May 22, 2022 Last Updated 6:10 PM, May 19, 2022

Il percorso formativo dell’esito personale In evidenza

Pubblicato in Immaginare
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«Da grande sarai un avvocato! Da grande diventerai un dottore!». Mai nessun genitore dice o pensa: «Da grande sarai un musicista, oppure un bravissimo fotografo», quelli sono hobby! È come se inconsciamente si pensasse: sono lavori che non pagano, non importa quanto ti piaccia. La realizzazione come esito della nostra persona non viene concepita se non incontra gli standard classici.

 

Veniamo proiettati verso l’esito di ciò che saremo, tenendo conto dello stile di vita da raggiungere.

Ma qualcuno si è mai chiesto se tutti questi avvocati e dottori, per citarne i più noti, sono poi così contenti e se si sentano realizzati del loro percorso, o diversamente avrebbero desiderato intraprendere altri appagando questa non scelta con cose materiali, fintamente contenti o inconsciamente tristi!

Avere quello che è considerato un buon posto di lavoro è una nostra forma mentis, e forse ancor di più della generazione dei nostri genitori, diverso è per le nuove generazioni; questi proprio non riesco neanche a capire se ce l’hanno una idea dell’esito di sé stessi. Per loro sarebbe già un sogno avercelo un lavoro. Alla soppressione dell’esito dell’Io desiderato, dei tempi passati, assistiamo oggi a non avere proprio una idea di ciò che si desidera essere.

Queste nuove generazioni non sono comprese; che il nostro modello scolastico non sia più tanto in linea con le esigenze del mondo contemporaneo? Non so se sia proprio questa la ragione, ma ci si potrebbe riflettere.

Sembrerebbe che la scuola sia statica e poco innovativa di fronte a una frenesia mondiale in cui per stare a passo bisogna essere avanti. Si provano a fare delle riforme, che però non trovano il giusto sviluppo poiché si rimane legati alla tradizione; è come se si volesse trovare il giusto connubio tra tradizione e innovazione, e nel mentre generazioni perdono la strada perché non si è capito dove si sta andando, complice un periodo storico-economico di stallo, saturazioni di mercato, inflazione di laureati. E pandemia. Dunque da un lato si perde la solidità della scuola italiana che ha formato tanti cervelli e dato un metodo a molti, e dall’altro quel salto che non avviene per essere ancora competitivi.

A vederla così sembra un disastro, ma non lo è, bisogna allontanarsi dal pensiero comune e guardare dentro sé per provare a raggiungere un sorridente esito, abbandonando i preconcetti e gli standard classici, perché ormai non è più tempo!

Vivere dall’altra parte del mondo mi permette di relazionarmi con un diverso modo di approcciare alla vita, tra cui la scuola. Siamo abituati a pensare ad una scuola con la cattedra, banchi allineati, zaini e libri; ora di svago? Educazione fisica. Fortunati i ragazzi che hanno le palestre nella propria struttura scolastica, io lo sono stata. Musica. Ancor più fortunati i ragazzi che hanno come docente qualcuno che uno strumento lo sappia suonare per davvero, io lo sono stata. La mensa? Era la nostra aula. Beh erano i primi anni in cui nella scuola dell’obbligo veniva introdotto il rientro pomeridiano. Sì, per la maggioranza di noi il pranzo era un panino, e non c’era nessuna tabella nutrizionale da rispettare, figuriamoci allergie o intolleranze a cui stare attenti. Non posso parlare della sala computer, perché noi le ricerche le facevamo sull’enciclopedia, e i lavori di gruppo si facevano perché qualcuno che non poteva permettersela non doveva essere escluso dal sapere; quella sì che era integrazione, nel senso realistico della parola, ma noi eravamo così presi dallo stare insieme e socializzare (parola oggi legata all’etere), che questa intenzione l’abbiamo capita solo con il senno di poi.

Com’è oggi la scuola in Italia non lo so, ma non credo sia come quella che frequentano i figli dei miei amici qui in Australia. All’inizio, quando andavo a casa loro e vedevo i figli che non avevano libri di scuola, mi chiedevo: «Ma cosa fanno a scuola?», «Come è possibile andare a scuola e non avere i libri di testo quali grammatica, matematica, antologia, storia?». No, i bambini delle scuole australiane, che rispettano il modello anglosassone, non possiedono libri di testo.

Adesso tutti i bambini vorranno trasferirsi qui!

In realtà la scuola è organizzata in modo diverso: si passa più tempo all’aperto, ci si concentra nelle attività di gruppo al fine di sviluppare la cooperazione, si ha un diverso approccio per le materie letterarie e matematiche. Le lezioni vengono sviluppate e organizzate dall’insegnante, il quale si deve attenere a quelli che sono gli standard da raggiungere per i bambini di quell’età. Non esistono voti, ma solo “livello aspettato”, “sotto il livello oppure sopra il livello”. Si predilige molto la lettura, infatti tutte le scuole hanno la biblioteca al proprio interno, dove gli alunni devono andare e prendere in prestito dei libri, leggerli in settimana e restituirli, pronti a prenderne degli altri. È così che si impara la grammatica e la sintassi, nonché a scrivere bene le parole. Qui hanno questo piccolo intoppo, le parole si pronunciano in modo diverso da come si scrivono, e a volte anche se a sentirle sembrano uguali, in realtà si scrivono in modo differente, e se non si ha un orecchio così fine da poter percepire il suono della vocale allungata, è il senso del discorso che ha la meglio, e la parola giusta viene scritta. Con questo si spiega il perché delle gare di “spelling” nelle scuole anglosassoni. Scommetto che tanti di voi, come me, guardando i film inglesi, si siano sempre chiesti del perché di queste gare scolastiche; ecco spiegato l’arcano!

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Ancora, ci sono materie come la scienza, che li vedono protagonisti di progetti di gruppo, a volte di lavori individuali e ricerche che bisogna sviluppare e caricare sull’account del proprio computer dato in dotazione dalla scuola.

Ma la vera differenza, a mio avviso, è che viene data molta importanza alle attività all’aria aperta. Non si sta in aula per cinque ore, non si può mantenere alta la concentrazione di qualcuno a stare lunghe ore seduti. Si è molto più produttivi se ci si sposta e soprattutto se si sta all’aperto.

Le attività sportive sono vere e proprie materie, e bisogna che gli alunni partecipino, dal nuoto alla corsa, con vere competizioni, che ti educano all’impegno e alla costanza.

Inoltre ci sono musica, con la possibilità di studiare diversi strumenti, e il disegno. Non bisogna mai abbandonare la parte creativa di noi, è quel quid che ci permette di esprimerci ed essere diversi.

Si arriva, a quelli che qui corrispondo agli ultimi anni delle superiori, in cui ci si concentra di più sulle materie che si intende approfondire, per cui si sceglie un percorso scientifico piuttosto che letterario, oppure tecnico. Diciamo che ci sono le materie di base, che seguono tutti e poi le specifiche, che devi seguire nelle preposte aule. E non è l’insegnante a spostarsi, ma sei tu, che a seconda della materia che devi seguire, cambi aula all’interno del campus. Ecco che il concetto dello spostarsi, in contrapposizione alla monotonia della stessa aula, permette al cervello di ossigenarsi abbastanza da poter dare il meglio di sé!

In conclusione, non importa se andrai all’università, anche senza la laurea potrai essere felice ed ambire al soddisfacimento dei tuoi desideri e sogni. Probabilmente avrai una ditta idraulica, ma sarai comunque felice, perché è quello che hai scelto di fare. Qui esiste ancora la possibilità dell’esito di sé stessi come realizzazione di ciò che desideriamo; lasciatemi anche dire, che qui non si è mai “vecchi” per potersi reinventare, certo bisogna faticare e volerlo, ma la meritocrazia premia.

Il contatto con il “nostro tempo” non deve mai mancare, questo per forza di cose, poiché il continente è abitato solo per una irrisoria parte, avviene quando si è a contatto con la natura, e anche probabilmente perché in quel momento i nostri istinti più “umanamente animaleschi” si sentono liberi di esprimersi, soprattutto il pensare. Il pensare a noi e di noi, ci permette di raggiungere l’esito di ciò che coscientemente sviluppiamo.

Francesca Soloperto

Francesca Soloperto

Dilettante Fotografa

Mi faccio catturare da tutto ciò che mi da emozione e immagazzino nel mio Io.

Sono curiosa verso tutto ciò che può insegnarmi qualcosa.

Sono curiosa verso l’Arte qualunque essa sia perché penso che sia espressione di un altro Io, dunque porta alla riflessione e al confronto, perciò crescita.

Considero il “Viaggiare” una forma di Educazione al Sapere e al saper Vivere, aspiro dunque a girare il Mondo…così da poter poi affermare: “ ho conosciuto, ho vissuto!”.

Cos’è per me la fotografia?

“Se guardando la foto questa mi da la stessa emozione che ho provato scattandola allora è lei, diversamente la cancello”.

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