Jan 28, 2023 Last Updated 4:01 PM, Jan 27, 2023

Il Faro di St. Ives. Simbolo e metafora di Vita In evidenza

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Dialogo immaginario e immaginato con Virginia Woolf

Il Faro di St Ives

Una luce intermittente, due raggi e poi uno lungo e fisso, che si fermava un attimo, indugiando in direzione e fin dentro la casa, illuminandola. Era il raggio preferito da Mrs Ramsey, la protagonista di “Gita al Faro”, il romanzo della maturità di Virginia Woolf, scritto ne 1927.

G. A chi è ispirato il personaggio di Mrs Ramsey?

V: A mia madre, Julia Jackson, bella e colta sposa in seconde nozze di Leslie Stephen, intellettuale e uomo di cultura dell’era vittoriana, mio padre.

 

Mrs Ramsey è un artefatto, ma ricorda quella donna dolce e affamata di vita, che era mia madre. Come racconto nei miei “Diari” nel 1939: «Fino a quarant’anni e oltre fui ossessionata dalla presenza di mia madre. Poi un giorno, mentre attraversavo Tavistock Square, pensai al Faro: con grande, involontaria urgenza. Scrissi il libro molto rapidamente, e quando l’ebbi scritto, l’ossessione cessò».

G: Dov’era questo Faro?

V: Era in Cornovaglia, dove noi sette fratelli e i nostri genitori abbiamo trascorso per 10 anni le vacanze estive.

Mio padre fittò per la prima volta “Talland House” a St. Ives, nel 1882, lo stesso anno della mia nascita. Il romanzo, che mi piace definire “elegia”, è ambientato sulle Isole Ebridi, ma è una collocazione letteraria. Di fatto, la casa e i giardini, che scendono verso il mare, fino alla Baia e al Faro di Godrevy, sull’isoletta dal 1859, sono modellati sui ricordi della casa delle vacanze della mia infanzia. Sono tornata due volte in quel luogo dopo la Guerra: la prima, con mia sorella Vanessa; la seconda, molto tempo dopo la morte dei miei genitori.

G: Qual è il significato del Faro?

V: Il Faro ha molteplici significati. È la luce che si vuole raggiungere, il desiderio che si vuole realizzare, la guida per cercare la verità. Simboleggia il traguardo, la risposta, forse Dio. È l’approdo. Ma è anche un simbolo fallico.

Nel movimento dei fasci di luce, è la trasposizione in immagine del flusso di coscienza, del pensiero, della riflessione, del riconoscimento di sé.

Mrs Ramsey, intenta a sferruzzare un calzerotto marrone da portare in dono ai figli del Guardiano del Faro, è attratta dal fascio lungo di luce, che attraversa la stanza. Si incanta a guardarlo e va oltre la luce. Si trova a fantasticare. La percezione del raggio la mette in contatto con il proprio lato intimo e le fa intuire quale sia il rapporto che ha con le cose e con le persone.

G: Il Faro e la sua luce possono dunque essere interpretati da ognuno a proprio modo?

V: Certo. Ne è prova il fatto che Mrs Ramsey ci veda la Vita; Mr Ramsey solo una costruzione per aiutare i marinai ad evitare i pericoli della scogliera e un posto di lavoro per una famiglia. Per il piccolo James è, invece, il luogo ideale per una gita, che, però, si farà solo dopo molti anni e che deluderà le aspettative, perché, dopo 10 anni, nessuno dei protagonisti superstiti sarà più lo stesso.

G. La luce in questo romanzo è protagonista non solo per via del Faro.

V: La luce disegna i contorni della Baia; aiuta Lily Briscoe, il mio alter ego, a dipingere il suo quadro; diventa formula matematica nei discorsi impegnati di Mr Ramsey; illumina le figurine che James ritaglia da un catalogo; si “propone e impone” nella casa, proiettata dal vicino Faro.

G: Ma la luce è a suo modo protagonista anche nella sezione centrale del libro.

V: “Il tempo passa” è la sezione che raccorda la prima parte, “La Finestra”, che descrive la giornata tipo nella casa di vacanza, alla terza parte, “Il Faro”, quando la famiglia torna dopo una lunga assenza.

Ne “Il tempo passa”, la casa, abbandonata, sta andando in rovina. La famiglia, colpita dai lutti causati dalla prima guerra mondiale e dalla scomparsa di Mrs Ramsey, non l’ha più utilizzata. Tutto rimane sospeso, si sgretola, si intristisce. La casa rimane silenziosa, buia, attraversata solo dal vento che entra nelle fessure, dalla polvere filtrata dalla luce, dal movimento di tende e tappezzerie strappate e dondolanti. Ma è a suo modo illuminata dalla luce del Faro, che penetra e, con il suo movimento, sembra ridare vita agli oggetti, agli abiti, ai mobili, che paiono attendere il ritorno degli umani.

G: Cos’è “Gita al Faro” per Virginia Woolf?

V: Un attimo d’intensa luce, di profonda agnizione verso sé stessi e l’esistenza.

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Primo numero del romanzo con la copertina disegnata da Vanessa Bell sorella di Virginia

N.d.a

“Gita al Faro” è il romanzo che io amo in assoluto. È sempre sulla mia scrivania, anche in lingua originale. Lo porto con me anche in viaggio. Ne rileggo ogni tanto dei pezzi e ogni volta scopro un’essenza e un significato nuovi.

Dovendo in questo numero di “Gocce” scrivere di “Luce” ho pensato subito a quel Faro e alla luce che illumina il romanzo, i personaggi e le coscienze di chi legge. D’accordo con Eva Bonitatibus abbiamo pensato di parlarne in maniera più diretta, con questa “intervista impossibile”, che pure mi sarebbe piaciuta fare davvero!

Le risposte della mia immaginaria Virginia le ho mutuate dalle tante letture, dalla mia conoscenza dell’autrice, della sua poetica, della sua biografia, dei suoi scritti. In particolare, i “Diari”, cinque volumi editi da Bompiani a febbraio 2022, da cui si evincono le vicende biografiche raccontate in prima persona dalla Woolf e “Virginia”, la biografia-romanzo sulla giovinezza in casa Stephen, magistralmente scritta dalla giovane drammaturga e poetessa francese Emmanuelle Favier, edita in Italia da Guanda nel 2020.

Mi è parso un modo più facile di raccontare il significato della luce in un romanzo così complesso e di non facile lettura. Spero di aver reso il pensiero dell’autrice, di aver comunicato ciò che io stessa volevo esprimere, di aver raccontato in maniera insolita una piccolissima parte della gigantesca esperienza di vita, letteraria e poetica della scrittrice che ha segnato l’avvio del romanzo contemporaneo.

Mi scuso per qualche errore e qualche ovvietà. Ma l’ho davvero scritto col cuore!

Grazia Napoli

Grazia Napoli

GIORNALISTA

Anche se lavoro da sempre in Tv mi piace plasmare le parole sulla carta. Raccontare è il mio mestiere, ma anche la mia passione.

I libri. Ne ho tanti. Anche doppioni. Non li presto. Sono pezzi di vita. Il mio preferito, “Gita al Faro”. Virginia Woolf la “mia” scrittrice. Nasco anglista.  Finisco giornalista. Dal 2008, affastello pensieri, riflessioni, recensioni e ricordi sul mio sito.  Prende il nome da un mio saggio, ma - col tempo - è diventato molto altro.

Tra cronaca e poesia, trionfa il Teatro. Tutto. Indistintamente.

La musica…beh. Amo Claudio Baglioni! E qui so che il maestro De Giorgi riderà!

Nelle pause: viaggio! Vado alla scoperta del mondo. Ma soprattutto di me stessa!

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