Siamo la generazione in attesa perché attendiamo continuamente ora una stabilità economica, ora lavorativa, ora sentimentale, oppure biologica (guai a fare un figlio dopo i 35 anni!) e siamo tanto delusi da ciò che ci era stato promesso. Siamo la generazione che in mezzo al mare ritmicamente perde il controllo e va a fondo, con fatica risale, respira per un po' ma poi ritorna ad annegare. Siamo in attesa di un domani che non arriverà mai come vorremmo perché il futuro è troppo incerto, attendiamo anche il presente perché lo viviamo con paura, con ansia, con panico.
D'altronde non si tratta di nichilismo ma di analisi di realtà. È un messaggio duro quello di Zerocalcare, di spaesamento radicale, è il perturbante freudiano che però entra nelle nostre vite inquiete, misteriosamente. Questa manifestazione della profondità caratterizza al meglio la produzione di Zerocalcare che riesce a fare una critica al capitalismo e alla società senza apparire scontata, ma raccontata per quel che sono, quasi con mano storica e con “ironia punk”.
È una serie che racconta l’essere umano in un modo che mancava. Ha saputo raccontare le macerie di una generazione che aveva delle aspettative e ha lavorato duramente per raggiungerle. Siamo ormai consapevoli di ciò che ci incatena ma al contrario di come scrive Anthony Morton, a salvare questa condizione di masochismo nichilista nel racconto di Zero è la consapevolezza dell’essere “un filo d’erba”. Questa condizione di matrice orientale è un superamento dell’ossessione verso sé stessi che ci salva anche soltanto per un momento. Che ci lascia posare il peso del mondo ai nostri piedi. Per questo motivo questa serie è manifesto intragenerazionale che vorrebbe abbandonare le proprie responsabilità e ricominciare daccapo in un non-luogo, di nuovo ma serenamente, senza aspettative.
Ci è stato detto di poter abitare il mondo, di poter prendere un posto nella piramide sociale migliorando la condizione precedente. E invece no. Noi abitiamo soltanto le macerie. Siamo cresciuti in un mondo che si costruiva piano piano e ora è crollato sotto i nostri occhi. Con grande sarcasmo Zero dice che le nuove generazione avranno altre mille problemi ma non questo che sentiamo e viviamo noi 30-40 enni perché loro ci sono nati nelle macerie e invece noi abbiamo visto crollare ciò su cui abbiamo lavorato per anni.
Tutto ciò che abbiamo toccato magicamente si è frantumato, un po' come Re Mida al contrario, come la filosofia del martello nicciano. Ad ogni nuovo passo avanti la scoperta del nuovo ha presupposto l’annientamento del precedente.
Zerocalcare racconta anche il proprio processo di autoeducazione esistenziale che da uomo appare straordinario. La generazione maschile che, più di quella femminile manca di pathos, manca di disposizione a raccontare le proprie emozioni, quasi fosse vergognoso raccontare le proprie meraviglie. È forse stato anche questo a generare inaffettività nel nostro essere?
Se non avete visto ancora la serie tv vi consiglio di guardarla e poi, con tutta la leggerezza di chi nonostante la dura realtà si sente semplicemente ‘niente nel mondo’, “andiamo a piglià ‘n gelato”.
Concetta Vaglio
Consigli
Serie tv: Zerocalcare, Strappare lungo i bordi, Netflix 2021 Richard Linklater, Waking life,2001.