Dec 07, 2021 Last Updated 7:57 AM, Dec 1, 2021

Cento! In evidenza

Pubblicato in Editoriale
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La copertina di questo numero è l’insieme delle cento uscite della nostra rivista. Un puzzle colorato le cui tessere raccontano la vita di un progetto editoriale che si è inserito gradualmente nel mondo del web e che ad oggi conta nove milioni di lettori, più di un milione l’anno. Abbiamo registrato in questi anni un’evoluzione dettata dalla crescita individuale e collettiva che ci ha permesso di affinare il nostro pensiero e raffinare le nostre penne. Non insensibili ai mutamenti circostanti, compresi quelli recentissimi causati da una pandemia che ha stravolto la società, abbiamo cercato di interpretare i temi che hanno caratterizzato e caratterizzano il dibattito culturale interrogandoci su “come” raccontare “cosa”. Ognuno di noi ha tracciato il proprio percorso personale muovendosi nel proprio settore di interesse e di competenza, manifestando una vivace capacità di “sconfinare” negli “altrove” al fine di esplorare, conoscere e approfondire le altre sezioni.

 Mi torna in mente la prima riunione di redazione. Tante le domande che ci ponemmo allora, prima tra tutte perché i lettori del web avrebbero dovuto scegliere la nostra rivista, cosa avremmo dovuto offrire di originale, di diverso, di accattivante al popolo della rete? Come parlare di letteratura, di musica, di arte, di cultura tout court senza cadere nella convenzionalità e nella retorica abusando di tematiche sviscerate e dibattute già da altri prima di noi? Quale identità attribuire alla rivista? Domande che nel corso degli anni si sono alimentate di un incessante impegno alla ricerca di una coerenza tra modi di pensare e modi di agire, avendo ben presente il fine ultimo: coltivare e avere cura del nostro progredire, perseguire quell’humanitas che i latini hanno così bene rappresentato. Ho da sempre nutrito l'esigenza di dare voce a chi, come me, riteneva fondamentale puntare sulla propria crescita e cercava un modo per esprimersi ed affermarsi. Il mio desiderio corrispondeva e corrisponde alla volontà di creare un luogo che accogliesse e accolga le istanze culturali di una generazione che non amava e non ama le interferenze e le autoreferenze, libere da condizionamenti, fuori dagli steccati. Affermare il proprio punto di vista senza timore di smentita.

E in questo percorso ho incontrato persone che hanno condiviso e apprezzato la mia impostazione, aderendo al progetto e contribuendo a farlo crescere. Dal numero zero al numero cento, la rivista ha compiuto tanti passi in avanti grazie al gruppo di professionisti che hanno creduto e credono nella validità di questo strumento. Ci sono stati molti cambiamenti, intanto tra chi vi collabora, alcuni della prim’ora non ne fanno più parte pur rimanendovi legati, altri sono entrati in seguito, altri non ci sono più.

Abbiamo imparato a dare un tema ad ogni numero lungo il quale far correre il nostro ragionare declinandolo in base alle rubriche di riferimento. E così facendo abbiamo stretto le maglie di questo nostro dialogare. Temi che ogni volta coglievano e interpretano il clima del momento e non solo. Questa volta il tema del nuovo inizio dopo la lunga pausa estiva che si è prolungata oltremodo è la forma. La forma intesa quale passaggio da un corpo all’altro, trasformazione, momento in transito, concetto che si trasferisce all’ambito sociale così come a quello artistico. Si parla di forma per le opere d’arte, per la struttura di un romanzo, per la tipologia di teatro. Insomma, la forma studiata innanzitutto dalle discipline scientifiche, è alla base dei nostri ragionamenti.

Partendo dal ghiotto riferimento del Codice Atlantico di Leonardo da Vinci, la più ampia raccolta di disegni e di scritti, si passa all’altrettanto superbo trattato di Luca Pacioli, il De divina proportione, epifania dell’armonia divina. Dell’osservazione delle forme in natura citiamo Il nuvolario. Principi di nubignosia analitica e differenziale di Fosco Maraini che parla di nuvole e di visioni. Persino il medico e chimico Oliver Sacks parla di immagini e di forme prodotte dall’emicrania e il pittore Wassily Kandinsky in Punto, linea, superficie parla del rapporto dell’uomo con lo spazio che passa necessariamente per le forme.

Per la filosofia il vero sollecito consiste nel riuscire a “farsi un quadro” di ciò che accade, astrazione tutt’altro che inutile considerare la nostra vita come cammino e non come meta, come forma mutante. Ad esempio Orlando, il personaggio del romanzo di Virginia Woolf, compie questo passaggio da uomo ad ermafrodito a donna, da eroe ad eroina, è il simbolo della trasformazione continua, mai definita, del corpo, del genere, della mente. Una letteratura ricca di esempi, come quella legata alla leggendaria figura di Mary Poppins. Pamela L. Travers, la scrittrice dalla cui penna uscì la governante più amata dai bambini, inizia a dar forma a una realtà diversa, o meglio, si avvale della fantasia per alleviare la cupa infanzia delle sorelle più piccole. Di autrici in autrici, la novantenne Edith Bruck, insignita per la sua ultima pubblicazione Il pane perduto dal «Premio Strega Giovani» e dal «Premio Viareggio-Repaci», racconta le nuove forme che la vita alle volte assume.

Parliamo poi di nuove forme di cultura in movimento. Il BiblioHub, un camper diventato biblioteca, fa tappa nelle principali città italiane per promuovere la lettura tra i più piccoli. Infine raccontiamo l’importanza delle forme nelle sculture di Antonio Sebastiano Daraio, un artista che esprime la propria interiorità e la propria necessità di ascendere attraverso le sue opere in legno.

C’è tanto da leggere in questo numero cento, compreso un bel racconto inedito del nostro amico giornalista calabrese Letterio Licordari che pubblichiamo volentieri. Non ci resta dunque che augurarvi buona lettura e di ritrovarci sempre su queste colonne.

Eva Bonitatibus

Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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