Aug 10, 2020 Last Updated 8:53 AM, Jul 20, 2020

Rinasce la musica a Piacenza con eventi all’aperto In evidenza

Pubblicato in Dialogare
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Intervista a Cristina Ferrari, direttrice artistica del Teatro municipale di Piacenza

Anche la musica ha dovuto adeguarsi alle nuove norme anti Covid-19. Ed è uscita dalla sua sede naturale per proseguire la sua missione in altri siti. I teatri italiani, pur di dar seguito ai propri impegni con operatori ed artisti e con il proprio pubblico, ha adottato strategie alternative utilizzando spazi all’aperto.

 

È il caso del Teatro Municipale di Piacenza, teatro di tradizione, che sabato 4 luglio ha ripreso la propria programmazione con il Gala verdiano “E quindi uscimmo a riveder le stelle” che si è tenuto nello spazio all'aperto di Palazzo Farnese. Un evento di straordinaria importanza perché ha segnato la ripartenza dell’opera lirica in una delle città più colpite dalla pandemia. Del mondo della musica e della pesante crisi che si è abbattuta su di lei abbiamo parlato con Cristina Ferrara, direttrice artistica del Teatro piacentino, musicista, organizzatrice teatrale e musicale, che un notevole impulso ha dato alla vita culturale della città emiliana.

Qual è lo status quo del Teatro Municipale di Piacenza che aveva dato il via ad una stagione ricca di titoli e nomi importanti dell’opera lirica, dell’attività concertistica, della danza e della prosa?

Abbiamo sempre continuato il lavoro, anche durante il lockdown, seguendo l'evolversi della situazione in smart working e rimodulando di volta in volta la programmazione in base alle disposizioni governative e regionali. Ora il Teatro Municipale di Piacenza è  ripartito: il Gala Verdiano del 4 luglio segna la rinascita della musica nella nostra città, che è stata tra le più colpite dalla pandemia, con due straordinari artisti quali il tenore Francesco Meli e il baritono Luca Salsi, per la prima volta insieme in recital, accompagnati al pianoforte da Davide Cavalli, nel magnifico Cortile di Palazzo Farnese. Un evento studiato per Piacenza, dove debutta, per poi approdare in altre città e festival in tutta Italia.

A settembre è  in programma il secondo evento all'aperto, sempre al Farnese: un concerto lirico-sinfonico con il celebre baritono Leo Nucci, una nuova Orchestra che abbiamo battezzato col nome di Farnesiana, formata in larga parte da musicisti piacentini che già collaborano con importanti orchestre internazionali e che debuttano per l'occasione con questa nuova compagine, il Coro del Teatro Municipale di Piacenza e le voci soliste di Silvia Dalla Benetta, Anna Maria Chiuri, Marco Ciaponi e Graziano Dallavalle, ad interpretare il IV movimento della Sinfonia n. 9 op. 125 di Ludwig van Beethoven, con il celebre “Inno alla gioia”.

Oltre agli eventi all'aperto, stiamo rimodulando la nuova Stagione sulla base delle norme attuali per la sicurezza sanitaria di artisti e pubblico, immaginando nuove soluzioni registiche e repertori adatti per organici ridotti. Ci sarà una particolare attenzione al barocco, che prima trovava meno spazio nei Teatri di tradizione come il nostro, soprattutto in terra verdiana, rispetto al melodramma ottocentesco e al verismo più popolare.

Quali sono le immediate conseguenze delle misure restrittive causate dalla pandemia sull’intera famiglia del teatro e come pensa di fronteggiare la crisi che ha di fatto paralizzato la “filiera” del settore artistico?   

Per quanto riguarda il Teatro Municipale, durante il lockdown il personale amministrativo ha continuato il lavoro in regime di smart working, invece per il personale tecnico abbiamo utilizzato il Fondo d'Integrazione salariale, ottimo strumento disciplinato dal decreto ministeriale a cui avevamo precedentemente aderito. Non appena le disposizioni lo hanno consentito,  i tecnici sono rientrati al lavoro per la manutenzione e la sistemazione  di tutta la macchina teatrale del Municipale.

Parliamo degli artisti. La loro categoria è stata probabilmente la più colpita dalla crisi e di loro si parla ancora troppo poco. Chi aveva già un contratto non ha ricevuto rimborsi né rassicurazioni su progetti futuri e chi non aveva i requisiti non ha potuto accedere al bonus previsto dal decreto rilancio. In sostanza sono professionisti che da tre mesi non percepiscono alcun reddito. Lei come pensa di agire? Quali misure metterà in atto per garantire la vita della musica e di tutti gli operatori del teatro?

In accordo con le disposizioni ministeriali e della Regione Emilia-Romagna, stiamo cercando di fare tutto il possibile perché gli eventi e i contratti che si sono dovuti cancellare nel periodo di sospensione dell'attività siano recuperati nelle prossime stagioni. Insieme ai  Teatri coproduttori, stiamo individuando i periodi di recupero delle opere inizialmente previste nel 2020, che saranno pianificate nell'arco del prossimo triennio.

Il Governo nazionale tra i tanti proclami ha promesso di non lasciar solo nessuno. In materia di cultura musicale cosa sta accadendo? I fondi stanziati per i teatri sono sufficienti a coprire tutte le spese delle produzioni annullate per il Coronavirus? Che impiego ne stanno facendo gli enti?

Il Municipale di Piacenza è uno dei Teatri di Tradizione nazionali. I contributi che riceviamo attraverso il Fondo unico per lo Spettacolo sono per noi fondamentali: riguardano soprattutto l'attività di produzione d'opera, anche se non coprono interamente tutte le spese di programmazione della Fondazione Teatri di Piacenza. 

E’ stata chiesta da più artisti, inoltre, l’istituzione di una task force per lo spettacolo, proprio per aiutare la categoria, per lo più costituita da lavoratori autonomi, rimasti fuori da ogni tutela. C’è stata un’interlocuzione con il ministro Franceschini? Lei cosa ne pensa?

Penso sia positiva ogni iniziativa volta a tutelare gli artisti. Per ciò che è di mia competenza, con essi continua un rapporto ottimo, di grande stima e di  dialogo costante, com'è sempre avvenuto.

Dal 2012, data del suo insediamento alla direzione artistica, il teatro municipale è cresciuto molto incontrando sempre più il favore del pubblico piacentino, e non solo, che ha un grande legame con l’opera lirica. La sua stagione, inaugurata peraltro con una magistrale Bohème firmata da Leo Nucci, e che aveva in calendario Falstaff, Lucrezia Borgia, Turandot, Giselle con il balletto di San Pietroburgo, tanto per citarne alcuni, come ripartirà?

Ripartirà a novembre con una grande Messa da Requiem di Verdi dedicata alle tante vittime del Covid della città Piacenza, tra cui molti amici del Teatro e nostri fedeli abbonati. A dicembre, com'era già in programma, porteremo in scena Il barbiere di Siviglia in coproduzione con il Teatro Regio di Parma, produzione che rende omaggio a Beppe De Tomasi, uno dei più grandi maestri della regia e della tradizione lirica, con cui ho avuto il privilegio di collaborare in diverse occasioni. Per quanto riguarda  la  prossima Stagione, purtroppo, in accordo anche con gli altri teatri di tradizione, dovremo rinunciare alla campagna abbonamenti a causa della limitazione attuale dei posti, e annunceremo il programma guardando di volta in volta all'evolversi della situazione. 

In conclusione, nel chiederle i suoi auspici, non posso non complimentarmi con lei per la mirabile iniziativa rivolta ai più giovani, alla loro educazione culturale e al loro coinvolgimento attivo nei progetti del teatro. A dimostrazione, ancora una volta, che è da lì che si deve partire.

Da sempre cerco di valorizzare i giovani talenti, che rappresentano il futuro del teatro e della musica. Anche nelle prossime stagioni, pur con tutte le attuali limitazioni, l'idea è senza dubbio quella di proseguire in questa direzione: ad esempio il progetto Opera Laboratorio, nato nel 2013 con la direzione didattica del celebre baritono Leo Nucci e rivolto a giovani artisti, continuerà a essere il fiore all'occhiello del Municipale; da qui sono partiti tanti talenti che si sono avviati a importanti carriere. La mia frequentazione costante  dei Concorsi di canto, oltre alle audizioni che si svolgono costantemente al Teatro Municipale, mi permettono di conoscere costantemente nuovi talenti da inserire nelle nostre Stagioni, perché ribadisco che la migliore palestra, dopo la preparazione accademica, resta comunque il palcoscenico.

Eva Bonitatibus

Eva Bonitatibus

Giornalista pubblicista

I libri sono la mia perdizione. Amo ascoltare le storie e amo scriverle. Ma il mio sguardo curioso si rivolge ovunque, purché attinga bellezza e raffinatezza.

La musica è il mio alveo, l’arte la mia prospettiva, la danza il mio riferimento. Inguaribile sognatrice, penso ancora che arriverà un domani…

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