Oct 24, 2020 Last Updated 8:29 AM, Oct 5, 2020

Diamo forma ai sogni In evidenza

Pubblicato in Editoriale
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“Non si sogna, si è sognati. Noi ‘subiamo’ il sogno, siamo gli oggetti”

(Carl Gustav Jung)

«C’è un luogo ricorrente nella mia mente. Mi appare tutte le volte che chiudo gli occhi, ma anche quando li lascio aperti. Quel posto, nel quale continua a vivere una parte di me, è la casa dei miei nonni.

 

Una casa grande, dall’odore di antico, fatta di spesse pareti di grosse pietre. È lo spazio dove continua a vivere la mia infanzia fatta di racconti vicino alla stufa a legna posta nell’angolo subito a destra del piccolo ingresso. Enormi tende di panno rosso separavano la porta di ingresso dall’anticamera formando un sipario, proprio come quello dei teatri, dietro cui mi divertivo a giocare con le mie sorelle. Spiavo dalla fessura, mi piaceva guardare cosa accadeva al di là del “sipario” senza essere vista. Un po’ come osservare la commedia che su quel palco si stava consumando. Ogni notte abito quella casa e osservo tutti i personaggi che ne hanno animato le stanze e le epoche.»

Questo è un sogno ciclico che potrebbe appartenere alle pagine di una qualsiasi opera letteraria scritta da un romanziere qualsiasi di un qualsiasi paese del mondo. Un incipit che prelude ad un romanzo corposo che attraversa un secolo e mezzo di storia e che racconta la vita di ben cinque generazioni. Voci che viaggiano su una carrozza postale trainata da quattro cavalli e che si fermano, epigrafi, su quelle mura. Una vicenda appassionante di donne forti e determinate, fragili e sottomesse, e di uomini nobili e intellettuali, meschini ed egoisti, tutti ugualmente impegnati nella realizzazione del proprio sogno. E in nome di questo si dibattono e combattono, costruiscono cattedrali e abbattono fortezze, fondano granai e conquistano imperi.

Il sogno diventa quindi il deterrente per compiere imprese, le più ardue e difficili, che mai si siano realizzate. C’è una costellazione di nomi che hanno lasciato proprie tracce sulla terra consegnando all’umanità il frutto dei loro sogni. Nei sogni è nascosto il passaggio verso l’eternità, scriveva d’altronde Gibran. Così fu per Caterina de’ Medici, amante di libri, che nel ‘500 fondò il primo nucleo della Bibliothèque Nationale di Parigi, lo stesso valse per l’opera realizzata dalla zarina Caterina II di Russia, fondatrice dell’Hermitage a San Pietroburgo, come pure fu il desiderio di elevare il dibattito culturale a spingere Madame de Staël a tenere salotti letterari di prim’ordine. Matilde Serao, giornalista e scrittrice, realizzò il sogno di fondare e dirigere, prima donna italiana, i quotidiani Il Corriere di Roma, Il Mattino e Il Giorno e sulla stessa scia la statunitense Katharine Meyer "Kay" Graham, la prima donna a dirigere una grande casa editrice di un importante quotidiano americano. Una piccola galleria di donne, alcune delle quali (Caterina de’ Medici e Caterina II di Russia) restituitemi da Andrea Kerbaker nel suo libro Lo scaffale infinito. Storie di uomini pazzi per i libri, edito da Ponte delle Grazie. Un volume che per i bibliofili rappresenta una squisitezza di rara preziosità, un testo per i palati fini della letteratura, dal quale prendono vita storie infinite di uomini donne e libri accompagnando il lettore nelle avventure dei protagonisti verso la scoperta di mondi assolutamente sconosciuti.

Un gioco peregrino, il mio, che brevemente passa in rassegna, affrontandolo, il tema del sogno intorno al quale si sono evolute e sviluppate le vite di donne nel corso della storia lungo l’asse che mi appassiona da sempre: i libri, le biblioteche, il giornalismo, l’editoria. Il criterio di ricerca, ovviamente di parte, si è basato sulle affinità tra chi scrive e gli esempi su riportati, mostrando per ciascuna profonda ammirazione e stima. Quanto un sogno può rivoluzionare l’esistenza? E quanto la mancanza di sogni la influenza? È giusto inseguire i propri sogni? Come i grandi della letteratura hanno affrontato con le loro opere l’argomento? È dunque il sogno la parola chiave del nuovo numero della nostra rivista culturale che esce finalmente dopo la lunga pausa estiva. Pausa durante la quale abbiamo continuato a progettare il nuovo inizio, il nuovo autunno che ci aspettava (ricordate?) battendo nervosamente il piedino sul pavimento.

Noi ci siamo fatti trovare pronti a ripartire più motivati di prima. Intanto abbiamo ritrovato “il luogo” perduto di cui si è parlato nel precedente numero, dove riprendere a incontrarci intorno ai temi a noi cari – letteratura musica arte – pilastri del Circolo culturale e della omonima rivista. Progetti a lungo termine questa volta non ne facciamo, siamo ancora nel bel mezzo della bufera, ma pensiamo che riprendere un po’ alla volta sia necessario, oltre che vitale. Il nostro sogno di far cultura in una piccola città di una regione del Sud Italia non deve arrestarsi, noi sogniamo una cultura libera, libera dalle strumentalizzazioni e dagli apparentamenti politici, lontana dalle caste che ruotano intorno agli interessi economici. Sogniamo una cultura che includa le persone sensibili, pulite, che vogliono starne dentro perché trovano fermento e non perché cercano un riflettore. Sogniamo una cultura che vada tra la gente e sussurri loro le sue stuzzicanti parole, non quella che sale sul podio a pontificare concetti incomprensibili. Sogniamo una cultura di sostanza, non di apparenza. Non abbiamo paura di manifestare dissenso nei confronti di chi amministra il potere, ma temiamo l’incapacità manifesta del potere nell’amministrare la cultura. Cultura che non è di pochi eletti ma di tutti, del popolo che cresce e si eleva solo se c’è un percorso di valori e di contenuti che lo accompagna e lo educa.

Un progetto importante dunque che ci faccia compagnia per i prossimi anni, finché avremo la forza di dare forma ai nostri sogni. Un auspicio che giriamo ai nostri lettori ai quali chiediamo di seguitare a leggerci e a farci leggere. Già questo è un sogno!

Eva Bonitatibus

Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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