Oct 05, 2022 Last Updated 6:31 AM, Oct 4, 2022

Itinerari lavorativi o lavoro itinerante In evidenza

Pubblicato in Investire
Letto 137 volte

Credo che tra le parole più inflazionate durante la pandemia si possa annoverare “Smart working”. Quanto suona all’avanguardia questo vocabolo che per molte edizioni del TG è stato all’ordine del giorno. Come riportato da Fiorella Crespi in “Smartworking: cosa significa e perché è così importante?”, secondo la definizione di Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working, Politecnico di Milano, la parola in questione significa: «Ripensare il telelavoro in una ottica più intelligente, mettere in discussione i tradizionali vincoli legati a luogo e orario lasciando alle persone  maggiore autonomia nel definire la modalità di lavoro a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Autonomia, ma anche flessibilità, responsabilizzazione, valorizzazione dei talenti e fiducia diventano i principi chiave di questo nuovo approccio.»

 

E’ così che Antonio Paolino, classe 1980, dopo due anni pieni di pandemia e telelavoro decide di avere un colloquio con il suo datore di lavoro e trasformare il telelavoro in smartworking perché stremato dalla reclusione tra le quattro mura che avevano appiattito il suo spirito da pioniere, il suo relazionarsi con il mondo, ma che soprattutto lo avevano estraniato da se stesso, e costretto ad abbandonare la cosa che più lo teneva vivo: viaggiare, percorrere itinerari fatti di conoscenza e confronto, immortalare con la su Nikon attimi, paesaggi e persone che, anche se solo per poco, avevano fatto parte della sua vita.

Avvallando la tesi che molti come lui avevano vissuto una situazione emergenziale che porta con sé paure, ansie, ed emozioni negative, le quali sicuramente sono lungi dall’essere efficaci ed efficienti, e che, per forza di cose si erano ripercosse sulla sfera lavorativa, c’era bisogno di freschezza, di rinascita, di riconciliazione con il mondo esterno e con se stessi, con la parte viva di se stessi. Dunque, dopo l’accordo e il sì del direttore, Antonio si ritrova ad acquistare un van e ad organizzare quelli che sarebbero stati i suoi prossimi due anni.

Una delle cose che più avrebbe voluto vedere, dopo i suoi itinerari percorsi in Sud America, Vietnam, e Africa, era l’aurora boreale. Eppure, in passato si era spinto oltre il continente, ma mai era stato nel Nord Europa. Beh, forse un po’ come me, Antonio pensa che fino a quando si è giovani ed energici è giusto muoversi verso itinerari più impegnativi, mentre quando qualche acciacco comincia a farsi sentire, è opportuno rimanere nei dintorni di casa. Non per gli acciacchi, ma per l’ancora instabilità mondiale della situazione frontiere, è bene restare nel circondario; dunque, con il suo laptop a bordo traccia l’itinerario da percorrere: dopo un’estate e inverno boschivi, tra Dolomiti e Alpi Francesi, perciò Slovenia, Trentino, Austria, Svizzera e Francia. Programma un inverno caliente verso Portogallo e Spagna, dove poi si imbarcherà per le Canarie fino a quando i fiori primaverili non vedranno il risveglio. È solo allora che il suo Van riprenderà nuovamente a macinare chilometri fino a Capo Nord: Nordkapp nel Finnmark occidentale, nella Norvegia Settentrionale, dove potrà assistere a uno degli spettacoli più belli che la natura ci può regalare. L’aurora boreale.

Questa è un’esperienza di crescita personale, una preparazione per affrontare situazioni che non saranno facili, e di sopravvivenza, ma anche un’esperienza che vuole dimostrare che anche il lavoro, nella sua evoluzione, è cambiato. Da una concezione classica e statica a una più dinamica, addirittura più dinamica della catena di montaggio. Da qualcosa che si muove nello stabilimento a qualcosa che si muove nel mondo, questa volta però non è il prodotto finito e quindi una spedizione, bensì il processo stesso, l’ufficio commerciale. È ovvio che questo concetto non si può applicare a tutte le fasi della catena del valore di una determinata azienda e settore. Dall’altro lato dell’ovvio non mi sorprenderebbe se tra cinquant’anni questa mia affermazione sarà smentita, in fondo percorriamo itinerari in continuo divenire.

In conclusione, non mi resta che augurare in bocca al lupo ad Antonio e che possa dimostrare al suo direttore, così come altri esperimenti hanno dimostrato, che quando non è una situazione emergenziale a volerlo, bensì un desiderio di working balance e di ricerca di stimoli, i fatturati possono solo crescere!

Francesca Soloperto

Francesca Soloperto

Dilettante Fotografa

Mi faccio catturare da tutto ciò che mi da emozione e immagazzino nel mio Io.

Sono curiosa verso tutto ciò che può insegnarmi qualcosa.

Sono curiosa verso l’Arte qualunque essa sia perché penso che sia espressione di un altro Io, dunque porta alla riflessione e al confronto, perciò crescita.

Considero il “Viaggiare” una forma di Educazione al Sapere e al saper Vivere, aspiro dunque a girare il Mondo…così da poter poi affermare: “ ho conosciuto, ho vissuto!”.

Cos’è per me la fotografia?

“Se guardando la foto questa mi da la stessa emozione che ho provato scattandola allora è lei, diversamente la cancello”.

Devi effettuare il login per inviare commenti

Numero 100

 

Puoi acquistare la copia

cartacea di Goccedautore.it

presso il circolo Culturale di Gocce d'autore

n100

copertina

Cercaci su Facebook

s l1600