Aug 10, 2020 Last Updated 8:53 AM, Jul 20, 2020

Arte senza sede In evidenza

Pubblicato in Editoriale
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La nostra meta non è mai un luogo, ma piuttosto un nuovo modo di vedere le cose.

(Henry Miller)

Riaprono lentamente e a singhiozzo i luoghi della cultura. I musei, le biblioteche, i teatri, le gallerie stanno tentando un nuovo avvio delle loro attività.

 

Ma il virus, organismo anti-democratico per eccellenza, ha imposto le sue leggi senza guardare in faccia a nessuno. E la crisi nella quale ci ha lasciato è tra le più difficili della storia recente. Ci siamo già occupati in parte del comparto della cultura nel numero precedente e continuiamo a seguire la traccia che ci siamo dati dall’inizio della pandemia, quasi assecondando gli spunti che ogni volta, ogni situazione derivatane, ci ha fornito.

Così questa volta ad impegnare le nostre rubriche è il tema dell’Arte senza sede. Uno spunto originato dalla vicenda personale del Circolo culturale Gocce d’Autore di Potenza rimasto appunto senza sede in seguito al Covid-19, alle nuove regole sulla socialità e allo scarso senso di solidarietà del proprietario dell’immobile. Tanti come noi hanno dovuto abbandonare i luoghi nei quali tenevano le loro iniziative culturali, lasciando in ciascuno di essi brandelli di cuore e pezzetti di vita vissuta. Ci si sente un po’ smarriti, quello spazio era uno spazio vitale, una seconda casa, un posto dove i sogni riuscivano a concretizzarsi, dove avvenivano incontri speciali, dove nascevano nuove amicizie, dove lo scambio di vedute era il fuoco delle conversazioni. Un cenacolo vero e proprio, nell’accezione laica del termine.  

Ma oggi che abbiamo perduto il punto di riferimento fisico dei nostri incontri ci poniamo dei quesiti. L’arte ha un luogo? O l’arte è oltre il luogo? Questa “dissoluzione di confini” potrebbe configurarsi come una nuova forma di cultura? Probabilmente andrebbe in crisi il processo identitario legato ai luoghi, simboli dell’agire dell’uomo e strumento di crescita dell’uomo stesso. Lo shock sociale che stiamo vivendo, con tutto il suo carico di incertezze, ci obbliga ad un ripensamento degli spazi e al loro utilizzo. Ci spinge nostro malgrado a cercare nuove soluzioni che ci riconcilino con il nuovo presente, in vista di un futuro che non si riesce a delineare.      

Nel frattempo assistiamo da protagonisti ad una crisi che sta probabilmente trasformandosi in un’opportunità per orientare scelte future sui nuovi modi di fruire la cultura. Teatri che contingentano gli ingressi, sale che tolgono le poltrone e parchi che se ne riempiono. Per capirne di più siamo andati alla ricerca di esperienze significative volte al tentativo di riportare la cultura tra la gente e la gente alla cultura. E’ il caso di alcuni teatri italiani che stanno adottando scelte drastiche ma funzionali alla riapertura di stagioni, seppur minime, altri che invece prediligono gli spazi all’aperto. C’è poi quella forma d’arte che vive all’esterno e che non ha bisogno di sedi chiuse perché la strada si trasforma in una galleria a cielo aperto.

E approfittando dell’estate e delle sue calde serate, qualcosa si muove e qualcosa no. Il problema resta e il futuro prossimo, che è alle porte, ci attende con il piedino che batte nervosamente sul pavimento. A settembre, quando il solleone sarà ormai tramontato, l’arte avrà ritrovato il suo luogo perduto?

Eva Bonitatibus

Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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