Jan 17, 2021 Last Updated 2:41 PM, Dec 24, 2020

Sovrapposizione di colori… la luce In evidenza

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Vi è mai capitato di imbattervi in una festa indiana dove a farla da padrone son i colori? Sari di vivaci tonalità con drappeggi e orli per le donne, dhoti ricamati per gli uomini; rangoli sul pavimento creati con riso o sabbia colorata, ma anche con petali di fiori. Il tutto poi illuminato magicamente con candele? Beh se vi è capitato avete di sicuro partecipato al Diwali, una delle feste più importanti per la popolazione indiana.

 

Diwali, chiamata anche Dipavali o Deepawali si festeggia nel mese di ottobre o novembre. Simboleggia la vittoria del bene sul male ed è chiamata "festa delle luci": durante la festa si usa infatti accendere delle luci, candele o lampade tradizionali chiamate diya. È una festa dedicata alla luce, intesa sia in senso fisico che spirituale.

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La festa di Diwali cade nel quindicesimo giorno del mese Indù di Kartika. Quest’anno è stata celebrata il 14 novembre. Non in tutte le regioni dell’India però questa festività cade lo stesso giorno, perché i calendari lunari a volte sono diversi tra loro.

Diwali è celebrato da indù, giainisti, sikh e buddisti, anche se per ogni fede segna diversi eventi, ma tuttavia il festival rappresenta la stessa vittoria simbolica della luce sulle tenebre, della conoscenza sull’ignoranza e del bene sul male. La più popolare leggenda associata alla festa è quella che tratta del ritorno del re Rāma della città di Ayodhya dopo 14 anni di esilio in una foresta. Il popolo della città, al ritorno del re, accese file (avali) di lampade (dipa) in suo onore. Da qui il nome Dipawali o più semplicemente Diwali. In vista di Diwali i celebranti si preparano pulendo, rinnovando e decorando le loro case e luoghi di lavoro con lampade ad olio e rangoli. Durante il Diwali le persone indossano i loro vestiti più raffinati, illuminano l’interno e l’esterno delle loro case, eseguono cerimonie di culto di Lakshmi, la dea della prosperità e della ricchezza; fanno fuochi d’artificio leggeri e le famiglie si riuniscono condividendo mithai (dolci) e regali.

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Diwali è una festa di cinque giorni, il cui apice viene celebrato il terzo giorno in coincidenza con la notte più buia del mese lunare. Gli indù, in particolare, hanno un bagno rituale di olio all’alba di ogni giorno della festa. Il cibo è un importante momento di condivisione con le famiglie. Il festival è un periodo dell’anno in cui si ritorna a casa e si ricongiungono i legami non solo per le famiglie, ma anche per le comunità e le associazioni, in particolare per quelle aree urbane che organizzano attività, eventi e incontri. Molte città svolgono sfilate e fiere, spettacoli di musica e danza nei parchi. Alcuni indù, giainisti e sikh inviano biglietti di auguri Diwali alla famiglia vicino e lontano durante le festività, occasionalmente con scatole di dolciumi indiani. A seconda della regione, le celebrazioni includono preghiere davanti a una o più divinità indù, la più comune è Lakshmi.  Che simboleggia tre virtù: ricchezza e prosperità, fertilità e colture abbondanti, oltre alla fortuna. I mercanti cercano le benedizioni di Lakshmi per le loro imprese e chiuderanno ritualmente il loro anno contabile durante Diwali. Un po’ come il 31 dicembre per noi, quando ringraziamo per l’anno passato e ci imbattiamo in liste di buoni propositi.

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Rituali e preparativi per Diwali iniziano con giorni o settimane di anticipo, tipicamente dopo la festa di Dusshera che precede Diwali di circa 20 giorni. Il festival inizia formalmente due giorni prima della notte di Diwali e termina due giorni dopo.

Quest’anno il Diwali è arrivato anche a Roma in streaming da Palazzo Giustiniani, infatti si è celebrato un evento in onore di questa festa mettendo in collegamento importanti personalità internazionali sia del mondo scientifico, che religioso, nonché accademico.

Come ha affermato Svamini Hamsanada Ghiri, vice presidente Unione Induista Italiani “quest’anno con il tema del Diwali abbiamo voluto ricercare le chiavi di lettura di quanto ci sta succedendo con questa pandemia e, insieme cercare di indagare il senso che possa essere come un faro, una luce in una notte buia; una ricerca di senso che ciascuno approfondisce dal proprio punto di vista professionale e/o confessionale, ma che scaturisce una interrelazione di cui siamo sempre più consapevoli. Ognuno in questa notte dell’umanità può portare la sua luce, cogliendo questa terribile sfida per cercare di costruire un futuro migliore. Da una sola luce insieme, uniti nelle diversità, possiamo accendere milioni di luci per un futuro migliore”.

Concludo con una semplice riflessione: alla fine non importa di che Credo tu sia perché in ognuno di questi il bene vince sul male e la luce sulle tenebre, i colori sono simbolo di speranza e trasmettono serenità e allegria; l’importante è rispettarsi, farsi coinvolgere dagli altri fratelli per capirne le diversità che poi si trasformano in similitudini, così da accorgerti che in fin dei conti vogliamo tutti la stessa cosa: salute, prosperità e gioia!

Di Francesca Soloperto

Francesca Soloperto

Dilettante Fotografa

Mi faccio catturare da tutto ciò che mi da emozione e immagazzino nel mio Io.

Sono curiosa verso tutto ciò che può insegnarmi qualcosa.

Sono curiosa verso l’Arte qualunque essa sia perché penso che sia espressione di un altro Io, dunque porta alla riflessione e al confronto, perciò crescita.

Considero il “Viaggiare” una forma di Educazione al Sapere e al saper Vivere, aspiro dunque a girare il Mondo…così da poter poi affermare: “ ho conosciuto, ho vissuto!”.

Cos’è per me la fotografia?

“Se guardando la foto questa mi da la stessa emozione che ho provato scattandola allora è lei, diversamente la cancello”.

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