Dec 08, 2022 Last Updated 3:12 PM, Nov 24, 2022

L’armonia spiegata da un fiore In evidenza

Pubblicato in Investire
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Oggi si sente sempre più parlare di sostenibilità ambientale; ci si rivolge alla Terra guardandola come una bambina da curare, ma lo si fa poi per davvero? Nel curarla, quanto, in realtà, cambiamo le nostre abitudini? In quanti siamo disposti a rinunciare al progresso, ponendo una grande riflessione di cosa possa essere definito tale. Se ci si ferma a pensare alla condizione del tessuto culturale, economico-sociale, nonché familiare dei nostri giorni, si può osservare una disgregazione e disarmonia; probabilmente sono proprio queste le cause che hanno spinto e spingono molti giovani, e non solo, ad andare a vivere negli eco villaggi.

 

Ma cos’è un eco villaggio? È un villaggio composto da nuclei abitativi progettati per ridurre al minimo l’impatto ambientale, ci si avvale di energie rinnovabili e si cerca di soddisfare ogni esigenza dei suoi membri con la permacultura, dunque un modello sostenibile sul piano economico, sociale ed ecologico. La parola eco villaggio erroneamente viene associata al concetto hippy, ma questo nuovo trend che si sta diffondendo sempre più, poiché lo Stato è assente nel risolvere problematiche quotidiane come il cibo in tavola o il caro bolletta, non ha nulla in comune con gli ereditieri dei valori sottoculturali della Beat Generation, il consumo di sostanze stupefacenti, la rivoluzione sessuale e il rock psichedelico.

La permocultura concetto alla base per lo sviluppo dell’eco villaggio nasce in Australia negli anni Settanta grazie a Bill Mollison e il suo allievo David Holmgren, i quali studiarono, attraverso l’osservazione e la sperimentazione, come progettare paesaggi abitati dall’uomo in armonia con il mondo naturale.

In realtà la parola permocultura deriva da permocoltura, che significa agricoltura permanente; essa è stata poi trasformata in permocultura perché non si può avere una agricoltura permanente senza una cultura permanente. Dunque è un vero e proprio stile di vita, si parla di strutture e sistemi che riguardano il cibo, l’acqua e l’energia, qualcosa progettato per durare e non per degradare; un processo rigenerativo in grado di creare più energia di quella presa per produrre, così da essere incanalata in altro. Alla base del concetto di permocultura non può non esserci il concetto di armonia nel suo significato più arcaico, ovvero dal greco armozein cioè collegare, connettere; dalla radice ar unire, disporre e cioè sintesi di parti diverse formanti un tutto proporzionato e concordante.

Si può di sicuro affermare che la permocultura è ecologia applicata, è proprio questo che affascinò David Holmgren quando nel ’74 sentì parlare David Mollison ad una conferenza all’università della Tasmania. Egli affermò: «l seminario, e la maggior parte degli interventi dei soliti noti, sembravano abbastanza scontati, ma c’era quel tizio che veniva dall’università, il cui contributo mi interessò parecchio. Ecologico! Non allo stesso modo dei molti attivisti che si definivano ecologisti, ma che erano riduzionisti come la maggior parte degli scienziati». Iniziò lì la loro collaborazione, quando Mollison, dopo il seminario chiese a Holmgren di restare con lui a Strickland Ave, alle pendici della montagna, a sperimentare e osservare e progettare. Da qui abbiamo avuto nel 1978 per mano di Holmgren “Permaculture One” dove racconta come sono stati elaborati i principi della permacultura, approfonditi poi ne 1988 con il “Manuale” scritto da Mollison e rielaborato insieme a Remy Mia Slay nel 1991 in “Introduzone alla Permacultura”. 

Questi eco villaggi sono in tutto il mondo, ma l’esempio per eccellenza, dove il nostro David Holmgren vive tutt’oggi insieme alla sua compagna, è in Australia: la Fattoria di Melliodora, nello stato del Vittoria, a nord di Melbourne. In realtà non c’è nulla di innovativo in questo, ma semplicemente richiamare qualcosa che viene dal passato e che sembra essere l’unico futuro possibile. Qualcosa al quale si stava lavorando negli anni ’70, ma che era in grande disarmonia con le grandi multinazionali, e i soliti noti che manovravano e manovrano le economie mondiali. Probabilmente la finanza non avrebbe neanche avuto motivo di esistere.

Alla base della permacultura ci sono tre etiche: cura della Terra, cura della persona ed equa distribuzione. Dunque ci si prende cura della Terra, considerato un essere vivente, assicurandosi il benessere delle persone così che possano assolvere al loro compito, e quando la Terra ci ringrazia con un surplus perché abbiamo fatto bene, questo non viene venduto, ma donato al vicino, in un’ottica di aiutare il prossimo. Questo sistema ecologico permanente, che opera nella massima efficienza per gli esseri viventi e l’ambiente è organizzato secondo dodici principi.

Sembra tutto un po’ utopico, ma esiste. È stato riprodotto, per ora in piccolo, ma non vuol dire che non si possa espandere; sarebbe un futuro in cui si torna a creare vita per vivere, in cui ci si riconnette all’essenziale; riscoprire la bellezza delle piccole cose, i cicli che scorrono al proprio tempo armonico e, nei dettagli e nelle sfumature si può rivedere la bellezza del cosmo. Tutto viene rappresentato e schematizzato con un fiore, dove i sette petali sono le aree di intervento in cui operare per sostenere l’umanità nel corso della discesa energetica. È curioso che sia stato scelto proprio un fiore per spiegare i processi: non si dice che tutto nacque da un fiore? È una canzone che ci hanno insegnato da bambini e a nostra volta continuiamo a tramandare. Dunque, se è vero che per fare un tavolo ci vuole un fiore, e per far la Terra ci vuole un fiore, perché continuiamo a disboscare invece di costruire orti sinergici?

 

Francesca Soloperto

https://www.youtube.com/watch?v=gJf2Goo4F4Y

https://melliodora.com/property/

https://www.youtube.com/watch?v=UG_8b6WJqvI

Francesca Soloperto

Dilettante Fotografa

Mi faccio catturare da tutto ciò che mi da emozione e immagazzino nel mio Io.

Sono curiosa verso tutto ciò che può insegnarmi qualcosa.

Sono curiosa verso l’Arte qualunque essa sia perché penso che sia espressione di un altro Io, dunque porta alla riflessione e al confronto, perciò crescita.

Considero il “Viaggiare” una forma di Educazione al Sapere e al saper Vivere, aspiro dunque a girare il Mondo…così da poter poi affermare: “ ho conosciuto, ho vissuto!”.

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“Se guardando la foto questa mi da la stessa emozione che ho provato scattandola allora è lei, diversamente la cancello”.

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