Jul 02, 2020 Last Updated 3:28 PM, Jun 30, 2020

Can machines think?

Pubblicato in Editoriale
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La realtà è in tutta questa stanza, nella rete che annulla ogni distanza,

(…)  nella rete che diventa prigione.

 

Mai avrei immaginato di ascoltare un’interrogazione di mio figlio mentre pulisco il bagno. Lui è in camera sua, ormai lascia la porta aperta, così che anch’io possa partecipare in qualche modo alla sua nuova vita scolastica. Chiudo l’acqua e mi siedo sul bordo della vasca. In linea c’è la prof di religione, oggi è il primo giorno che si collega con i ragazzi da quando è cominciata la quarantena. Gli chiede come la religione possa aiutare la gente in questo momento. Mio figlio è più pronto di me. Mentre io rifletto ancora sulla domanda, lui le cita Feuerbach e alla domanda risponde con un’altra domanda: “è Dio ad aver creato l’uomo o è l’uomo ad aver creato Dio?”. Sento silenzio dall’altro capo dell’etere. No, non è caduta la linea, anche se è intermittente, come ogni giorno. Riappare la prof con la domanda di prima. Io mi sistemo meglio e asciugo una lacrima d’acqua che scivola sulla parete smaltata di bianco. “Credo sia utile prof, credo serva alle persone a sentirsi meno sole”. Bravo, le dice lei, e l’interrogazione si conclude. La lezione finisce con l’appello e si chiude il collegamento. Io riapro l’acqua e termino di lavare.

Se la storia non ci avesse donato Alan Turing non avremmo potuto abitare la quarantena così come la stiamo vivendo. Il padre dell’intelligenza artificiale non poteva immaginare che la sua invenzione sarebbe stata davvero in grado di imitare l’attività umana. E dobbiamo essere grati al Dipartimento di Difesa americano del 1969 se oggi possiamo collegarci da un computer all’altro pur stando distanti. Non avremmo potuto avviare nuovi sistemi relazionali, nuove modalità di apprendimento, nuove logiche di lavoro. Non avrei potuto assistere alle lezioni dei professori di mio figlio, né agli approcci impacciati alla rete da parte di alcuni di loro. Probabilmente dovrò convincermi che anche i suoi esami di maturità si terranno nella sua camera, con la porta aperta. E io probabilmente starò ad ascoltarli nuovamente dal bagno, tra scrosci d’acqua d’ogni genere.

Insomma, se non avessimo avuto i geni che hanno contribuito a modificare radicalmente le nostre abitudini di vita oggi non avremmo potuto fare tutto questo. Non avremmo potuto videochiamare i nostri genitori, chiusi in casa loro, i nipoti, rimasti nelle sedi universitarie per non portare il contagio ai nonni, gli amici che restano amici sempre anche a distanza. Non avremmo potuto muoverci nell’immobilità imposta dalla pandemia e visitare musei, ascoltare l’opera lirica, assistere ai bellissimi balletti di repertorio che un tempo, anche se molto di rado, davano in televisione. E poi i film. Finalmente poter scegliere e non subire una programmazione televisiva scarna e spesso deludente. Insomma, la rete ci sta offrendo tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Innanzitutto viaggiare da seduti. Non avremmo potuto navigare in mare aperto e vestire i panni di Ulisse alla disperata ricerca di Itaca. Il nostro essere naufraghi ci porta a desiderare con pari ardore il ritorno in patria, ma nel frattempo siamo chiamati a goderci la traversata e ad affrontare Lestrigoni e Ciclopi senza paura. L’approdo sarà più dolce e bello che mai.

Ma "La realtà non può essere questa", come titola la canzone dei fratelli Bennato scritta a distanza nei giorni dell’isolamento a sostegno della lotta al Covid-19. Il loro videoclip è di nuda essenzialità, ciascuno canta e suona da casa propria auspicando un ritorno alla normalità, ai rapporti umani di un tempo. Di video come questi la rete ne è piena. Pullulano musicisti, attori, scrittori, artisti a declamare la loro arte dal salotto di casa propria, interviste ad intellettuali e politici, ciascuno a sfoggiare la propria libreria alle spalle. Che poi - viene spontaneo - chissà quanti di quei libri avranno letto. La rete è diventata la sporgenza cui aggrapparsi, la nuova dimora della gente, l’interfaccia costante e quotidiana senza della quale non poter vivere. In alcuni casi pare che Internet assurga a quell’infrastruttura sociale ormai imprescindibile. Sostituisce le aule come le sale di danza, i salotti letterari come i saloni della musica.

La vivacità manifestata in questo periodo storico della nostra epoca, che il giornalista Marino Niola definisce “il vero inizio del Millennio” giacché il virus non si sa se abbia allungato il secolo breve o accorciato il nostro, rischia di tradursi in un poutpurì chiassoso e confusionario. Occorre prendere ciò che di buono ha prodotto internet in quarantena e dargli una sistemazione. Strutturare insomma la rete che propone cultura, organizzandola in programmi veri e propri da finanziare e sostenere. Questo anche nella logica che chissà quando e se mai si tornerà ad una situazione di “normalità” (ammesso che questo termine assuma un significato preciso in un preciso contesto).

A tal proposito ben venga la proposta del ministro per i Beni culturali e Turismo, Dario Franceschini, di creare una “piattaforma italiana che consenta di offrire a tutto il mondo la cultura italiana a pagamento, una sorta di Netflix della cultura, che può servire in questa fase di emergenza per proporre i contenuti culturali con un’altra modalità”. Speriamo! Gioverebbe a tutto quel mondo di compagnie di teatro, di balletto, dell’opera lirica e così via che potranno continuare a lavorare remunerati perché “l’offerta online continuerà anche dopo l’emergenza – parola di ministro -, ci sarà chi vorrà seguire la prima della Scala in teatro e chi preferirà farlo, pagando, restando a casa”.

Ci troviamo anche in questo caso di fronte ad un cambiamento. “Un cambiamento rapido e radicale delle regole del gioco collettivo è l’essenza di ogni evento che si possa definire rivoluzionario”, come scrive Giampiero Magnani in “Le rivoluzioni nella teoria della crisi” sulla rivista telematica Politica.eu. Siamo dunque al cospetto di una nuova rivoluzione scatenata questa volta non dalla politica né dai corpi celesti, ma da un corpuscolo invisibile che ha messo in ginocchio l’universo intero. Noi nel frattempo non ci arrendiamo, pazienteremo finché ci chiederanno di rispettare le restrizioni per la nostra sicurezza. Poi, ci affideremo alla creatività. Perché salvi il mondo…

Eva Bonitatibus

Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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