Oct 05, 2022 Last Updated 6:31 AM, Oct 4, 2022

L’essere-per-la-via: storie di vita erranti In evidenza

Pubblicato in Cultura
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Finché la prospettiva di avere un bambino non mi renderà felice

almeno quanto quella di andare in Nuova Zelanda a scrivere un

 articolo sul calamaro gigante, non potrò diventare madre.”

            La contemporaneità, come categoria di permanenza della domanda esistenziale, filosofica ed ermeneutica, sembra caratterizzarsi come fuga dalla questione del senso. Esplorando le diverse modalità di “essere-in-cammino”, l'erranza esprime la complessità del rapporto tra realtà ed elaborazione dell’immaginario simbolico e letterario legato al topos del viaggio.

 

Il viaggiare, per molto tempo è stato un lusso esclusivamente maschile. Già nei poemi omerici personaggi come Penelope e Ulisse, hanno rappresentato schemi e visioni di un tempo “storico” determinato: la prima restava e tesseva, il secondo partiva e ‘innamorava’ con il suo charme di avventuriero.  La fedele moglie ha raffigurato per anni l’attesa mentre Ulisse è stato il simbolo del viaggiatore, colui che è spinto dall’andare oltre, colui che “viaggia per conoscere”. Nausicaa dopo aver ascoltato il fascino delle peregrinazioni di Ulisse non propone certo di seguirlo nel suo ritorno ad Itaca, ma rimane semplicemente folgorata dalla seduzione dell’errante.

Alla nostalgia di Ulisse, si affianca/contrappone la speranza di Abramo che, con il suo semplice «eccomi», lascia la propria terra per non farvi ritorno. È dunque il varcare la soglia, la lacerazione della sedimentazione a costituire il senso dell’abitare, del narrare e dell’esistere. La letteratura è maestra nel traslare universi di senso e il senso risiede nella possibilità di incontrare sé stesso e l’Altro in ogni luogo.

La contemporaneità non è più il tempo di Penelope e Nausicaa né più tempo dell’attesa.  La donna ha curiosità del mondo quanto l’uomo e parte, anche da sola; non si accontenta più di ascoltare i racconti altrui, vuole viverli!

E le donne non solo viaggiano ma iniziano a scrivere delle proprie esperienze e dei luoghi visitati. Una coscienza di genere che stava nascendo in Gran Bretagna all’inizio del Settecento e che iniziava a porre le basi per una nuova consapevolezza. Da allora figure affascinanti hanno popolato lo scenario dell’avventura: Amelia Aerhart, prima pilota d’aereo femminile, che provò, non riuscendoci a girare il mondo in aeroplano; Alexandra David-Néel, fu la prima ad entrare, nel ‘900, nella città segreta di Lhasa, in Tibet; Jeanne Baré, che riuscì a travestirsi da uomo e ad imbarcarsi circumnavigando il mondo; Annie Cohen Kopchowsky, girò il mondo in bicicletta, nel 1895.

Quando la redazione ha deciso di approfondire questo tema ho subito pensato alla pellicola “Mangia, Prega, Ama” ispirata dal romanzo di Elizabeth Gilbert. Quale miglior altro esempio di viaggio al femminile per ritrovare sé stesse!

Mangia Prega Ama è stato uno dei romanzi più venduti per molti mesi a detta del The New York Times. Dal libro è stato tratto l’omonimo film con Julia Roberts e diretto da Ryan Murphy.

Il romanzo è la storia di Elizabeth sposata, con la carriera di scrittrice e giornalista avviata, che si ritrova sull’orlo di una crisi esistenziale. La sua prospettiva di vita cambia, non si sente più moglie, non desidera figli e percepisce di non voler vivere nella sua grande casa a New York. Dopo aver pianto in bagno in una notte qualunque, prega Dio chiedendogli aiuto e lì inizia ad ascoltarsi: chiede il divorzio e ne attraversa tutti i traumi. Intanto incontra David vivendo con lui una storia d’amore intensa ma Liz va in depressione per la difficile separazione dal marito. Neanche la storia con David va bene e da qui ha inizio il viaggio di Liz, un percorso catartico, di riscoperta che ha come fine ritrovare la gioia di vivere. Liz trascorre qualche mese in Italia alla ricerca di cultura e buon cibo, poi in India passa del tempo in un ashram alla ricerca della devozione e, infine, a Bali.

“Sono arrivata in Italia con i lineamenti tirati, sofferente e dimagrita. Non sapevo ancora a che cosa potevo aspirare. Forse non lo so neanche adesso, ma so che – attraverso il godimento di piaceri innocenti – ho riscattato la persona che ero diventata negli ultimi tempi, dandole una maggiore integrità dello spirito. Il modo più semplice e, in fondo, più umano per dirlo è che ho preso peso. Esisto. Più di quanto non esistessi quattro mesi fa. Dopo quattro mesi lascio l’Italia, e ho cambiato consistenza. Parto con la speranza che l’espandersi di una persona – l’estendersi dei suoi confini – abbia un valore mondo. Anche se questa persona, questa volta, non è altri che me.”

In India non riesce a concentrarsi sulla meditazione. Ma grazie a Richard, lascia andare il senso di colpa e si avvicina alla pace con sé stessa.

“La meditazione rappresenta sia l’ancora che le ali dello yoga. La meditazione è la via. C’è una differenza tra meditazione e preghiera, anche se ambedue cercano la comunione con il divino. Ho sentito dire che la preghiera è l’atto di parlare con Dio, mentre la meditazione è l’atto di ascoltare. Provate allora a indovinare quale delle due mi riesca meglio. Posso andare avanti a chiacchierare con Dio di tutti i miei sentimenti e i miei problemi per un’intera giornata, ma quando viene il momento di rimanere in silenzio e ascoltare … allora è un’altra storia.”

L’esperienza mistica e il lavoro su di sé che Liz compie in India la portano ad una vera e propria rinascita. In seguito si reca a Bali dove si concentra sulla ricerca dell’equilibrio.

Mangia Prega Ama è un romanzo che arricchisce l’anima e fa venir voglia di riprendere la propria vita tra le mani viaggiando. D’altronde in una cornice fenomenologico-esistenziale, si può guardare alle forme ed i vissuti dell'homo viator e le tonalità emotive che scaturiscono dall'essere-per-la-via anche all’interno di significative esperienze narrative contemporanee, si vedano ad esempio gli scritti di Joyce, Svevo, Vittorini in Viaggio in Sicilia, Calvino, Montale, Moravia, Derrida, Levinas, Baudelaire né Le voyage, il canto XXVI dell’Inferno di Dante. La dimensione del viaggio dimora, da sempre, nella parola: dal logos parmenideo che si fa dia-logos, dopo il “parricidio eleatico” compiuto da Platone. Il viaggio è sradicamento e nomadismo interiore. È attesa, ineluttabilità e fato. È morte, spazio bianco, nostalgia e Wanderung. Il viaggio è infine erranza, cifra suprema che assume la libertà da qualsiasi limite spazio-tempo. Spaesamento e felicità, sprofondamento delirante e piacere. L’itinerario che decidiamo di intraprendere ci fa morire e ci salva.

«Il viaggio finisce qui:

nelle cure meschine che dividono

l’anima che non sa più dare un grido»

(Eugenio Montale, Casa sul mare).

Concetta Vaglio

Libri consigliati

- E. Gilbert, Mangia Prega Ama, Rizzoli, 2013

- E. Vittorini, Viaggio in Sicilia,

- L. Azema, Donne in viaggio, Tlon, 2022.

Film consigliati

-Mangia, prega, ama

Concetta Vaglio

"Dottore di Ricerca (in fieri) in Filosofia presso Unibas. 

Affascinata dalla bellezza del mondo, amo l’arte, la letteratura, il cinema, la musica.. contemplo ogni minuscolo angolo di mondo perché credo che la bellezza risieda negli occhi con i quali si guarda..

Amo viaggiare, scoprire “il nuovo” dentro e fuori..

Sposto continuamente in avanti il limite e ne analizzo la soglia! 

Penso ed esisto, provo a giudicare il giusto e cerco emozioni in ogni momento  della mia vita! 

Il filosofo d’altronde è colui che “costantemente vive, vede, sente, intuisce, spera e sogna cose straordinarie.”

Nietzsche

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