Jul 03, 2020 Last Updated 3:28 PM, Jun 30, 2020

Per una democrazia culturale. Un dialogo con Marta Ragozzino In evidenza

Pubblicato in Dialogare
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Alla fase 3 dell’emergenza Covid-19 ci sono tante questioni ancora aperte e che attendono di essere risolte. Tra crisi economica, sociale, culturale e tra un po’ anche psicologica, molti settori che trainano l’economia italiana sono ancora in stand-by.

Tra questi, al primo posto degli “inevasi” c’è la cultura, comparto che comprende una miriade di professioni che attendono ancora di sapere se potranno lavorare, e se si come, e soprattutto da quando. Un duro colpo per il paese che nel 2018 vantava il primato europeo per numero di imprese culturali, 416.080, numero che incideva per il 6,8 % sul totale delle attività economiche del Paese con un fatturato di circa di 96 miliardi di euro e 1.550.000 occupati (dati del rapporto “Io sono cultura – l'Italia della qualità e della bellezza sfida alla crisi” della Fondazione Symbola e Unioncamere). Tra industrie creative, industrie culturali, imprese che lavorano con il patrimonio storico-artistico, quelle che lavorano con le arti performative o visive e le imprese creative-driven, la mappa delle professioni legate al mondo della cultura è davvero molto ricca ed articolata. Oggi questa mappa è congelata, e al suo disgelo molte aree saranno cancellate. In attesa che il Governo nazionale e quelli locali decidano il come il dove e il quando, qualcuno ha cominciato ad adoperarsi in nome di quella “democrazia culturale” cui la comunità tutta, quella degli operatori e professionisti e quella dei fruitori, anela con trepidazione. Un esempio di grande apertura è partito dalla Basilicata, regione che lo scorso anno è stata impegnata a celebrare la sua città capitale europea della cultura 2019, Matera, ed oggi, alla luce di quella straordinaria esperienza si fa avanti tendendo una mano al tessuto delle associazioni culturali del territorio. La protagonista di questa bella storia è una donna, Marta Ragozzino, direttrice del Polo museale della Basilicata e da pochi mesi della Campania. L’abbiamo incontrata e ci siamo confrontati sulla nuova ripartenza, sui cambiamenti, sulla nuova normalità, sulla necessità di riprendere in mano le nostre vite. E su quanto sia importante crescere tutti insieme grazie al potere della cultura.      

Finalmente il mondo della cultura riparte. Come cambia lo scenario?

Cambia con tutte le precauzioni, a partire da una scrupolosa attenzione a tutte le indicazioni nazionali e locali per la ripresa. Però cambia perché fa ritornare le persone a ritrovarsi all’interno dei luoghi e dei luoghi della cultura in particolare. Questi sono stati mesi terribili per tutti, siamo stati costretti in un grande esperimento sociale che in primo luogo ci ha tenuti tutti a casa e in secondo luogo ha fatto crescere moltissimo, accanto ad una crisi generale economica prima, sociale subito dopo, culturale di conseguenza, anche un prepotente problema psicologico. Basti pensare ai bambini e ai ragazzi che non hanno più potuto svolgere una vita relazionale, che per loro è ancor più importante che per gli adulti. Penso con crescente preoccupazione a loro che per molti mesi ancora saranno costretti ad una vita digitale che crea distanze pazzesche perché non è uguale per tutti.

I musei stanno riaprendo un po’ alla volta ma c’è ancora tanta preoccupazione a frequentare luoghi chiusi. Come pensa di riportare il pubblico nelle sale museali?

Credo sia fondamentale trovare il modo giusto per avvicinare ancora di più le persone. La nostra comunità museale deve essere protagonista della vita delle nostre città. Dobbiamo fare i conti con il turismo di prossimità perché per far affluire turisti da fuori regione occorrerà applicare strategie territoriali che però non dipendono dalla direzione regionale dei musei della Basilicata come di qualsiasi altra regione. Forse si riuscirà progressivamente a ricostruire la capacità di attrarre, ma ora dobbiamo porci il problema del ruolo dei nostri Musei a partire da quello dei capoluoghi di regione e poi degli altri all’interno del tessuto connettivo o disgregato delle diverse realtà cittadine. E questa è una sfida che si può fare, è alla nostra portata.

Quali strategie occorre mettere in campo per affrontare questa crisi?

Noi veniamo fuori da un lungo percorso, il quinquennio di Matera-Basilicata 2019 che ha portato ad una crescita esponenziale dei turisti da noi definiti “cittadini temporanei” e dal confronto dei numeri tra il 2013 e il 2019 emerge questa differenza. Adesso è molto più difficile. In particolare a Matera, dove questa accelerazione aveva portato ad un certo tipo di offerta per una domanda che adesso cade vertiginosamente, temo che la crisi che si sentirà non sarà la stessa che si avvertirà nei luoghi dove la vicenda turistica è più consolidata. E allora non essendo noi da soli a fare strategie di lungo periodo, possiamo lavorare in maniera straordinaria con le associazioni, piccole e grandi, insieme con le istituzioni per ricostruire comunità a partire dai nostri luoghi, ridando una valenza fortemente territoriale, non localistica o provinciale, nel senso di espressione di una comunità che si ritrova e riprende vita.

La cultura deve tornare ad essere di tutti?

Non cultura democratica ma una democrazia culturale, qualcosa che parli a tutti e coinvolga tutti, che metta tutti insieme, ciascuna per la sua parte anche con quelle con cui non abbiamo ancora un dialogo aperto che potrebbero essere avvantaggiate dalla possibilità di avere un luogo diverso. Le attività si possono fare condividendo un luogo che possa essere centrale e “casa” per una comunità più ampia. Da qua si parte e mettiamo insieme le forze.   

Eva Bonitatibus

 

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