May 09, 2021 Last Updated 7:14 AM, Apr 27, 2021

Il cammino: una miniatura meditativa del viaggio In evidenza

Pubblicato in Dialogare
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Un dialogo con la filosofa Ilaria Gaspari

Abbiamo conosciuto Ilaria Gaspari attraverso le pagine del suo libro “Lezioni di felicità”, Einaudi, e ne siamo rimasti folgorati. Pagine di antica saggezza, proposti con gioiosa freschezza, che hanno avuto il potere di avvicinare anche i più renitenti al fascino della filosofia. La sua capacità di far viaggiare il lettore nel tempo e nello spazio, tra le parole di Pitagora, Parmenide, Epicuro e gli altri maestri delle scuole di pensiero, è straordinaria. Come eccezionale è la sua abilità nel porre con grande leggerezza temi gravosi senza minimizzarli, al più, leggendoli sin dal profondo. Ci ha inoltre sorpreso la sua grande disponibilità nel dialogare con noi, e la ringraziamo per questo, accettando di rispondere alle nostre domande sul tema dei percorsi intesi come un articolato cammino nel labirinto delle nostre vite.

 

Agli albori del nuovo anno, e soprattutto al termine di quello passato, immaginiamo nuovi percorsi da affrontare, nuovi viaggi da intraprendere e forse nuove mete da raggiungere. Qual è secondo lei il modo migliore per rimettersi in cammino in questo preciso momento storico?

Abbiamo imparato – o meglio, siamo stati costretti a imparare – che si può viaggiare anche da fermi. Anzi, in un certo senso io ho la sensazione di aver capito, proprio nel corso di quest’anno di immobilità, quanto sia essenziale, non potendosi spostare, saper occupare il proprio spazio e il tempo “riscattandoli”, come suggerisce Seneca a Lucilio nella prima delle sue lettere. Penso quindi che il modo migliore per rimettersi in cammino sia per piccoli passi, per obiettivi minimi, che siano, però, davvero nostri. Una frase che mi sono ripetuta spesso in questi mesi è uno dei precetti di vita della scuola pitagorica, che avevo seguito per una settimana scrivendo il mio libro: “evita le strade maestre”. Cosa vuol dire? vuol dire cercarsi da soli le strade da percorrere, quelle meno battute, quelle più tortuose, qualche volta; quelle che non conoscevamo ancora e che ci costringono a spalancare gli occhi e ad appropriarci del panorama. E il bello è che è un consiglio che si può applicare anche in senso letterale: camminare, ora che viaggiare non si può, per strade secondarie, significa camminare di più, guardarsi intorno, lentamente: una miniatura meditativa del viaggio.

Nel suo bellissimo libro “Lezioni di felicità”, edito da Einaudi, invita i suoi lettori a guardare la vita con più leggerezza. Potrebbe essere questa la via per la scoperta di “nuovi noi”?

Sì… cioè, per quello che vale il mio giudizio, io direi di sì. Dovremmo smettere di pensare che la serietà si trova solo nella pesantezza, un antico pregiudizio che ci incupisce, che ci fa sentire in colpa per il nostro innato bisogno di felicità, e pure di allegria. La leggerezza non è affatto il contrario della profondità, anzi: molte volte, solo se siamo leggeri riusciamo a volare abbastanza in alto sulle cose da riuscire a vederle tutte insieme, ad avere uno sguardo d’insieme. La pesantezza ci porta a sprofondare invece, e ci impedisce di guardare al di là del nostro naso. Penso che la leggerezza abbia a che fare anche con uno sguardo aperto, generoso, che spazia sugli altri; chi è leggero non si trincera dietro la convinzione di essere speciale, ma si lascia incuriosire da chi gli sta intorno, guarda, impara, ama con disinvoltura, proprio perché sa regalarsi questa libertà di aprirsi al mondo.

L’appello alla filosofia, alla saggezza degli antichi Maestri, potrebbe essere oggi un valido appiglio utile a modificare i nostri comportamenti? E in che modo?

Prima di tutto il resto, la filosofia antica insegna a coniugare il modo di vivere con il modo di pensare il mondo. In altre parole: nella filosofia antica non c’è iato fra teoria e pratica, le scuole della Grecia classica si preoccupavano infatti di offrire ai loro discepoli i mezzi per interpretare la realtà e, insieme, per esercitarsi nell’arte di vivere.

Questo credo che per noi sia interessante: ci ricorda che il modo in cui viviamo dipende anche da noi, e non solo rispetto alle questioni materiali, pur importantissime, ma anche per quanto riguarda il senso che diamo alla nostra vita, e l’idea che abbiamo di noi stessi e degli altri. Ci ricorda, insomma, che non dovremmo smettere di pensare, di interrogarci criticamente; ma anche che non saranno le domande che ci facciamo a impedirci poi di vivere, di impegnarci nella fatica della vita quotidiana.

L’esperienza di questa epoca diversa ci ha insegnato, probabilmente, a comprendere il valore del tempo. Lei parla di immobilità sospesa, di frecce che anziché scagliate lontano, restano ferme. Cambia dunque il punto di vista su come capitalizzare il proprio tempo e viene da chiedersi se l’essere sempre impegnati a rincorrere l’obiettivo sia sbagliato?

Mai come quest’anno, credo, abbiamo avuto l’occasione di chiedercelo. Siamo ancora troppo disorientati, forse, per poter immaginare con sufficiente accuratezza quanto, e come, l’esperienza del 2020 ci ha cambiati. Però, se volessi cercare un aspetto positivo in quest’anno terribile, direi che è questo: il fatto di essere stati costretti a confrontarci con i nostri limiti, con la fragilità e la vulnerabilità che fanno parte della condizione umana, anche se abbiamo cercato troppo a lungo, con tutti i mezzi, di allontanarci da questa consapevolezza… ecco, questa prossimità alla nostra debolezza spero che ci renderà un po’ meno spietati, con gli altri e con noi stessi. Che ci insegni a trattare il tempo un po’ più come un pacchetto regalo, da scartare e da godersi, e un po’ meno come un pacchetto azionario da far fruttare per fare più soldi degli altri.

Come orientarsi allora in questo “labirinto” interiore, specchio di quello che accade al di fuori, senza rischiare di non trovare la via d’uscita?

Da che mondo è mondo, per orientarsi nei labirinti è bene fare come Arianna consigliò a Teseo: un gomitolo di filo rosso, che sappia guidarci a ritroso. Il filo dev’essere, se non rosso, riconoscibile; dovremmo cercare di essere sicuri di riconoscere la strada che abbiamo preso. L’unico modo per farlo, fuor di metafora, è seguire il filo di una ricerca reale, che ci costruiamo via via facendo leva sulle nostre passioni, interessi, idiosincrasie. Senza vergognarci, senza giudicarci, senza censurarci; altrimenti non arriveremo mai a conoscerci davvero, e conoscere sé stessi, invece, è importante, anche per poter riconoscere gli altri; è un atto di conoscenza reciproca, non è individualismo né narcisismo. Ricordiamoci ovviamente che qualche volta dal labirinto poi potremmo anche non voler uscire, o che magari, proprio come Teseo, ne usciremo peggiori: non è scritto da nessuna parte che le esperienze dolorose debbano migliorarci.

Di quali “scuole” ha bisogno oggi questa umanità?

Sicuramente, e molto, di epicureismo. Avremmo tutti bisogno di passare almeno un trimestre alla scuola di Epicuro, l’unica scuola antica aperta veramente a tutti: anche alle donne, anche agli schiavi. Se davvero ci iscrivessimo impareremmo cose molto utili a un tempo come questo: prima di tutto, a non essere ricattati continuamente dalle nostre paure, il che oggi, credo, sarebbe più importante che mai. In secondo luogo, a conoscere seriamente i nostri desideri, a prendere confidenza con l’atto del desiderare, essenziale per poter immaginare un mondo nuovo e soprattutto un nuovo modo di stare nel mondo.

Su quale sentiero muoverà i suoi prossimi passi?

Sto finendo proprio in questi giorni il mio nuovo libro, che uscirà ad aprile. Si tratta di un libro un po’ bizzarro, come Lezioni di felicità del resto; una specie di inchiesta sulle emozioni, in cui provo a raccontarle e a raccontarmi con tutta la sincerità possibile. Penso che in questo momento delicato ci sia un grande bisogno di acquisire dimestichezza con le proprie emozioni; e la filosofia, come la letteratura, ci possono aiutare in questo… almeno, hanno aiutato me, mentre scrivevo, cosa che spero possa essere utile a chi lo leggerà. Perché, per citare sempre Epicuro, “vano è il discorso del filosofo che non curi qualche male dell’animo umano”! Vorrei poter dire il titolo del libro ma ancora non c’è, sarà l’ultima cosa che decideremo…

Eva Bonitatibus

Bibliografia tratta dal sito di di Giulio Einaudi Editore

Ilaria Gaspari ha studiato filosofia alla Scuola Normale Superiore di Pisa e si è addottorata all'università Paris 1 Panthéon Sorbonne. Nel 2015 è uscito per Voland il suo primo romanzo, Etica dell'acquario, e nel 2018 ha pubblicato per Sonzogno Ragioni e sentimenti, un conte philosophique sull'amore. Per Einaudi ha pubblicato Lezioni di felicità. Esercizi filosofici per il buon uso della vita (2019). Collabora con diversi giornali e tiene corsi di scrittura alla Scuola Holden. Vive tra Roma e Parigi.

Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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