedute” di benessere si snodano tra quelle pagine e man mano che le sfoglio la tensione si scioglie e sale il languore. Passano le ore, i giorni, le stagioni. Per ogni tempo scandito c’è una parola e per ogni parola c’è un tempo che sillaba. Attraverso luoghi, incontro volti, assaporo cibi. Vado indietro e in avanti nel tempo, lo spazio si estingue, restano le storie. Tante.

Una è quella che la scrittrice romana Adriana Assini dedica alla figura di Berthe Morisot, la pittrice esponente dell’impressionismo francese. L’autrice, con tocchi che paiono vere pennellate, ritrae la Morisot e il suo ambiente aristocratico. Avversata dalla famiglia, particolarmente dalla madre Marie-Cornélie, che considerava la pittura “un’arte virile”, Berthe infrange le regole della società benpensante e conformista facendo della pittura la sua ragione di vita. Le pagine conducono in un viaggio lontano, nella seconda metà dell’800, nella Parigi dei cafè-chantant, dell’illuminazione elettrica, della nascita della società cooperativa fra pittori, scultori e incisori, delle esposizioni al Salon. Ci portano nei salotti culturali parigini accanto a Manet, Monet, Degas, Renoir, Pissarro ma anche di fianco a Zola, Proust, Rimbaud, Mallarmé, Rossini. Ci fanno accomodare sul divano rosso insieme a Berthe, modella di Manet, mentre si fa ritrarre col suo abito bianco e lo sguardo profondo e imperscrutabile. Assistiamo alla bagarre mediatica che si solleva intorno agli artisti definiti “impressionisti” dal “pennivendolo di nome Leroy” che voleva stroncare in tal modo “quelli che giudicava mediocri imbrattatele” e che invece finì per inaugurare una nuova corrente artistica. Salpiamo dal porto di Le Havre alla volta della baia di Manhattan a New York per far dono all’America della colossale statua di Minerva con la fiaccola stretta nella mano destra e una corona stellata sul capo. Assistiamo all’apertura della discussa Torre Eiffel, per taluni colpo di fulmine, per tal altri pugno in un occhio. Osserviamo Berthe mentre dipinge en plein air nel suo giardino, sotto gli alberi dei ciliegi in fiore, e affondare i pennelli nelle tinte della natura.

Tutti i suoi quadri ritraggono scene familiari, il suo piccolo eden, ma il senso del piacere assoluto, a parere di chi scrive, è espresso dall’olio La lecture ou lombrelle verte, Lettura con ombrello verde, realizzato nel 1873 in cui è ritratta Edma, la sorella maggiore dell’artista, seduta in un prato con un libro aperto tra le mani. È il concetto di libertà, espresso dall’azione della lettura congiuntamente alla scena all’aperto, che prevale nella sua pittura in aperto contrasto con i dettami del tempo che volevano le donne a casa ad occuparsi di marito e prole. La determinazione di Bijou, come la chiamava affettuosamente la madre, fece in modo che altre artiste donne come lei si affermassero attraverso la loro arte. E fu così che, sul finire del secolo, su quattromila pittori censiti a Parigi, mille erano donne. Importanti segnali di un fermento culturale che avrebbe stravolto di lì a poco il modo di pensare i ruoli sociali. 

«Quadro dopo quadro, riproponeva all’infinito non la vita reale, ma quella che avrebbe voluto, scandita da giornate inondate di bagliori e di fiori, circondata dall’affetto di chi le era caro, con un filo di vento gentile a muovere le fronde del suo giardino».

Berthe Morisot. Le luci, gli abissi edito da Scrittura & Scritture nella collana Voci è un bellissimo libro che offre vari livelli di lettura: la vita di Berthe, la nascita dell’impressionismo, la storia e i luoghi della Francia, l’evoluzione del pensiero, l’affermazione di nuovi diritti. Elementi che si intrecciano e che fanno da sfondo l’uno all’altro in una sequenza che rispetta la cronologia degli eventi. Un romanzo storico che conferma l’abilità linguistica della Assini nel catapultare il lettore in ambientazioni dalla grande fascinazione. Particolarmente brillanti i dialoghi che mettono in luce la temperie culturale del tempo, il garbo delle conversazioni, l’eleganza della parola.

«Che dire di Berthe? Viaggiare, scoprire altri panorami, respirare aria fina era cosa salutare per tutti, anche per lei».

Buon viaggio e buona lettura!

Eva Bonitatibus

Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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