May 22, 2022 Last Updated 6:10 PM, May 19, 2022

In-formare…perché è importante! In evidenza

Pubblicato in Immaginare
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Alle scuole medie lessi un brano durante l’ora di antologia che parlava dell’importanza dell’in-formare. Non ricordo il titolo, troppi anni sono passati, ahimè! Ricordo molto bene il contenuto e il messaggio che voleva che arrivasse. Si parava dell’importanza che si ha nell’istruire le persone a fare qualcosa, nel renderle capaci, nel saper scegliere cosa è giusto o sbagliato, ma soprattutto nella possibilità di sapere così da essere indipendenti. Si parlava di come i paesi sviluppati sbaglino nell’andare nei paesi sottosviluppati iniziando a costruire e “occidentalizzare” quei posti. In realtà sarebbe molto più utile civilizzare per davvero quei paesi, offrendo e costruendo loro delle scuole, in-formando e cioè formando quelle popolazioni che lo necessitano, per poter andare avanti da soli in tempi odierni ed essere competitivi. Serve a poco andare lì e costruire una casa se non gli si insegna come fare affinché loro lo possano fare da soli e creare la loro economia senza essere sempre dipendenti da qualcun altro e spesso sfruttati poiché ricchi di appetibili risorse a vantaggio di chi ha già esaurito le scorte.

 

Devo ammettere che dalla lettura di quel brano la mia visione di guardare al prossimo è cambiata, è da allora ho capito che è bene rapportarsi con chi ne ha bisogno cercando di trasferire ad esso le in-formazioni che si possiedono, perché magari sei stato più fortunato e hai perseguito un certo livello di studio, o semplicemente perché ti sei confrontato con il mondo in modo diverso e hai viaggiato tanto, sei stato stimolato, oppure perché prima di loro hai capito che è questo quello che realmente conta per poter andare avanti: un’apertura mentale che ti permette di osservare lì dove non è evidente, e lo fai solo se sei stato in- formato propriamente. Cioè, se l’informazione del come e del perché siano state “inserite”, trasmesse, da qui la locuzione “in”, in te.

Se penso alla parola in-formazione, l’immagine che vien fuori nella mia mente è sempre di due persone dove “una trasferisce l’in-formazione all’altra”. Potrebbe essere un genitore che educando il figlio lo “forma”, un nonno che con la sua “saggezza” lo mette in guardia, un insegnante che con il suo sapere lo “rende indipendente”. Se si vuole allargare ancora di più la visione potrebbe essere un autore che con la sua opera lascia la “sua visione” al prossimo, che sia un racconto o una riflessione filosofica, ma è sempre qualcosa che stimola il ragionamento del lettore, dunque in un certo senso è come se contribuisse a plasmare la forma di qualcuno immettendo nozioni/spunti di riflessioni.

Oggigiorno siamo bombardati da in-formazioni, spesso inutili e che non hanno quella genuinità di cui sopra, la nostra mente viene spesso catturata da futili fatti che invece di portarci a riflettere su quanto di utile, ci spingono a inutili pettegolezzi, facendo uscir fuori quella parte non produttiva e polemica che a nulla porta in quanto priva di spunti di crescita. A questo si aggiunge che sempre più spesso non si riesce a capire quanto ci si possa fidare di una in-formazione, chi lo dice o la testa giornalistica che lo scrive fanno da garanti. Questo accade perché le cose dette son sempre così tante, e magari anche contraddittorie nel tempo, la gente oggi si affida molto alla persona che parla e alla sua reputazione. È la conseguenza dell’avvento di internet: la facilità di poter diffondere una in-formazione, ma allo stesso tempo la difficoltà di verificarne la fonte; cosa che invece si ravvedono di far molto bene i giornalisti poiché parte del loro mestiere e dovere.

Difficilmente oggigiorno vi capiterà di imbattervi in un qualsivoglia personaggio che vi chieda delle in-formazioni.

«Scusi lei è di qua?».

«Per andare, dove dobbiamo andare, per dove dobbiamo andare?».

Esordiva così Antonio De Curtis, chiedendo in-formazioni ad un vigile, davanti al Duomo a Milano.

Oggi il percorso viene preventivamente studiato a casa, all’occorrenza si attiva google map sul cellulare oppure il navigatore in auto. Si è perso dunque quel brivido di avventura nel partire alla scoperta dell’autoctono, con tutto quanto di correlato ne si conviene. Si può sicuramente trovare su google il ristorante con più stelle dove andare a mangiare quel giorno, oppure cosa ci sia di bello da fare in città. Ma vi siete mai posti la domanda: chi ha fatto le recensioni? Chi meglio di chi ci vive può conoscere il luogo ed indicarvi la particolarità, così come l’originalità di un cibo, o un qualcosa da fare. Perché? Perché se il suggerimento viene da chi ci vive, vuol dire che, nonostante tutto non si è stancato di quello che vi sta suggerendo, e che gli riconosce quel valore aggiunto che lo rende speciale paragonato ad altro.

Il poter fruire di in-formazioni così facilmente è un gran vantaggio, e dovrebbe essere anche un gran passo in avanti, se si pensa al voler avere più gente istruita, consapevole, e che sa. Quello che invece mi chiedo è: in quanti siamo capaci di attingere ad informazioni che realmente formano e che sono giuste? Cioè, lo spirito critico! Quello, la tecnologia non lo insegna, ma una persona con più esperienza di te sì. Probabilmente mi sbaglio, e lo spero, ma ho la sensazione che si sia persa quella capacità di interloquire l’un l’altro, proprio di una società. È come se potessimo far da soli tanto trovo un tutorial, oppure non siamo interessati da quello che ha dirci il nostro amico di sempre, ma pronti a non perdere la diretta del personaggio del momento che ci vuole far sapere cosa pensa. Quante cose e ruoli si perdono in questo passaggio? A mio avviso tanti! Non sono sicura che l’individualismo è proprio del genere umano. È come se avvertissi il voler dimostrare a tutti i costi che da soli siamo bravi, però poi c’è questa voglia matta di far sapere, di comunicare e di rendere parteci gli altri nella propria vita, ma virtualmente e non realmente. Scorgo una sensazione reprimente in questo.

Concludo con un messaggio di sollecitudine affinché le generazioni odierne acquisiscano quella criticità che permetta loro di attingere alle veritiere news e proficui trend, che a lungo termine daranno risultati contribuendo a una migliore società, incluso il pensiero.

Di Francesca Soloperto

Francesca Soloperto

Dilettante Fotografa

Mi faccio catturare da tutto ciò che mi da emozione e immagazzino nel mio Io.

Sono curiosa verso tutto ciò che può insegnarmi qualcosa.

Sono curiosa verso l’Arte qualunque essa sia perché penso che sia espressione di un altro Io, dunque porta alla riflessione e al confronto, perciò crescita.

Considero il “Viaggiare” una forma di Educazione al Sapere e al saper Vivere, aspiro dunque a girare il Mondo…così da poter poi affermare: “ ho conosciuto, ho vissuto!”.

Cos’è per me la fotografia?

“Se guardando la foto questa mi da la stessa emozione che ho provato scattandola allora è lei, diversamente la cancello”.

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