May 09, 2021 Last Updated 7:14 AM, Apr 27, 2021

Di destini nuovi dell’Equilibrio

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Rieccoci.

Il tempo di questo tempo (e la ripetizione è voluta!) sembra aver assunto profondità altre.

Sembra essersi appropriato di uno spazio vasto.

Magari vuoto.

 Oppure pieno di un contenuto significante che vi riponiamo, in modo individuale e con diversi criteri di selezione.

Parole.

Immagini.

Suoni.

Silenzi.

Visioni.

Pensieri.

Ricordi.

Malinconie.

Desideri.

Nostalgie.

Rimorsi.

Rimpianti.

Dimenticanze.

Eco.

Epifanie.

Equilibri.

L’ultima dimensione ha interessato la nostra indagine in questo numero della rivista.

Come e dove, possiamo scorgere una forma di equilibrio nel nostro vivere attuale? Era, forse, indispensabile avere l’anno zero del nostro equilibrio. Ma nessuno ci ha avvisato. Non eravamo preparati.

Non eravamo consapevoli.

Ci lasciavamo esistere, senza prendere parte alla nostra strada.

Che abbiamo percorso nell’automatismo sordo di un incedere che somigliava molto a un equilibrio e che ci è stato sottratto, che abbiamo dovuto ridisegnare e che ci ha posto l’elenco esatto di ciò che eravamo e di ciò che siamo. Non di meno di ciò che saremo.

Una lungimiranza che non è mancata al protagonista di uno dei più grandi capolavori della letteratura mondiale, il Winston di “1984” di George Orwell. Ebbene a lui, alieno di un sistema pandemico di controllo, non sfuggiva che la realtà cui era, suo malgrado sottoposto, fosse una forzatura, figlia di una non-scelta barbara e criminale. Presuntuosa di un equilibrio che è più facile definire squilibrio che ha marciato in forme dogmatiche e cieche, fino a invertire le basi della razionalità. Fino a capovolgere le categorie di identità e di comunità, fino a fabbricare un desiderio di asservimento all’assenza di diversità, alla inutilità del prima e del dopo. <<L’orrore –dice Winston in una delle sue elucubrazioni silenziose e osservando la natura dell’ascolto di un pensiero unico- dei Due Minuti dell’Odio non stava nel fatto di essere obbligati a indossare una maschera, bensì nel fatto di non poter fare a meno di partecipare>>. E ancora, nel punto in cui è vittima disperata del sistema “sapeva, SAPEVA, di aver ragione. L’idea che niente esiste al di fuori della mente- doveva esserci un modo per dimostrare che era falsa … non l’avevano già confutata molto tempo prima? Le avevano dato anche un nome, che però aveva dimenticato”. In questo caso un equilibrio di senso che non allontana (come avviene anche per noi, cittadini dell’oggi) la paura e il suo opposto, l’azione del cuore, il coraggio.

In questo percorso di linee estranee, alle quali inevitabilmente ci stiamo abituando, auguro a tutti di ri-scoprire un proprio rinnovato equilibrio, non privo di pieghe ma che abbia un obiettivo preciso.

Come quello che Winston fa abitare nel soffio vitale del suo diario dalle pagine ingiallite: <<Al futuro o al passato, a un tempo in cui il pensiero sia libero, in cui gli uomini siano diversi l’uno dall’altro e non vivano soli- a un tempo in cui esista la verità e quel che è fatto non possa essere disfatto>>.

Virginia Cortese

Giornalista pubblicista

Appassionata e onnivora lettrice

Considero i libri come finestre sulla vita, da aprire costantemente per imparare come comportarsi sulle strade del mondo.

I miei libri guida sono La Nausea di Sartre, Amore Liquido di Bauman e Il Libro del riso e dell’oblio di Kundera.

Mi piace contemplare e vivere il Bello, perché sono convinta che sia davvero l’antidoto al male. Adoro l’arte, la corrente espressionistica è senza dubbio quella che mi rappresenta in modo totale, il mio quadro del cuore è Notte Stellata sul Rodano di Van Gogh.

Una visione romantica e di prospettiva sulle cose non può esulare dal ri-conoscersi in un’opera lirica, la mia è La Bohème di Puccini.

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