May 09, 2021 Last Updated 7:14 AM, Apr 27, 2021

La mappatura di un silenzio In evidenza

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Troppo spesso, trovandoci dinnanzi a interrogativi esistenziali (che hanno una casa in viaggi di vite, in percorsi con specifiche mappe), ci si accorge che persiste un confronto fin troppo serrato con la espressa capacità umana di comunicare, attraverso parole, suoni, gesti sonori, voluminose e chiassose interferenze verbali che ci escludono, automaticamente, da un potere che può anche rivelarsi assoluto. Mi riferisco al silenzio.

 

Alla sua elegante esistenza.

Al suo suadente richiamo.

Che non evoca, o almeno non solo (!) tentazioni e sirene (di mitologica memoria), tanto care, peraltro alle fascinazioni kafkiane, ma che molto spesso, e senza neanche un grande simbolismo metaforico, ci salva la vita. O, in qualche misura, la trasforma. Come può farlo? Servendosi di espedienti, ne annovereremo due su tutti, la musica e la poesia, per esempio. In queste ore, lo ha dichiarato il jazz man Paolo Conte: «La mia antica passione jazzistica mi porta anche verso il silenzio, che è sempre stato per me una bellissima strategia. Il silenzio è eloquente, tanto quanto le parti suonate: trattiene tutta la tensione di quanto è stato suonato un attimo prima e ti restituisce quella tensione un attimo dopo».

In tal senso, è doveroso “mapparne” i suoi significati trasversali, le sue strade nel tempo, le sue istantanee di valore.

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Lo ha espresso magnificamente, nella sua ultima fatica letteraria “I grandi pensieri vengono dal cuore. Educare all’ascolto” (Raffaello Cortina Editore) lo psichiatra Eugenio Borgna, che in proposito afferma: «(…) oggi siamo immersi in un mare di parole che non ha più confini, e ha cancellato gli spazi della riflessione, della meditazione, della contemplazione, della preghiera e insomma del silenzio, che ne è la premessa. (…) Nel silenzio, le parole sono sostituite dai linguaggi dei volti e degli sguardi, delle lacrime e del sorriso, che dovremmo saper decifrare e interpretare. (…) Sono molti i modi in cui la parola e il silenzio si intrecciano! In esso, si possono ascoltare voci segrete che giungono da un altrove misterioso, voci dell’anima, che sgorgano dalla più profonda interiorità, e che portano con sé risonanze emozionali vive e nostalgiche».

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E di ascolto, “vero ascolto”, si è occupato anche il filosofo Umberto Galimberti, che citando Pier Aldo Rovatti ha così chiarito: «… Non propone una rivolta ma una diversione che avviene percorrendo un sentiero, dove sono le tracce di un progressivo assentarsi che gradatamente ma inesorabilmente, porta dal dire al tacere, affinché il tacere propaghi la sua eco: quell’u-dire che non è semplicemente non dire, ma ascoltare. (…) Nel silenzio le cose non sono più immobili, ma iniziano a far confluire l’esterno con il nostro interno, in quel movimento anche per noi così poco rassicurante, perché fa barcollare quella presa a cui stanno tutti ostinatamente avvinghiati: il simulacro dell’oggettività».

A parere di chi sta “mappando”, il silenzio è connesso alla magia della visione, della scoperta, del rispetto dell’alterità di un passaggio d’umanità, di uno scorrere di limiti liquidi.

Che conservano la meraviglia di tutte le fragilità.

Per dirla, finalmente, con Borgna: «Il silenzio è dentro di noi nella sua vulnerabilità ed è necessario farlo rinascere dal cuore, liberarlo dagli steccati che lo imprigionano, dargli uno spazio vitale e non spegnerlo. Fare silenzio non è solo non parlare, è anche un modo di recuperare le radici più profonde del nostro vivere».

Magari è la mappa per trovare il tesoro. Che è dentro di noi.

Virginia Cortese

Virginia Cortese

Giornalista pubblicista

Appassionata e onnivora lettrice

Considero i libri come finestre sulla vita, da aprire costantemente per imparare come comportarsi sulle strade del mondo.

I miei libri guida sono La Nausea di Sartre, Amore Liquido di Bauman e Il Libro del riso e dell’oblio di Kundera.

Mi piace contemplare e vivere il Bello, perché sono convinta che sia davvero l’antidoto al male. Adoro l’arte, la corrente espressionistica è senza dubbio quella che mi rappresenta in modo totale, il mio quadro del cuore è Notte Stellata sul Rodano di Van Gogh.

Una visione romantica e di prospettiva sulle cose non può esulare dal ri-conoscersi in un’opera lirica, la mia è La Bohème di Puccini.

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