Dec 07, 2021 Last Updated 7:57 AM, Dec 1, 2021

Intervista all'AD di Ferrari In evidenza

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Benedetto Vigna: il fisico lucano del “tutto è relativo ma non l’ascolto ed il rispetto della multiculturalità”.


 Parlare con Benedetto Vigna, il fisico lucano che dal 1 settembre del 2021 sarà il nuovo Amministratore Delegato di Ferrari, è come parlare con un amico di sempre. Sarà per la sua semplicità o per la sua capacità di ascolto. Sta di fatto che quando si parla con lui si ha la sensazione di conoscerlo da sempre e soprattutto la sensazione di poter apprendere tanto.  Quell’apertura mentale che non proviene solo da una propria attitudine o predisposizione ma anche da un’esperienza di vita professionale e privata in giro per il mondo. Si sa: quando si viaggia e quando si è a capo di team multiculturali, ogni opinione, convinzione, idea, diventa relativa, proprio come insegna la fisica. Ed è proprio il rispetto dell’altro e la capacità di ascolto che ha reso vincenti i team diretti da Benedetto Vigna. In fondo, è ciò che lo stesso Vigna ha appreso dai suoi insegnanti del liceo così come da quelli dell’Università: chiedersi sempre il perché delle cose.  
In questi giorni, il futuro Ad della Ferrari, è in Basilicata, nella sua Pietrapertosa, dove da bambino amava giocare con le macchinine sulla roccia. Manco a dirlo: macchinine Ferrari. Pietrapertosa, in provincia di Potenza, posto a 1088 metri sul livello del mare, è il paese che, insieme a Castelmezzano, è conosciuto in tutto il mondo per il Volo dell’Angelo ma anche per altre peculiarità, tra cui uno dei conventi francescani più belli e ricchi di affreschi.  
Ferrari, il brand del design, della ricerca, dell’innovazione, della tecnologia, del lusso, dello sport, da settembre parlerà anche un po' lucano. E noi abbiamo voluto chiacchierare con questa “voce lucana” che giungerà in tutto il mondo e che ringraziamo per la sua disponibilità.
Dott. Vigna, in questi giorni lei è in Basilicata per ricevere alcuni premi ma soprattutto per stare con la sua famiglia. Qual è la Basilicata che ha lasciato tanti anni fa e qual è la Basilicata che ritrova oggi….
L’aggettivo che meglio definisce la Basilicata di oggi è: connessa. Trovo una regione decisamente più connessa e molto più conosciuta rispetto a tantissimi anni fa. Nel mio paese, Pietrapertosa, ad esempio, c’è addirittura la fibra ottica, che, ovviamente, è molto importante per le nostre realtà e che decisamente aiuta a far conoscere meglio la nostra regione, a renderla più connessa con il resto del mondo.  Molte volte mi è capitato di andare in giro, anni fa, e di notare che non tutti riuscivano a collocare correttamente alcuni luoghi simbolo della nostra terra in Basilicata. Oggi non è più così. Tutti conoscono la nostra regione.
 
Cosa prova a girare tra i vicoli del suo paese, Pietrapertosa, conosciuto oggi in tutto il mondo per la sua bellezza, i suoi attrattori ma anche la sua cultura….
Orgoglio ed emozione. A Pietropertosa giocavo sulla roccia  con le macchinine. Manco a dirlo: le Ferrari. All’epoca non immaginavo di poter fare le cose che poi ho fatto fino ad ora.  
Per la sua attività professionale lei ha girato il mondo e lavorato in contesti internazionali con team internazionali. Che cosa ha appreso da “questo mondo” e cosa ha portato del suo essere lucano nel mondo….  
Una cosa che ho cercato di imparare sempre, da tutto ciò che mi è capitato e da tutti coloro che ho incontrato, è che il nostro punto di vista è un punto di vista relativo. La fisica ci insegna che tutto è relativo. Questo lo possiamo vedere anche nelle relazioni con le persone. Si impara da tutti. Bisogna saper ascoltare. Ho imparato, però, che nella vita dobbiamo essere capaci di cogliere anche i momenti o le situazioni fortunate che ci si presentano. Il successo è vero che è figlio del talento ma anche della fortuna. A volte siamo chiamati a fare delle scelte non sempre e non proprio semplici.   
C’è un detto popolare o una massima lucana che lei ripete sempre a sé stesso?
Mi viene in mente un detto che personalmente ritengo molto valido in questa realtà legata al network: “Quannu u salviett vai e veni l’amicizia si mantene”. Un detto che tradotto in questa realtà iperconnessa sta a significare che il vero valore sta nel nodo della rete che deve essere accessibile a tutti, bidirezionale. Poi mi viene in mente sempre ciò che diceva mio padre: “Abbiamo due orecchie, due occhi e una bocca”. Dovremmo essere capaci di ascoltare di più di quanto, invece, parliamo.  
Tanti sacrifici, tante rinunce, tanta preparazione, tanta caparbietà. Qual è stato l’ostacolo più duro che ha dovuto affrontare in questi anni?
Dipende dalla fase storica. All’inizio, una delle difficoltà è stata quella di convincere le persone e il management dell’azienda  ad investire su un’attività nuova. In una seconda fase, quella di gestire la complessità di un business che aveva raggiunto miliardi di dollari all’anno. Anche la gestione delle persone in contesti multiculturali, con diverse esperienze alle spalle, diversi modi di lavorare, di pensare e di comunicare. Sia al Liceo che all’Università, ho avuto la fortuna di avere insegnanti che mi hanno insegnato a chiedermi il perché delle cose.  
 
Cosa si sente di dire ai giovani di questa terra che vivono in piccoli centri ma che hanno qualità, passioni, interessi….
Seguite la passione, impegnatevi, usate al meglio i talenti che avete ricevuto. Non è piacevole   vedere persone capaci ma che non usano bene questi talenti. Non è vero che in Basilicata non si possa fare nulla. Ovunque sono più le persone che dicono non si può fare che quelle che invece si adoperano per cominciare a fare.  
In questo ultimo periodo si parla tanto di Smart working. Lei ci vede un’opportunità?  
Lo smart working è decisamente un’opportunità. Le comunicazioni veloci possono essere una specie di livelle. Pensiamo al rinascimento: Firenze era tutto un fervore di menti che hanno fatto qualcosa di importante per tutti. Pensiamo anche i nostri giorni con l’esempio della Silicon Valley: tante persone che possono parlare tra di loro, condividere esperienze, cambiare facilmente lavoro. Con lo smart working questo concetto di distanza geografica si riduce. Uno può essere ovunque e lavorare con persone di ogni parte del mondo per tutto il mondo. E’ chiaro che bisogna tenere in conto anche altri tipi di esigenze, quelle più legate alla sfera privata o alle esigenze di vita.  
C’è una parte della Basilicata che non ha visitato ma che le farebbe piacere visitare?
Sono stato ovunque ma mi piacerebbe rivisitare alcuni luoghi in cui, per diverse ragioni, mi sono soffermato  meno.  
Parliamo di cultura: quali sono gli ultimi tre libri che ha letto o che sta leggendo e quali sono le sue passioni oltre la fisica?
Fare sport con la famiglia o con gli amici, viaggiare, fare bricolage. Quanto ai tre libri: Garibaldi, Corruzione e tradimento. Cosi crollo il Regno delle Due Sicilie di Alfio Caruso; Pensiero Veloce e pensiero Lento di Daniel Kahneman; Think Again di Adam Grant;  
Il 1 settembre del 2021 lei sarà il nuovo Amministratore Delegato della Ferrari. Qual è la prima cosa a cui ha pensato appena le hanno comunicato questo importante incarico e soprattutto cosa porterà di sé in uno dei luoghi simbolo dell’eccellenza italiana….
Mi sono sentito onorato e sono onorato per questo importante incarico ma avverto anche un profondo senso di responsabilità legato al fatto che lavorerò per uno dei brand italiani più importanti al mondo. Sono consapevole che il rispetto delle persone con le quali lavorerò, direttamente o indirettamente, sarà per me molto importante così come le scelte che dovrò prendere.

Di Domenico Ciancio

Foto di Samuele Scartabelli.

Domenico Ciancio

Un incompreso lucano, italiano, europeo. Della mia passione, la comunicazione, ne provo a fare il mio mestiere. Con i proventi della mia prima passione alimento le mie tante altre passioni: viaggiare, leggere, ascoltare musica, golf, formula 1, mangiare e sorridere con le persone che amo e che incontro nella mia vita.

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