May 22, 2022 Last Updated 6:10 PM, May 19, 2022

L’attesa In evidenza

Pubblicato in Editoriale
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Ci sono attese che durano una vita e altre che vengono spezzate in pochi minuti. Occorrono ben nove mesi di attesa, dal concepimento al giorno del parto. Nove lunghi mesi in cui il tempo dell’attesa è costellato da speranze, da sensazioni, da malesseri, da preoccupazioni, da gioie, da condivisioni. Da quei sentimenti dell’attesa che ci accompagnano in ogni istante del nostro agire quotidiano. “Cos’è l’attesa?”, si sono chiesti i più grandi filosofi e mistici di ogni religione. Che sia il silenzioso ed irruento scorrere dei momenti che scandiscono la vita di ognuno di noi, dalla nascita e fino al giorno della morte? Che sia l’attesa degli abbracci, delle parole non dette e di quelle non ascoltate? Del perdono non chiesto e/o non avuto? O più semplicemente la percezione che ognuno di noi ha del proprio tempo?

 

È difficile capire cosa sia davvero l’attesa. Pensiamo alle attese degli incontri, delle carezze, dei baci, di un nuovo lavoro, di un viaggio, della speranza di una guarigione. Pensiamo, poi, all’attesa della libertà di un carcerato, di una donna che subisce violenze e molestie dal proprio aguzzino, di un gay o di una lesbica che attendono il momento di raccontare agli altri il loro vero io. Di un trans o di una trans che finalmente si riconoscono nel proprio corpo. Di un bambino o di una bambina disabile che aspettano di essere desiderati, amati, compresi, accettati. Pensiamo alla medaglia di oro o di argento tanto attesa ed ambita da uno sportivo. Pensiamo ancora al libro più bello che non abbiamo ancora letto. E ancora: all’incontro con chi farà per sempre parte della nostra vita perché riesce a capirci anche quando noi stessi facciamo fatica a comprenderci.

In questi giorni del Natale, poi, l’attesa fa i conti con il tempo delle anime che vivono tra i colori maestosi delle vetrine e degli addobbi ma anche all’attesa e alla speranza riposta nel nuovo anno che sta per iniziare. Mi viene in mente l’attesa di un piatto caldo o di una coperta che attende chi vive sotto qualche portico o ponte, il cui riflesso di quelle luci maestose risuona ancora più contradditorio con il tempo dell’attesa di un futuro migliore, che, per alcuni, non sembra arrivare mai. E poi penso a loro, a coloro che hanno distrutto la propria vita a causa delle proprie dipendenze ma che vivono nell’attesa di un reinserimento nella società e tra le braccia dei propri cari, perché hanno avuto la forza o la fortuna, chissà, di chiedere aiuto. E, mai come in questo momento, il tempo dell’attesa di un ritorno a quella libertà, che un virus non “previsto da nessuna organizzazione mondiale”, ha definitivamente minato.

Eppure, mi piace pensare all’attesa, come a quel momento sospeso tra il sogno immaginario e l’abbraccio della realtà.  

In fondo, però, la sola unica certezza che abbiamo dopo la vita è la morte. Ma è tra la vita e la morte che possiamo fare, dell’attesa, il percorso più bello per noi e per il creato.

Domenico Ciancio

Domenico Ciancio

Un incompreso lucano, italiano, europeo. Della mia passione, la comunicazione, ne provo a fare il mio mestiere. Con i proventi della mia prima passione alimento le mie tante altre passioni: viaggiare, leggere, ascoltare musica, golf, formula 1, mangiare e sorridere con le persone che amo e che incontro nella mia vita.

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