Dec 07, 2021 Last Updated 7:57 AM, Dec 1, 2021

Ben-essere: abitare consapevolmente In evidenza

Pubblicato in Cultura
Letto 227 volte

"Hanno vinto […] le montagne d’immondizia, gli orizzonti verticali le giornate a targhe alterne e le polveri sottili […], ma ha perso la città, ha perso un sogno, abbiamo perso il fiato per parlarci. Ha perso la città, ha perso la comunità”.

Niccolò Fabi, Ha perso la città

Nel corso della propria vita ogni uomo ha sempre vagato con la speranza di ritrovare uno stato di leggerezza e serenità definibile come benessere. Ognuno di noi desidera vivere bene, in un luogo che ama, appagato dalla propria vita.

Industrializzazione, modernità e urbanizzazione hanno però modificato il modo d’esser e di abitare il mondo. È un nuovo benessere che l’uomo di oggi cerca di costruire e difendere a tutti i costi.

 

Il tempo libero, la qualità dell’aria che respiriamo o la cura della salute sono influenzati non soltanto dalle scelte individuali che si compiono ma anche dall’organizzazione architettonica e strutturale della città. Si crede di avere ben chiaro che cosa sia una città, ma se dovessimo darne una definizione esatta ed esaustiva, ci renderemmo conto di quanto sia difficile declinare o concettualizzare il modo in cui l’uomo ha scelto di collocarsi nel mondo. Alcune città hanno una storia solida alle spalle, con una cultura secolare; altre sono di nuova costruzione. Alcune città sembrano regioni, altre quartieri. E tra queste, dov’è che ci sentiamo bene, a nostro agio? Dove è garantito un benessere psico-fisico? C’è una correlazione tra città e qualità della vita?

Parlare di Benessere oggi significa inevitabilmente intraprendere una considerazione filosofica e antropologica nonché urbanistica e sociale. Sembra quasi che la locuzione del Ben-Essere si sia spostata dal dentro al fuori (di noi). Dal corpo (in e out) alla città.

Si stima che entro il 2050 fino al 70% della popolazione mondiale vivrà nelle aree urbane. “L'urbanizzazione influisce sulla salute umana e sul benessere attraverso fattori quali l'esposizione a sostanze inquinanti, tra cui rumore, disastri naturali, fattori di stress e malattie, densità urbana, mancanza di attività fisica, ecosistemi degradati ed erosione del capitale naturale, che possono essere esacerbati dai cambiamenti climatici. Come riconosciuto dalla New Urban Agenda di Habitat III, gli spazi pubblici svolgono un ruolo cruciale nell'interazione urbana e nell'innovazione urbana sistemica e devono essere progettati e gestiti in modo sostenibile ed equo per garantire che i cittadini producano, consumino e interagiscano all'interno della città.”

Con la locuzione “Qualità della vita” ci si riferisce a quei presupposti di vita di un individuo, una famiglia, o anche una popolazione che hanno come fine il benessere sia singolo sia collettivo. La qualità della vita di una persona dipende certamente dalla salute ma non solo. L’aspetto salutare è ricollegabile perlopiù al benessere fisico e psicologico: la salute è "uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o infermità". È curioso come fino alla fine degli anni ‘60 il termine “Qdv” coincideva esclusivamente con il concetto di “benessere” economico. Il dibattito filosofico a riguardo è molto nutrito: partire dagli anni 70 si sviluppano una serie di analisi riguardanti i bisogni umani, che pongono l’individuo al centro dello studio della Qdv e criticano la società contemporanea, secondo cui la Qdv appare determinata dai singoli bisogni individuali delle persone; Heller, Fromm e Marcuse sono stati i primi a creare una connessione tra la qualità della vita e la teoria dei bisogni. Ma la filosofia si muove anche dal neo-contrattualismo di Rawls fino alla famosa e innovativa teoria di Sen e Nussbaum che si focalizza sul rapporto tra il benessere, le functionings e le capabilities dei soggetti. I functionings sono definiti come stati o cose che gli individui raggiungono o fanno, sono, cioè, realizzazioni effettive di stati potenziali. I functionings, comprendono sia le azioni che un individuo compie sia gli stati di essere dell’individuo.

“Lo star bene di una persona può essere visto in termini di qualità dell’essere di quella persona. Si può pensare che la vita consista di un insieme di “funzionamenti”, composti da stati di essere e fare.” (Sen A. (1992)).

È evidente come il significato di Benessere si leghi alla condizione dell’abitare il Mondo perché appunto sposta lo “stato di felicità” all’esterno e ricostruisce un mondo fatto “a misura d’uomo”. Il significato di abitare, così come genericamente lo intendiamo, ha origine dalla rivoluzione storica e sociale occidentale. La stampa, le grandi scoperte d’oltreoceano, le riforme religiose e l’avanzata dello Stato-nazione sono stati fenomeni di portata così ampia da modificare non solo i confini geopolitici mondiali, ma anche il sistema culturale e l’orientamento del pensiero. Anche il modo di pensare l’abitare e l’abitazione è coinvolto in questo processo. L’avvento dello Stato Nazione da una parte e l’evoluzione della produzione industriale dall’altra, con l’ascesa della famiglia nucleare borghese, stravolgono la dimensione dell’occupare un’abitazione. Ne costituiscono una traccia materiale la forma delle case, gli insediamenti e la morfologia delle città. Le forme costruttive non sono che la trasfigurazione materiale di come l’uomo ha pensato il rapporto fra lo spazio fisico e quello sociale. Non dimentichiamo inoltre che l’abitazione è stata fino ad un certo momento storico un’esperienza complessiva che si estendeva all’insieme delle relazioni comunitarie facendo di essa un’esperienza totale. Tutto in realtà si gioca sull’essenza dell’architettura: l’arché è il principio che appare cronologicamente/ontologicamente per primo, ed è quindi generatore e conservatore; la téchne è ciò che si deve ‘fare’, per ‘svelare’ davvero ciò che è, per far apparire la reale essenza di un luogo. L’architettura si può dire composta da queste due parti: quella dell’arché come guida, e quella della téchne come processo di ‘disvelamento’ dei principi primi che stanno dietro un luogo.

Le finalità dei singoli costituiscono solo la parte razionale di un progetto urbanistico, che può non coincidere con ciò di cui il luogo e i cittadini, hanno realmente bisogno. Questa visione permette di analizzare i gap e risolvere i conflitti nel metodo della progettazione partecipata: si possono infatti mostrare, attraverso il dialogo, l’interpretazione dello spazio e l’analisi, i meccanismi di relazione che si generano all’interno di un’unità architettonica.

L’utopia urbanistica vorrebbe coniugare le qualità dell’ambiente naturale e la qualità del costruito. L’abitare non a caso è sempre meno legato a un modello tradizionale ed è sempre più una pratica complessa da inventare. Se un tempo la casa era un dato, un sito naturale che ospitava la famiglia e il suo futuro, un elemento di stabilità, oggi non sono più così certe quelle variabili diventate mutabili nel tempo, terreno di scelte e opzioni. La scelta, ad esempio, concernente il “dove” stabilire una parte della vita è una delle opzioni che conducono alla ricerca del benessere, dello stare bene; il “dove”, in questo senso, coincide con il raggiungimento di una condizione di vita più felice. Lo spazio dell’abitare è da sempre chiamato ad assolvere almeno ad una duplicità di esigenze: il rifugio e la relazione o di quello che la Arendt avrebbe chiamato intreccio tra vita pubblica e vita privata. Scrive Henri Lefebvre: «Se l’abitare non è solo risiedere ma anche orientarsi nel mondo e modificarlo e mettere in atto processi di attribuzione di senso agli eventi e ai luoghi, è possibile che ciò si diasenza relazioni interpersonali e sociali, senza un rapporto diretto con l’altro? È possibiletutto ciò senza socialità e condivisione, ivi compresa la condivisione e la cura di luoghi epaesaggi?»

Questo tentativo di coniugare libertà individuale con qualche forma di comunanza suggerisce di considerare accanto la felicità della ricerca, ovvero prendere parte all’azione collettiva, prendersi cura del proprio ambiente di vita, di tornare ad esserci nello spazio pubblico e parteciparvi tenendo conto della relazione infrasoggettiva.

E voi in quale luogo vi sentite davvero Bene?

Concetta Vaglio

Lettura consigliata: Sennet R., Costruire e abitare, etica per la città.

Film consigliato: La cura dal benessere, Gore Verbinski.

Musica consigliata: Niccolò Fabi, Ha perso la città.

Concetta Vaglio

"Dottore di Ricerca (in fieri) in Filosofia presso Unibas. 

Affascinata dalla bellezza del mondo, amo l’arte, la letteratura, il cinema, la musica.. contemplo ogni minuscolo angolo di mondo perché credo che la bellezza risieda negli occhi con i quali si guarda..

Amo viaggiare, scoprire “il nuovo” dentro e fuori..

Sposto continuamente in avanti il limite e ne analizzo la soglia! 

Penso ed esisto, provo a giudicare il giusto e cerco emozioni in ogni momento  della mia vita! 

Il filosofo d’altronde è colui che “costantemente vive, vede, sente, intuisce, spera e sogna cose straordinarie.”

Nietzsche

Altro in questa categoria: Quête senza fine »

Lascia un commento

Assicurati di inserire le (*) informazioni richieste dove indicato

Cercaci su Facebook

Gli ultimi articoli

s l1600