Dec 08, 2022 Last Updated 3:12 PM, Nov 24, 2022
Grazia Napoli

Grazia Napoli

GIORNALISTA

Anche se lavoro da sempre in Tv mi piace plasmare le parole sulla carta. Raccontare è il mio mestiere, ma anche la mia passione.

I libri. Ne ho tanti. Anche doppioni. Non li presto. Sono pezzi di vita. Il mio preferito, “Gita al Faro”. Virginia Woolf la “mia” scrittrice. Nasco anglista.  Finisco giornalista. Dal 2008, affastello pensieri, riflessioni, recensioni e ricordi sul mio sito.  Prende il nome da un mio saggio, ma - col tempo - è diventato molto altro.

Tra cronaca e poesia, trionfa il Teatro. Tutto. Indistintamente.

La musica…beh. Amo Claudio Baglioni! E qui so che il maestro De Giorgi riderà!

Nelle pause: viaggio! Vado alla scoperta del mondo. Ma soprattutto di me stessa!

Ritrovarsi, sempre e comunque. Essere non un tutt’uno, ma un tutto armonico, che si completa. Come le membra di un corpo, capaci di muoversi e crescere insieme, pur assolvendo ciascuna ad un compito.

È l’immagine che mi evoca l’armonia dell’amicizia, quella che resiste al tempo e che fa rimanere sempre un po’ bambini, di cui parla Giuseppe Lupo in “Tabacco Clan”, il suo ultimo libro, edito per Marsilio.

Il “Clan” è il risultato del sodalizio di sedici amici, con ruoli definiti e soprannomi evocativi, nato in un pensionato universitario, negli anni ’80 del ‘900. Ne fanno parte studenti fuori sede, arrivati a Milano da diverse zone dello Stivale, e anche dall’estero, per studiare e per iniziarsi alla scoperta del mondo e di sé stessi in una città simbolo – in quegli anni – di affermazione, possibilità di lavoro e realizzazione, apertura all’Europa e al futuro.

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Resistere al tempo. Camminare verso il futuro. Tutto in un luogo. Con l’eco della Storia e le parole o le note più moderne.

Succede quando menti illuminate, che sanno valorizzare il nostro immenso patrimonio monumentale, ammettono in questi luoghi le perfomances di artisti in grado di mobilitare migliaia di persone, in un’operazione culturale, turistica, di marketing, veicolata dall’emozione, dal coinvolgimento, dall’amore per la musica e il teatro.

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Può un romanzo iconico di inizio ‘900 avere una prosecuzione ideale in uno scritto di fine Secolo? Si può pensare che l’uno sia l’evoluzione dell’altro, ma non la copia? Ci può essere un esito artistico, che parte da una storia umana, di caratteri, psicologica e storica, per arrivare a tracciare la realizzazione di vite e sogni, in altri luoghi e in altri tempi, ma mantenendo concetti e spirito iniziali e rompendo, ancora una volta e ulteriormente, i canoni della scrittura tradizionale?

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Cosa c’è di più armonico e tecnico al tempo stesso della Danza? Canoni e regole precisi, decisi, ripetitivi. Nella Classica come nella Moderna e Contemporanea. Nel mezzo, c’è la ricerca, lo studio sul corpo e l’anima, la dimensione teatrale. Il Teatro-danza, che inventa nuove forme, nuovi gesti, nuove interpretazioni. Personali.

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Il quadro che ispirò Becket - Caspar David Friederich, “Due uomini davanti alla luna”, 1825-1830 – Metropolitan Museum of Art, New York, USA –

 «E adesso che facciamo?»

  • Non lo so
  • Andiamocene
  • Non si puo’
  • Perché?
  • Aspettiamo Godot
  • Già, è vero!

L’attesa infinita, apparentemente ingiustificata, assurda e inutile di un certo Godot. Chi sia, da dove dovrebbe arrivare e perché e, soprattutto, “quando” e “dove”, perché sia tanto atteso, nella quasi immobilità dei movimenti e della parola, non è dato sapere.

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Numero 100

 

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n100

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