Aug 15, 2022 Last Updated 3:01 PM, Aug 10, 2022

Che cosa abbiamo atteso? In evidenza

Pubblicato in Cultura
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“Inutile che vivi fuori se muori dentro”

Ci è voluto Zerocalcare con la serie tv Netflix “Strappare lungo i bordi” per raccontare una generazione in attesa. La generazione dei 30-40 enni narrata con poesia ha aperto un innovativo varco esistenziale sulla nostra condizione di essere ormai giunti in un punto di “non ritorno”. Siamo stati educati a tratteggiare intorno a noi delle linee sottili che hanno pesato nel tempo come macigni. Ma cosa abbiamo atteso dal nostro futuro? Forse ci siamo illusi che la nostra vita, le nostre ansie, le nostre paure, fallimenti e gioie potessero rientrare in questo contorno? Le barriere che hanno arginato per anni la nostra insoddisfazione sono stati abbattuti (involontariamente). Non ne possiamo più. Non si può ridurre tutto alla maniacale perfezione. Quest’idea è malsana, inutile, dolorosa. Ci hanno insegnato che “la fine dei vent’anni è un po' come essere in ritardo, non bisogna sbagliare strada, non farsi del male e trovare parcheggio”, come scrive Motta in uno dei suoi testi (figuriamoci alla fine dei trent’anni cosa ci aspetterà).

 

Siamo la generazione in attesa perché attendiamo continuamente ora una stabilità economica, ora lavorativa, ora sentimentale, oppure biologica (guai a fare un figlio dopo i 35 anni!) e siamo tanto delusi da ciò che ci era stato promesso. Siamo la generazione che in mezzo al mare ritmicamente perde il controllo e va a fondo, con fatica risale, respira per un po' ma poi ritorna ad annegare. Siamo in attesa di un domani che non arriverà mai come vorremmo perché il futuro è troppo incerto, attendiamo anche il presente perché lo viviamo con paura, con ansia, con panico.

D'altronde non si tratta di nichilismo ma di analisi di realtà. È un messaggio duro quello di Zerocalcare, di spaesamento radicale, è il perturbante freudiano che però entra nelle nostre vite inquiete, misteriosamente. Questa manifestazione della profondità caratterizza al meglio la produzione di Zerocalcare che riesce a fare una critica al capitalismo e alla società senza apparire scontata, ma raccontata per quel che sono, quasi con mano storica e con “ironia punk”.

È una serie che racconta l’essere umano in un modo che mancava. Ha saputo raccontare le macerie di una generazione che aveva delle aspettative e ha lavorato duramente per raggiungerle. Siamo ormai consapevoli di ciò che ci incatena ma al contrario di come scrive Anthony Morton, a salvare questa condizione di masochismo nichilista nel racconto di Zero è la consapevolezza dell’essere “un filo d’erba”. Questa condizione di matrice orientale è un superamento dell’ossessione verso sé stessi che ci salva anche soltanto per un momento. Che ci lascia posare il peso del mondo ai nostri piedi. Per questo motivo questa serie è manifesto intragenerazionale che vorrebbe abbandonare le proprie responsabilità e ricominciare daccapo in un non-luogo, di nuovo ma serenamente, senza aspettative.

Ci è stato detto di poter abitare il mondo, di poter prendere un posto nella piramide sociale migliorando la condizione precedente. E invece no. Noi abitiamo soltanto le macerie. Siamo cresciuti in un mondo che si costruiva piano piano e ora è crollato sotto i nostri occhi. Con grande sarcasmo Zero dice che le nuove generazione avranno altre mille problemi ma non questo che sentiamo e viviamo noi 30-40 enni perché loro ci sono nati nelle macerie e invece noi abbiamo visto crollare ciò su cui abbiamo lavorato per anni.

Tutto ciò che abbiamo toccato magicamente si è frantumato, un po' come Re Mida al contrario, come la filosofia del martello nicciano. Ad ogni nuovo passo avanti la scoperta del nuovo ha presupposto l’annientamento del precedente.

Zerocalcare racconta anche il proprio processo di autoeducazione esistenziale che da uomo appare straordinario. La generazione maschile che, più di quella femminile manca di pathos, manca di disposizione a raccontare le proprie emozioni, quasi fosse vergognoso raccontare le proprie meraviglie. È forse stato anche questo a generare inaffettività nel nostro essere?

Se non avete visto ancora la serie tv vi consiglio di guardarla e poi, con tutta la leggerezza di chi nonostante la dura realtà si sente semplicemente ‘niente nel mondo’, “andiamo a piglià ‘n gelato”.

Concetta Vaglio

Consigli

Serie tv: Zerocalcare, Strappare lungo i bordi, Netflix 2021 Richard Linklater, Waking life,2001.

Concetta Vaglio

"Dottore di Ricerca (in fieri) in Filosofia presso Unibas. 

Affascinata dalla bellezza del mondo, amo l’arte, la letteratura, il cinema, la musica.. contemplo ogni minuscolo angolo di mondo perché credo che la bellezza risieda negli occhi con i quali si guarda..

Amo viaggiare, scoprire “il nuovo” dentro e fuori..

Sposto continuamente in avanti il limite e ne analizzo la soglia! 

Penso ed esisto, provo a giudicare il giusto e cerco emozioni in ogni momento  della mia vita! 

Il filosofo d’altronde è colui che “costantemente vive, vede, sente, intuisce, spera e sogna cose straordinarie.”

Nietzsche

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